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pubblicato: martedì, 3 giugno, 2014

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Immobile, un addio dettato dal bilancio

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L’attaccante del Torino e della Nazionale, Ciro Immobile, è atteso nel pomeriggio a Dortmund dove nel pomeriggio firmerà il contratto che lo legherà al Borussia, facendo poi ritorno in serata al centro tecnico di Coverciano dove il giocatore è in ritiro con gli azzurri. Sempre in serata è atteso un comunicato dello stesso Immobile attraverso le proprie pagine social network in cui saluterà i tifosi del Torino.

Un addio pressoché inevitabile quello di Immobile al club granata, anche alla luce delle compatibilità di bilancio. “Il calcio deve essere un’attività con una sua capacità di rimanere in piedi indipendentemente dai mecenati, che a un certo punto si stufano e non ci sono più quelle risorse che mettevano prima”, ha spiegato il presidente del Torino, Urbano Cairo, che solo negli ultimi 5 anni ha destinato al club risorse sottoforma di versamenti per 46,8 milioni (il dato non tiene ancora conto del 2013).

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“Credo che una società per azioni come una società di calcio deve avere un equilibrio fra costi e ricavi e non avere costi sproporzionati ai ricavi”, ha aggiunto ancora Cairo. “E’ un elemento di fair-play anche se poi, quando c’è chi riesce ad avere risorse illimitate perché qualcuno stanzia budget milionari, non è più una competizione equa. Già oggi non lo è: il Torino ha un fatturato da 45 milioni di euro rispetto ai 270 di Juventus e Milan. E la Juve fatica in Europa perché ha un fatturato molto inferiore rispetto a Real Madrid, Bayern, Manchester United“.

L’ATLETICO MADRID? PER CAIRO NON PUO’ ESSERE UN MODELLO

A differenza di John Elkann e Barbara Berlusconi, il presidente del Torino non sembra credere che l’Atletico Madrid possa rappresentare un modello per i club italiani. “Tutti oggi parlano dell’Atletico Madrid ma ha debiti per 500 milioni abbondanti e non è una buona cosa, significa avere a rischio la continuita’ aziendale”.

“Il fatturato puo’ crescere”, ha aggiunto ancora Cairo, “ma se è rappresentato dai diritti tv, o abbiamo una ripartizione diversa o è molto difficile. Io sono anche pronto a raddoppiare l’investimento nel settore giovanile, è fondamentale sviluppare la cantera e avere giocatori che si producono internamente per averli in prima squadra ed evitare grandi investimenti. Ma quando poi arriva un Borussia che offre 2,5 milioni netti all’anno d’ingaggio, che è proibitivo per noi, un Immobile saluta e se ne va. E’ stata una situazione in cui abbiamo assecondato una fortissima volontà del calciatore. E poi non eravamo soli, una metà del cartellino era della Juve e dovevamo tenere conto anche dei desideri della Juve”.

E a proposito del dopo-Immobile, “abbiamo alcune buone ipotesi che stavamo cercando di tempo, i nostri osservatori sono andati in giro per il mondo. Bergessio? Non e’ lui”.

In collaborazione con Calcio&Finanza


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