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pubblicato: domenica, 29 aprile, 2012

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Sulla definizione di Leadership. Seconda puntata: il PD


Questa è la seconda puntata dedicata al tema della leadership politica in Italia. Se avete letto anche la prima parte ricorderete forse che si parlava di una importante eccezione in tema di leadership tra i partiti italiani. Un grosso partito quindi con un problema cronico di mancanza di vera leadership.

Stiamo parlando naturalmente del PD, non c’è bisogno di grandi spiegazioni. Si tratta di una curiosa anomalia di massa.

leadership PDIl PD è un caso unico nel panorama politico italiano, nel bene e nel male.
Il partito per eccellenza, qualcuno potrebbe dire che sia l’unico vero partito ma non sarebbe un giudizio generoso verso altri partiti veri, che ci sono malgrado il decadere nell’opinione pubblica dell’idea di partito, e di cui ci occuperemo successivamente.

[ad]L’unicità del PD sta nella sua cronica carenza di una leadership vera da molti anni.
Faremo una assunzione di base che a qualcuno farà storcere il naso ma che secondo noi potrà aiutare a comprendere alcune dinamiche.
L’assunzione di base è quella di voler studiare la forma partito e la leadership non del PD tout-court ma del principale partito del centrosinistra italiano durante gli ultimi 20 anni.
Stiamo parlando quindi della sequenza PDS-DS-PD. Mi rendo conto che non è del tutto corretto ed infatti anche per adattare meglio questo modello ai fatti sarà citata anche la leadership (che come vedremo era soprattutto elettorale) di Rutelli nel 2001. Questa sequenza serve a inquadrare l’andamento del mainstream del centrosinistra attraverso le sue anime di volta in volta preponderanti ipotizzando una evoluzione senza soluzione di continuità che ha mantenuto secondo noi una dorsale comune nell’arco di 20 anni.

Fatta questa doverosa premessa cercheremo di interpretarne le evoluzioni e ne analizzeremo il percorso a partire dal 1992.
Durante quegli anni infuriava “Mani Pulite” ed ogni giorno che passava era sempre più chiaro che il sistema dei partiti così come era stato conosciuto fino a quel momento non aveva futuro. Qualcosa di nuovo sarebbe dovuto venire di lì a poco ma nessuno aveva ancora ben chiaro cosa, sebbene molti avrebbero scommesso su una facile vittoria del blocco fino a quel momento all’opposizione, e meno toccato rispetto ad altri grandi partiti (se si fa eccezione del caso del “compagno G.” Primo Greganti che si prese tutta la colpa salvando il partito). Quel blocco aveva come perno principale il PDS di fatto erede del PCI.
Il segretario del PDS era Achille Occhetto, che si trovò alla fine del 1993, quello che in gergo calcistico sembrava fino a pochi mesi prima un “rigore a porta vuota”, alla testa di una “gioiosa macchina da guerra”. Occhetto spinse fortemente, dopo la vincente stagione dei sindaci, verso le elezioni anticipate pensando di avere in pugno una vittoria certa la primavera successiva.

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