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pubblicato: mercoledì, 11 giugno, 2014

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Iraq nel caos: il nord in mano ai jihadisti

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C’è la preoccupazione della comunità internazionale. C’è un governo in difficoltà che potrebbe non avere la forza per reagire. Ci sono centinaia di migliaia di profughi in fuga. Nel nord dell’Iraq è guerra. I jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) ieri hanno conquistato Mosul, la seconda città del paese. E continuano ad avanzare: i guerriglieri hanno preso il controllo di tutta la provincia di Ninive e di buona parte delle province di Salaheddine, Baiji e Kirkuk, compreso il capoluogo Tikrit.

Dopo giorni di attacchi, lunedì sera i miliziani si sono impossessati dell’edificio governativo di Mosul. Nelle ore successive hanno completato la presa del centro abitato. “Non possiamo batterli, non possiamo” ha detto un agente di polizia di Mosul all’agenzia Reuters, “sono addestrati, sono come fantasmi: appaiono, colpiscono e scompaiono in pochi secondi”. L’agenzia Afp ha scritto che i guerriglieri hanno preso in ostaggio 48 persone, tra cui alcuni bambini e il console turco a Mosul.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, 500mila persone avrebbero lasciato le loro case per mettersi in salvo. Scrive la BBC che i civili si starebbero dirigendo verso il Kurdistan dove sono stati allestiti campi temporanei.

Il primo ministro dell’Iraq Nuri al-Maliki ha risposto all’offensiva chiedendo al Parlamento di dichiarare lo stato d’emergenza. Il premier ha dichiarato che il governo iracheno armerà tutti coloro che decideranno di andare al nord per combattere i terroristi.

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Lo Stato islamico in Iraq e nel Levante è un gruppo islamico radicale sunnita attivo in Iraq e in Siria, dove controlla già diverse province: ha l’obiettivo di creare uno stato islamico tra le due nazioni. L’organizzazione è nata durante la Seconda guerra del Golfo. Fino a pochi mesi fa era vicinissima ad al Qaida: poi ha preso strade diverse, rifiutando di concentrarsi solo sull’Iraq, così come chiesto da Ayman al-Zawahiri. Conta tra i 3mila e i 5mila combattenti, secondo la BBC: molti iracheni, ma anche arabi, turchi, ceceni.

A gennaio i miliziani dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante hanno conquistato Falluja. La scorsa settimana hanno tenuto per qualche ora diversi quartieri di Samarra, città sacra agli sciiti. Ma la presa di Mosul rappresenta un salto di qualità nella guerra che lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante conduce da mesi contro le forze governative. Mosul è il corridoio principale per l’export petrolifero e per i commerci verso la Siria. Ma è soprattutto una città di quasi due milioni di abitanti, difficile da tenere una volta conquistata. Con l’attacco delle scorse ore, l’Isis sembra dire al governo iracheno che ha raggiunto una capacità militare tale da impossessarsi di una città e mantenerne il controllo. Le offensive nel nord del paese delle ultime ore sembrano confermarlo.

La comunità internazionale segue gli sviluppi della vicenda con apprensione. Stati Uniti e Onu si sono detti “molto preoccupati”, definendo l’Isis “una minaccia per la stabilità dell’intera regione”. Per il ministro degli Esteri Mogherini “è necessario che la comunità internazionale e l’Italia appoggino il governo iracheno nella risposta alla minaccia del terrorismo”. Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che fornirà al governo iracheno tutto l’aiuto necessario.

Ci sono dubbi però sulla capacità di Nuri al-Maliki di tenere sotto controllo il proprio paese. Per l’Iraq è un test decisivo. Ma, come ha scritto la CNN, il timore è che il governo di Baghdad non abbia le energie necessarie per vincere la battaglia che l’Isis ha sferrato nel nord.


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