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pubblicato: lunedì, 14 marzo, 2016

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Leader europei a confronto: la politica attraverso i social network

Matteo Renzi, social network

Leader europei a confronto: la politica attraverso i social network

Un tempo i progetti di un partito, o i programmi delle segreterie, venivano espressi ai congressi o presso le pubbliche occasioni di confronto tra elettore ed eletto. Gli Stati Generali delle grandi coalizioni di potere dibattevano senza requie coinvolgendo la pubblica opinione attraverso stampa, radio e televisione. Oggi non è possibile affermare con certezza che tali prassi siano del tutto superate. Quello che tuttavia sembra essere abbastanza cristallino, agli occhi della moderna scienza della politica, è l’inevitabile confronto che tale sistema sta oggi portando avanti con la nuova comunicazione condivisa e immediata dei social network. Una comunicazione non fine a se stessa, ma prolifica: quest’ultima, crea infatti una comunità di individui e interessi, un bacino attivo di idee e cognizione, influente e politicamente dirimente per l’immagine e l’azione del leader contemporaneo. Questi sono alcuni risultati di una ricerca condotta da Doing, basata su un confronto analitico-statistico fra sei principali premier europei, riguardante l’utilizzo delle più importanti comunità sociali di interazione.

Interazione e comunità all’interno dei social network: croce e delizia dei 140 caratteri

Tanti gli spunti di riflessione messi in luce dallo studio in questione, soprattutto per ciò che concerne il social network della sintesi semantico-lessicale par excellence, Twitter. Scopriamo ad esempio, con decisamente poca sorpresa per il primo dato, ma significativo interesse per il secondo, che Matteo Renzi risulta essere il politico con il più alto tasso di interazione comunitaria su Twitter, 583 tweet nel 2015, nonostante non sia il primo per numero di contenuti pubblicati, soltanto quarto su cinque. Il segretario del Pd vanta la comunità più corposa ed attiva di seguaci in valore assoluto (2.177.652 al 31 dicembre 2015 in crescita tendenziale di 659.818 nuove utenze associate al canale). Il tweet che ha fatto guadagnare più connessioni al premier italiano (ben 6900) è stato quello del 14 novembre 2015 nel quale esprimeva solidarietà al popolo francese a seguito degli attentati di Parigi. Una macchina da guerra ben oliata verrebbe da pensare. Non proprio: alcune lacune nella strategia comunicativa d’azione del presidente del Consiglio le rileva Marco Massarotto, fondatore di Doing e curatore della ricerca: “È scarsamente internazionale e parla poco alle donne”. Il 25 per cento della platea Twitter di Renzi è, per l’appunto, di sesso femminile, contro un 75 per cento di sesso maschile. In quanto ad incremento strutturale per profilo, all’uomo forte di Palazzo Chigi seguono Hollande, Rajoy, Cameron e Tsipras. Per ciò che concerne in ultimo il Cancelliere di Germania, Frau Merkel, non è stato possibile estrapolare alcun dato vista l’assenza di un account Twitter ufficiale.

Carisma e social network: su Facebook, come su altre piattaforme, quantità non è sinonimo di qualità

L’esemplificazione lapalissiana di questa sempreverde massima deontologica è proprio il leader della Cdu Angela Merkel. Dalle analisi riportate, quello tedesco risulta, tra i sei leader del Vecchio Continente, colui il quale meglio sfrutta la sua pagina ufficiale del social network Facebook. Il Cancelliere ha il maggior numero di seguaci per pagina utilizzata con la più alta crescita di sostenitori nell’arco di tutto il 2015 (+742.025 contro + 86.073 di Renzi, +351.144 di Tsipras, 53.316 di Rajoy, 242.973 di Hollande e 484.817 di Cameron). Inoltre intorno alle sezioni dedicate ai contenuti video, audio ed alla fotografia digitale, Merkel emerge per aver creato una vivace e fervente comunità di dibattito con una parsimoniosa ed oculata politica di pubblicazione testuale. Il post che ha raccolto il più ampio bacino di riflessione pubblica è stato quello inerente la difesa della politica di accoglienza dei migranti. Se a Berlino va riconosciuta l’efficienza dell’organizzazione comunicativa su Facebook, la stessa cosa non può esser invece affermata per Mariano Rajoy il quale evidenzia, fra tutti i leader a confronto, la più intensa attività sui social media, senza tuttavia incidere più di tanto a livello comunicativo-relazionale: dimostrazione di quanto possa essere sterile una strategia di comunicazione politica basata meramente sulla quantità dei contenuti pubblicati. Questo è sembrato essere il filo dei pensieri di Massarotto in merito: “Va bene l’assiduità, ma i contenuti pubblicati hanno poca rilevanza”.

Ulteriori margini peculiari della indagine presentata alla Camera dei Deputati, sono emersi anche riguardo il primo ministro britannico David Cameron. Il suo approccio relazionale è stato definito “istituzionale” ed “equilibrato” per il rispetto delle utenze e della comunità degli elettori al pari di quello del presidente Hollande. In divenire, infine, anche il network creatosi intorno alla figura di Alexis Tsipras che, seppur sostenuto da una comunità meno numerosa rispetto a quelle degli altri politici europei di riferimento, può contare su una comunicazione multilingua efficace e pervasiva, mantenendo attive le utenze ufficiali sia in lingua greca che in lingua inglese.

Riccardo Piazza


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