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pubblicato: lunedì, 11 agosto, 2014

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“L’Europa boccia Renzie”, Grillo cita l’Economist sul blog

Sul blog di Beppe Grillo è apparsa, nella mattinata di oggi, la traduzione di un articolo dell’Economist dal titolo “Shrinking again. Italy slips back into recession”, piuttosto critico nei confronti della politica economica portata avanti finora dal governo Renzi.

Il pezzo, pubblicato nell’ultimo numero del settimanale britannico, esordisce con la nota espressione – “It’s the economy, stupid!” – utilizzata da Bill Clinton nella campagna elettorale che lo portò a trionfare alle elezioni presidenziali americane del 1992, a dimostrazione che, al netto degli slogan e del carisma, l’economia continua ancora a farla da padrone. Anche negli Stati Uniti, d’altra parte, la politica estera influenza molto meno di quanto si pensi il cittadino medio nelle sue scelte elettorali. E generalmente è così in ogni parte del mondo. Almeno laddove si vota democraticamente.

Ed ecco che anche in Italia, come riporta l’articolo citato, l’entusiasmo venutosi a condensare intorno al giovane Presidente del Consiglio è stato subito smorzato dall’inaspettata flessione del PIL (-0,2%) registrata nel corso del secondo trimestre del 2014, che riporta di fatto l’Italia in una fase di recessione. Nonostante le rassicurazioni del ministro delle finanze Padoan, “l’inversione delle fortune economiche dell’Italia – scrive l’Economist – avrà un effetto profondamente demoralizzante su una nazione che pensava che il peggio fosse passato. Essa potrebbe influenzare negativamente le decisioni in materia di investimenti, occupazione e consumi”.

“La notizia della recessione lascia anche un’ammaccatura enorme nella credibilità della strategia complessiva del governo – prosegue l’articolo – Il signor Renzi ha fatto una scommessa: che l’economia avrebbe recuperato senza bisogno di molte riforme strutturali, in modo da poter andare avanti con quello che lui ha giudicato il business più importante: il cambiamento istituzionale.”

dal blog di grillo i dieci motivi per cacciare alfano

Lo storico giornale inglese non lesina critiche nemmeno agli ottanta euro, che definisce “uno stratagemma dal sapore politico” utile soltanto ad incrementare la propria popolarità in vista delle elezioni europee, che lo hanno visto trionfatore assoluto, ma inefficace per un impulso di ripresa dell’economia. Non manca, poi, una previsione a medio-breve termine. “Se l’Italia vuole rispettare i propri impegni di riduzione di bilancio della zona euro, senza aumentare le tasse, saranno necessari tagli alla spesa profondi (di 15, 20 miliardi secondo i più). Ma se il governo non agisce rapidamente per liberare i mercati e favorire la razionalizzazione e l’efficienza, c’è il rischio che i tagli faranno ulteriormente calare la domanda accelerando la spirale discendente in cui l’economia è intrappolata”. L’articolo si conclude con uno dei tipici umorismi anglosassoni a cui i giornalisti dell’Economist sono soliti ricorrere: “Il signor Renzi, un appassionato di tecnologia digitale, il mese scorso ha paragonato il suo programma di riforma costituzionale con il PIN di un telefono cellulare. E’ solo dopo aver digitato il numero, ha spiegato, che il telefono funzionerà. Ma cosa succede se nel frattempo la batteria si è scaricata?”

Il post è stato immediatamente retwittato e pubblicato su facebook, dove ha già riscosso migliaia di condivisioni, al titolo di “Nei giornali italiani non lo leggerete mai. Un giornale straniero ha scritto questo durissimo articolo su Renzie”. Come qualcuno ricorderà, fu proprio The Economist a provocare una serie di polemiche, per aver dichiarato all’indomani delle elezioni politiche del 2013 che gli italiani avevano votato “due clown”, riferendosi a Berlusconi e Grillo.

Quest’ultimo andò su tutte le furie, arrivando persino ad elogiare Napolitano (caso più unico che raro, visto il noto astio tra i due), il quale aveva preso una decisa posizione a proposito difendendo le scelte dell’elettorato italiano. A distanza di un anno, a quanto pare, l’offesa arrivata da oltremanica sembra ormai dimenticata. E l’autorevole stroncatura di un giornale tra i più prestigiosi al mondo, di impronta fedelmente liberista ma privo di approcci pregiudiziali, fornisce all’opposizione pentastellata un’occasione da cogliere al volo. Proprio oggi, tra l’altro, l’inflessibile agenzia di rating Moody’s ha rivisto le stime sulla crescita economica italiana, ridimensionando la crescita del PIL dallo 0,5% inizialmente prevista ad un -0,1%.

 

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