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pubblicato: sabato, 10 luglio, 2010

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Le particolarità dello sciopero FNSI del 9 luglio

rassegna-stampa9

C’è qualcosa di nuovo che riguarda lo sciopero indetto dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti italiani) e messo in atto lo scorso 9 luglio.

Non lo sciopero in sé, né la manifestazione di piazza a Roma – già ce n’era stata una imponente, ad ottobre, a piazza del Popolo; stavolta la novità ha riguardato la riflessione, e il conseguente dibattito, scaturiti dalla decisione di indire lo sciopero.

[ad]I fatti: all’esame della Camera, dopo esser stato approvato con la fiducia al Senato, è il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni: il ddl prevede, da un lato, forti limitazioni all’uso dello strumento delle intercettazioni, telefoniche ed ambientali, da parte degli organismi inquirenti; dall’altro, il divieto di pubblicare atti relativi alle indagini, e in particolare le trascrizioni delle intercettazioni, fino al dibattimento processuale (cioè per anni, dopo l’avvio delle indagini), pena sanzioni penali a carico dei giornalisti e multe salatissime per gli editori. Il ddl si è attirato le feroci critiche da parte dei rappresentanti di magistratura, forze dell’ordine e stampa. Di fronte alla caparbietà con cui la maggioranza ha deciso di tirare avanti lasciando invariato il ddl nella sostanza, la Fnsi ha dunque indetto uno sciopero per venerdì 9 luglio, giorno in cui in edicola non sono usciti i quotidiani (salvo quei pochi tutt’altro che contrari, per un motivo o per un altro, allo spirito del ddl).

Ciò che è interessante riguarda lo sciopero come strumento di protesta e i modi in cui questa può effettivamente risultare più efficace. La tesi di alcuni, anche tra i più feroci avversari del ddl, è la seguente: dal momento che si tratta di protestare contro una legge che metterebbe il bavaglio alla stampa, che senso ha protestare “anticipando” il bavaglio stesso, autocensurandosi per un giorno intero in un momento in cui la congiuntura politica esigerebbe viceversa il massimo stato d’allerta da parte dei giornalisti?

Non sono mancate peraltro proposte per una protesta alternativa e più efficace. Arianna Ciccone (fondatrice del gruppo “Valigia blu” che per prima promosse una fortunata campagna di firme per chiedere al Tg1 di Minzolini di rettificare certe “sviste” piuttosto sospette) ha proposto una giornata di “informazione aumentata”, in cui tutti i quotidiani aderenti alla protesta uscissero in edicola gratis, o almeno a metà prezzo, per consentire ai cittadini di comprarne più d’uno ed avere un’informazione la più ampia possibile sui problemi in questione. Altri, come alcuni giornalisti del Fatto Quotidiano, proponevano che ciascun giornale uscisse con un corposo dossier con tutti gli scandali che negli ultimi 10 anni hanno segato le gambe ai furbetti dei vari quartierini del potere all’italiana, e tutte le manovre illegali compiute “dietro le quinte” che in futuro, grazie a questa legge, sarà impossibile far uscire a galla. In più, il mondo dei “blogger” ha vissuto la giornata di sciopero della stampa “ufficiale” come una vera e propria occasione in cui far sentire ancora più forte la propria voce, nel silenzio generale. Il portale di giornalismo partecipativo “AgoraVox.it” ha dedicato interamente la sua homepage ad articoli contro il ddl Alfano, a firma di prestigiosi rappresentanti della magistratura e della stampa. Oggi questo blog non sciopera. E non perché non sia contrario alla legge sulle intercettazioni, ma perché pensa non abbia senso combattere un blackout informativo con un blackout informativo. Meglio un giorno di superinformazione – dice Fabio Chiusi, autore del blog “il Nichilista” – Io non sono un politico. Non sono un movimento che deve fare “unione”. Io cerco di fare informazione. E siccome lavoro gratis […] oggi lavoro come tutti gli altri giorni, e dico la mia. Mi auguro siano il più possibile a fare altrettanto”.

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