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pubblicato: martedì, 1 luglio, 2014

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L’indiscrezione di Dagospia: Marino commissariato?

gay e diritti civili la battaglia di marino a roma

Ieri Dagospia riportava un flash da non sottovalutare: “Voci insistenti nei palazzi del potere assicurano che, alla fine dell’estate, le forze politiche apriranno la partita a Roma mandando a casa il sindaco Marziano. Qualche di commissariamento prefettizio e poi tutti al voto”. Premesso che il marziano in questione è Ignazio Marino, sindaco democratico della capitale, c’è solo una domanda da porsi: si tratta di sole vaghe indiscrezioni, o davvero a Roma le cose non si stanno mettendo bene per il primo cittadino, con giunta annessa?

In effetti, da tempo piovono diverse critiche sull’operato del sindaco-chirurgo, che nel web e sui social network è stato spesso contestato per le sue scelte e che, per questo, si è guadagnato anche diversi nomignoli non proprio compiacenti. Non che Roma sia effettivamente una città semplice da gestire, ma sembra quasi che le diverse contestazioni al sindaco democratico stiano pian piano assumendo sempre più veemenza. Dagospia, appunto, riporta voci di un commissariamento prefettizio e addirittura dell’imminenza di nuove elezioni e di un cambio di gestione in Campidoglio.

Marino

UN SINDACO DISCUSSO – Ignazio Marino, eletto nel 2013 ed insediatosi ufficialmente il 12 giugno di quell’anno, aveva un intento principale, che si può ancora leggere sul suo sito: quello di “Restituire a romani e romane la città che meritano. Una città che funzioni.”. Un obiettivo onorevole da condurre a livello istituzionale, ma con tanti problemi da risolvere e soprattutto sotto gli occhi di molti cittadini già delusi dall’operato del suo predecessore Gianni Alemanno (ex PdL). La percentuale della vittoria di Marino fu alta, il 63%, e con una regione guidata dal Partito Democratico sembrava che per il neosindaco si aprisse una conduzione relativamente senza ostacoli. Le problematiche più urgenti da risolvere nei primi sei mesi confluivano tutte nella disastrosa situazione dei conti pubblici di Roma Capitale: 800 milioni di euro di debito ereditati dalla precedente amministrazione erano davvero una bella gatta da pelare. Servì l’intervento del governo con il decreto Salva-Roma e la convergenza degli aiuti nel Milleproroghe – per i quali il governo chiese in cambio un riaggiustamento entro tre anni di quelle cifre –  sennò Marino e giunta sarebbero finiti sotto commissariamento, prospettiva al tempo molto allettante per l’opposizione di centrodestra. Oggi il sindaco romano è ancora alle prese con quel debito: lo squilibrio dei conti è ancora a tre cifre, 550 milioni, e Marino ha ieri dichiarato – durante una seduta straordinaria della giunta capitolina – che “Roma Capitale assorbirà in tre anni 440 milioni, dei restanti 110 se ne dovrebbe fare carico il governo riconoscendo gli extracosti di Roma in quanto Capitale”.

Ma non ci sono stati solo i conti pubblici a destabilizzare il sindaco-chirurgo: per cominciare con l’atteggiamento, rimasto un po’ ostile, del suo partito; un Partito Democratico che non ha spesso apprezzato lo spirito poco collaborativo delle scelte di Marino, e suo modus operandi per lo più personalistico. Ultimamente poi si sono aggiunti i problemi riguardanti il restauro della Fontana di Trevi e la costruzione del famoso ponte sulla vasca per i turisti: l’iniziativa, decisa sotto la giunta di Alemanno, che vede un investimento di 2 milioni e 180 mila euro, ha acceso le polemiche dei commercianti, i quali temono un calo dell’afflusso di visitatori dovuto proprio alla presenza dei cantieri. Altri invece si lamentano per la durata dei lavori, nel complesso di un anno e mezzo, giudicata eccessiva. Marino si è anche dovuto difendere dagli attacchi per il prezzo, questa volta ritenuto troppo irrisorio, accordato per l’affitto del Circo Massimo in occasione dello scorso concerto dei Rolling Stones: 7.934 euro, quasi la metà di quanto il celebre gruppo avrebbe speso per alloggiare in un hotel a 5 stelle della capitale.

Una cosa, a questo punto, è certa. Oltre tutti i problemi e le polemiche che ne sono scaturite, c’è bisogno di cautela nel prendere decisioni che potrebbero danneggiare Roma e i romani. E questo – in teoria –  va oltre quelle minacce di commissariamento e le voci risonanti nei palazzi di potere di cui parla Dagospia.


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7 comments
Nicolas Faure
Nicolas Faure

50 mila dipendenti pubblici. Ecco il problema. Da licenziare subito la metà.

Eveline Patrizia
Eveline Patrizia

Marcello Di Finizio, un bravo piccolo imprenditore coraggioso da 40 giorni sulla gru Ursus nel porto di Trieste si sta battendo per non perdere la sua unica casa in cui vive e l'azienda che dava lavoro a 15 persone e ieri notte ha scritto questo: "Con le ultime forze e un po' di corrente vi spiego quello che è successo questa notte e questa mattina: Ho passato quasi tutta la notte senza chiudere occhio, non ho mai visto un temporale di questa portata, ma soprattutto non l'ho mai visto dal di dentro. La mia tenda di fortuna sembrava costantemente illuminata a giorno dai fulmini, l'acqua scendeva così fitta che si faceva difficoltà a vedere a più di tre metri e le raffiche di vento arrivavano da tutti le parti, mosse probabilmente dallo spostamento d'aria creato dai tuoni che si portavano via anche i miei timpani. Ho avuto davvero molta, tanta, troppa paura, sembrava di essere davvero sotto ai bombardamenti. Pregavo che non cadessero proprio su di me, che l’Ursus e io con lui fossimo risparmiati. Li sentivo sempre più vicini, sempre più minacciosi, erano tutti attorno a me come impazziti, pensavo... "il prossimo è quello "buono", speriamo di non provare troppo dolore, speriamo che sia solo un'attimo, speriamo di non rimanere vivi e magari lesionati, no, questo non mi piacerebbe per niente, meglio un colpo secco e via...... . Forse i nostri nonni e alcuni nostri padri hanno provato proprio questo, e per gli stessi motivi, speravano in un modo migliore, speravano di difendere le loro case e il loro lavoro, speravano di difendere la democrazia, diritti inviolabili, non negoziabili, da difendere con le unghie e con i denti, con la vita e con la morte. Questa mattina, ho avuto presto la pessima notizia che l'avvocato Piccolo di Portoguaro, l'uomo che si è comprato per quattro soldi la mia casa, la quale era stata messa all'asta dalle banche, perché, ovviamente, dopo la paralisi della mia azienda dovuta alla famigerata “direttiva Bolkestein” (una delle tante direttive europee che stanno paralizzando e mettendo in ginocchio tutto il paese) non riuscivo più a far ripartire la mia impresa e di conseguenza neppure a pagare i mutui che avevo acceso per ricostruire “La Voce della luna” e Equitalia. L’uomo si è presentato a casa mia con un ufficiale giudiziario, un altro avvocato donna e due fabbri per cambiare la serratura, impossessarsi della mia casa e di tutte le cose personali di una vita. Sì, purtroppo lui è uno dei tanti che in questo periodo di crisi dove le aziende chiudono, la gente perde il lavoro, le famiglie non sanno più dove sbattere la testa, gli imprenditori si suicidano, personaggi come questo insieme alle banche sono pronti ad approfittare della situazione per sbranare tutto quello che possono. Sì, ci sono molti come lui che in periodi così bui... vanno a caccia di buoni affari, e lo fanno sulla pelle dei loro connazionali. Davanti a una notizia inaspettata di questo tipo, immaginatevi la mia reazione, immaginate che un personaggio di questo tipo, un avvocato piccolo di nome e di fatto, vecchio striminzito con gli occhialetti e ridacchiante (così mi è stato descritto da quelli che erano presenti), entrasse a casa vostra e si impossessasse di tutte le vostre cose, dei vostri ricordi, le vostra intimità. No, questo non si può tollerare! Io ho semplicemente preso una corda, me la sono legata attorno al collo e sono salito fino all’ultimo gradino dell’Ursus, e sono rimasto in piedi, in bilico a settantacinque metri d’altezza, e sarei rimasto in quella posizione finchè le gambe e le forze mi avrebbero sorretto, sotto la pioggia e il vento. No, io non mi sarei mai gettato, sarei caduto per sfinimento, che è esattamente quello che loro stanno facendo con gli italiani, li ammazzano per sfinimento. Ecco, questo è quello che tenevo a dire, se fossi caduto, scivolato, svenuto dalla stanchezza… non sarebbe stato un suicidio, ma un omicidio premeditato con l’aggravante della crudeltà. Sarebbe stato solo una questione di tempo, è solo questione di tempo, ma la leva del boia è nelle loro mani, non nelle mie. Per il momento sono riusciti a posticipare questa cosa. Vediamo come si evolveranno le cose nei prossimi giorni, ma se loro alzeranno l’asticella della violenza, degli abusi, anch’io dovrò alzare l’asticella della mia dignità, e non sarà un suicidio, ma dopo giorni e giorni di vessazioni, condizioni di vita estrema sarà omicidio per sfiancamento." Marcello Di Finizio @La Voce della Luna https://www.facebook.com/notes/la-voce-della-luna/lunedi-30-giugno-2014-la-protesta-di-un-piccolo-imprenditore-39-giorno-di-perman/10152245469513233