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pubblicato: lunedì, 21 luglio, 2014

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Italia, centottanta comuni a rischio default, 120 in pre-dissesto

comuni italiani

Centottanta comuni in Italia a rischio default. Al Nord come al Sud, il fenomeno dei comuni in bancarotta è diventato un problema sempre più frequente. Caserta, Alessandria, Velletri, Latina, Terracina e Casal di Principe sono solo alcune delle piccole realtà presenti su una lista che, di anno in anno, diventa sempre più lunga. A restituire una triste fotografia di casse sempre più vuote e bilanci in passivo, stamattina, La Repubblica. Se nel 2009, infatti, i comuni in dissesto erano appena due, nel 2010 sono diventati otto, fino a diventare ben sessantatrè a metà di quest’anno. Un passivo, quello nei conti dei comuni, che incide sulla necessità di garantire i livelli minimi di welfare e di provvedere addirittura all’ordinaria amministrazione. Diventa così difficile, se non impossibile, rattoppare le buche stradali, consegnare gli assegni familiari ai nuclei indigenti, garantire il trasporto pubblico scolastico, assicurare il servizio idrico. Insomma, dare seguito a tutte quelle attività di pubblica utilità la cui gestione è demandata agli enti comunali. Così i comuni continuano a indebitarsi, in una spirale che continua ad auto-alimentarsi e ad allungare l’elenco dei comuni in dissesto.

ignazio marino sindaco di roma capitale

Accanto agli enti già tecnicamente falliti, c’è la categoria dei comuni in pre-dissesto, ovvero quei comuni per cui la legge prevede un un piano di riequilibrio. Di questa lista fanno parte ben 12o città: Frosinone, Napoli, Messina, Reggio Calabria e Catania. Metropoli che, nel tempo, hanno accumulato debiti per centinaia di milioni di euro. Ma, se per le città più popolose lo stato centrale prevede piani di rientro e soluzioni in extremis, per le piccole realtà non vi è alcuna clemenza. Se, infatti, i debiti di Roma Capitale sono stati “congelati” e la giunta guidata da neo-sindaco, Ignazio Marino, è potuta ripartire temporaneamente senza morosità, così non è stato per realtà più piccole che hanno dovuto reagire da sole per evitare l’inevitabile. È per questo che in molti comuni, dal nord al sud dello stivale, si è proceduto a mettere in cassa integrazione i dipendenti, ad alzare al massimo le aliquote per imposte come rifiuti e tasse comunali, e bloccare gli investimenti sul territorio. Sforbiciate e tagli che, nella maggior parte dei casi, non hanno comunque salvato i comuni dal fallimento. Con un aggravio per le tasche dei cittadini e grattacapi per giunte e consigli comunali.

Carmela Adinolfi

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7 Commenti

  1. Gian Carlo Figliozzi ha scritto:

    vi siete scordati una f

  2. Sergio Oleari ha scritto:

    Stringiamoci a coorte siam pronti alla morte…..

  3. Antonino Di Nizio ha scritto:

    C’è una POLITICA che piace, è genuina verso il popolo ITALIANO e per una prima volta resiste ancora ai tranelli e alle imboscate dei FURBETTI di Pantalone (debito pubblico Italiano duro a essere mollato dagli affamati e ingordi di disonestà, appartenenti a più razze)!!!!! Questa POLITICA si chiama GOVERNO RENZI, ed è rappresentativa degli onesti, SPERIAMO non molli per il tira e che ti ritira dei furbetti di PANTALONE!!! Pace in Dio.

  4. Meris Pellegrini ha scritto:

    Sono gli stessi sindaci che entreranno nel nuovo senato di renzi per far fallire in breve tempo l’Italia Complimenti e avanti tutta!!!!!

  5. Marco Corvi ha scritto:

    Aboliamo tutti quelli sotto i 15000 abitanti sai i soldi che risparmiamo e quanti mangia a uffa di politici di professione dovrebbero andare a lavorare!

  6. Monique Marguerite Bernath ha scritto:

    Ma si sapeva……Indebitati fino ai denti anche con le fottute banche.Report ne ha parlato diffusamente diversi mesi fà.

  7. Ignazio Farinello ha scritto:

    purtroppo i comuni sono uno spendificio spesso inutile

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