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pubblicato: venerdì, 30 maggio, 2014

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Visco (Bankitalia): “Ripresa ancora fragile ed incerta”

Parla Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. L’argomento principale sono gli effetti positivi che gli 80 euro mensili fortissimamente voluti da Renzi, e diretti alle famiglie con redditi inferiori a 1500 euro, avranno sui consumi. Ma il numero uno di Palazzo Koch parla anche di liquidità bancaria, di piccole e medie imprese, di Bce e tanto altro.

L’assemblea di Bankitalia è il luogo delle considerazioni di Visco. Che parte dalle pmi: “una dotazione di capitale più elevata agevolerebbe l’accesso delle imprese al credito; insieme con una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento esterno, le renderebbe più robuste”. Poi marca le abissali differenze tra Italia e paesi dell’Europa occidentale: “una leva finanziaria in linea con la media europea richiederebbe un aumento del patrimonio di circa 200 miliardi e una pari riduzione dei debiti. Un obiettivo ambizioso ma alla portata delle nostre imprese in un orizzonte di medio termine”.

Un fine che è possibile raggiungere solo se si improntano le riforme da troppo tempo auspicate. Il governatore le chiede così: “riforme strutturali volte a rilanciare la crescita agevolerebbero il reperimento di capitale di rischio e incoraggerebbero gli imprenditori a impegnare risorse proprie, mostrando per primi fiducia nelle prospettive delle loro aziende”. Gli 80 euro, invece, “non diventeranno forza trainante di ripresa senza un duraturo aumento dell’occupazione”. Solo così, puntando sull’abbattimento della disoccupazione, si uscirà da una grave situazione economica, tuttavia né brevemente né fragilmente, anche in quanto “il lascito della recessione è pesante” e “la via della ripresa – è ancora – “fragile e incerta”

bankitalia

Il discorso di Visco, poi, vira sulle banche: queste “restano il pilastro fondamentale per il finanziamento dell’economia”. E’ logico che se si vuole che continuino “ad attrarre capitali e raccogliere liquidità sui mercati indispensabili per adempiere compiutamente alla loro funzione di intermediazioni, ne va rafforzata la governance, garantita l’integrità dei comportamenti, accresciuta la redditività; vanno valutati gli effetti”. Poi un appello direttamente alle banche: “la concentrazione delle partecipazioni in capo ai principali gruppi bancari tendeva ad alimentare la percezione – erronea ma persistente – di possibili ingerenze nell’esercizio delle nostre funzioni istituzionali. La riforma ha ampliato la platea dei potenziali sottoscrittori del capitale, ha posto un tetto del 3 per cento al possesso delle quote e ha previsto misure incisive per promuoverne la redistribuzione così da ricondurle entro quel limite. Ci aspettiamo che i partecipanti interessati provvedano in tempi rapidi a eliminare autonomamente le eccedenze; la natura dei diritti associati alla partecipazione è ora definita con certezza; ciò favorisce le negoziazioni, consentendo la trasparente formazione del prezzo. Ci adopereremo per agevolare questo processo”.

A corollario il governatore della banca istituita nel 1893 afferma come cancro dell’economia siano “corruzione, criminalità, evasione fiscale”. Ecco perché le riforme devono interessare “la tutela della legalità e l’efficienza della pubblica amministrazione”.

Daniele Errera

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1 Commento

  1. Maria Tedeschi ha scritto:

    Certo, come no…!

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