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pubblicato: lunedì, 7 luglio, 2014

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Padoan: “Sul debito pubblico italiano troppe drammatizzazioni”

renzi e padoan che parlano alla camera

Nonostante il debito pubblico italiano si sia attestato al 132,6%, Pier Carlo Padoan tende a minimizzare. Non è così influente sulla crescita e la sua influenza è stata drammatizzata all’eccesso.

Il titolare di Via XX Settembre parla al quotidiano francese Les Echos. Oggetto della conversazione è il mandato di Renzi a Presidente del Consiglio dell’Unione Europea: 6 mesi per cambiare il volto dell’Unione. Crescita è la parola d’ordine. Il fine, afferma Padoan, è “avviare un passo collettivo. Lo scopo principale è che i paesi facciano più riforme strutturali”. Bisogna “intensificare l’agenda delle riforme, strumento principale per la crescita a medio e lungo termine, tanto in termini di adozione quanto in termini di applicazione. C’è bisogno di reinterpretare meglio le regole che utilizziamo male: è come avere una Ferrari e guidarla a 50 km l’ora”.

Poi l’intervista vira sull’Italia: il Belpaese necessita di “una strategia di crescita globale basata su tre grandi assi. Oltre le riforme strutturali e l’approfondimento del mercato interno, bisogna favorire gli investimenti”, afferma l’ex dirigente dell’Ocse. “In tutti i paesi europei – continua Padoan – abbiamo assistito a un declino costante degli investimenti, privati e pubblici, in questi ultimi anni. Bisogna invertire questa tendenza. Su questo punto c’è un accordo generale, compreso in Germania”.

Il Ministro dell’Economia chiude sul debito pubblico italiano: la “via maestra per ridurlo è la crescita. Non dimentichiamo – ricorda ancora una volta – che l’Italia è, con la Germania, il paese che ha l’avanzo primario più elevato dell’Unione europea. Il carattere sostenibile del debito italiano non è in discussione. La sua stabilizzazione è già acquisita. Cesserà di aumentare l’anno prossimo. Ciò che vogliamo – conclude Padoan – è ridurlo quanto più rapidamente possibile a partire dal 2015. Ma tutto dipende dalla crescita”. Senza l’una non potrà diminuire l’altro.

Daniele Errera


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