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pubblicato: lunedì, 30 giugno, 2014

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Il disastroso PIL USA non preoccupa, l’attesa è tutta per un giovedì di fuoco

Wall street

Altra settimana di fatica per i mercati finanziari, zavorrati dalle notizie sul PIL USA e in attesa della settimana di fuoco che si apre il 30 giugno.

Andando con ordine, il prodotto interno lordo USA è sceso del 2,9 per cento nel corso dello scorso trimestre. Si tratta di un calo giustamente impressionante per la magnitudine (si tratta del dato peggiore dall’inizio del 2009), ma che dovrebbe essere velocemente dimenticato grazie alla solita scusa, ovvero il meteo particolarmente avverso che ha imperversato negli Stati Uniti lo scorso inverno. Non va poi dimenticato che i segnali usciti nei mesi successivi (siamo ormai in chiusura del secondo trimestre) già lasciano intendere un rimbalzo, rendendo il dato del Q1 una specie di “errore statistico” già superato.

Possibile un certo attendismo nei prossimi giorni, per via di una settimana particolarmente ricca di dati, in particolare per il prossimo giovedì: complice la festività del 4 luglio, infatti, molte release verranno spostate al giorno precedente, quando già si attendono molti eventi, specie alle 14:30.

A quell’oradi giovedì, infatti, verranno pubblicati i consueti dati sui jobless claims, ovvero le nuove richieste di sussidi di disoccupazione USA, sempre strafisse intorno alle 310mila unità.

Sarà invece anticipato di un giorno (e pubblicato sempre alle 14:30) il Jobs Report, ovvero il mensile rapporto sullo stato del mercato del lavoro statunitense, con annesso tasso di disoccupazione (atteso a quota 6,3 per cento, stabile) e, soprattutto, i nuovi posti di lavoro in settori non agricoli, attesi a 210mila unità, quasi in linea con la rilevazione precedente.

Sempre alle 14:30 di giovedì ci sarà poi la consueta conferenza stampa di Mario Draghi per discutere delle decisioni prese nel meeting di politica monetaria: non sono attesi movimenti dopo la maxi-manovra di inizio giugno, e difficilmente si parlerà degli effetti di tali decisioni, ma è possibile che Draghi lasci intendere qualcosa di nuovo, specie in virtù del fatto che l’inflazione continua a muoversi verso il temutissimo territorio negativo: oltre ai soliti Paesi in deflazione ormai da mesi, altri due potrebbero presto aggiungersi al club, vale a dire l’Italia (che stando agli ultimi dati ha visto i prezzi crescere su base annua di appena lo 0,3 per cento) e il Belgio, che la scorsa settimana ha visto il livello dei prezzi in crescita alla percentuale più bassa dal 2009 (lo 0,27 per cento a giugno).

La settimana breve, insomma, potrebbe chiudersi all’insegna di un’altissima volatilità, che potrebbe far credere agli investitori che è meglio agire con cautela fra lunedì e mercoledì, specie per via di un’agenda abbastanza scarna.

Martedì attese le solite stime preliminari dell’indice dei direttori degli acquisti del manifatturiero, attesi ovunque in espansione tranne, come al solito, in Francia. Atteso anche il tasso di disoccupazione italiano (il mese scorso si è fermato al 12,6 per cento) e quello europeo (11,7 per cento).

Mercoledì si attende il PIL dell’area euro (atteso in crescita annua dello 0,9 per cento). Giovedì, infine, usciranno anche i dati sull’attività dei direttori degli acquisti nei servizi, che in sostanza copieranno la situazione dei colleghi del manifatturiero.


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