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pubblicato: sabato, 7 giugno, 2014

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Paolo Rossi: Il colore è una variabile dell’infinito

Paolo Rossi

Avete presente il Paolo Rossi mattatore? Quello di “Chiamatemi Kowalski”, “Romeo & Juliet – Serata di delirio organizzato” o, in tempi assai più recenti, di “L’amore è un cane blu”? Ebbene, scordatevelo: in “Il colore è una variabile dell’infinito”, dal 13 maggio all’8 giugno alla Triennale Teatro dell’Arte di Milano, l’allievo che ha superato il maestro Dario Fo depone i panni del comico allucinato per indossare quelli seri e ingrigiti di un ingegnere di metà Novecento.

Merito (o colpa?) del nuovo ruolo che gli è affidato dalla regista Roberta Torre, nipote di quel Pier Luigi Torre che Paolo Rossi impersona nel nuovo spettacolo: pugliese di nascita e milanese di adozione, ingegnere meccanico e aeronautico con la passione per la botanica, Torre diventa famoso per le sue più disparate ricerche; a lui infatti si devono il prototipo della scatola nera degli aerei e il motore dell’idrovolante Savoia-Marchetti ma soprattutto, nel 1947, la messa a punto del motore per la mitica Lambretta, che Torre progetta quando Ferdinando Innocenti lo chiama nei suoi stabilimenti a Lambrate, per approdare alla strana invenzione della rosa blu, sintetizzata in laboratorio per realizzare il sogno della moglie.

paolo rossi teatro colore infinito

Una storia, insomma, di puntigliosa ricerca scientifica, talmente maniacale da rendere Rossi un affaticato studioso che passa i suoi giorni a calcolare volumi e velocità, a ricercare la formula matematica della felicità, a spiegare razionalmente i sentimenti umani tra le squallide mura di un manicomio. Ridimensionato è pure il cast che recita (e canta) con lui: Rocco Castrocielo, che impersona l’ingegnere assistente di Torre, Luigi Cassola, Camilla Barbarito, la talentuosa cantante che impersona la moglie di Torre, Albertina Andreotto, Aurora Falcone e Giuditta Jesu. Insomma, che Paolo Rossi sia un visionario un po’ schizzato è chiaro a tutti: ma sembra che con quest’ultimo spettacolo il giullaresco “nano secondo”, come egli stesso ama definirsi, si sia trasformato in un attore composto e quasi serio. Che si tratti di un addio alle scene? Chi vivrà, vedrà.

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