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pubblicato: martedì, 15 maggio, 2012

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Russia, avviata la spartizione militare dell’Artico. La guerra fredda fra i ghiacci e gli interessi cinesi

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Se ne parla poco, ma da ormai diversi anni è in corso una nuova guerra fredda. Anzi, freddissima. Teatro dello scontro è infatti l’Artico, polo strategico mondiale, dotato di immense risorse energetiche. Il mese di aprile, appena conclusosi, è stato piuttosto turbolento. I capi militari di Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia, Danimarca, Svezia, Islanda e Finlandia hanno iniziato a discutere la spartizione militare dell’Artico. Riuniti in una base canadese hanno concordato sulla necessità di una suddivisione vera e propria delle aree di influenza, oltre che la regolamentazione delle rotte commerciali e la spartizione delle enormi risorse energetiche, spartizione sulla quale al momento pare non esserci ancora nessun accordo.

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Questa “conferenza” modifica la posizione iniziale di Mosca, da sempre contraria a una militarizzazione dell’Artico, che, per non essere estromessa da un territorio sul quale esercita storicamente la sua influenza, si è affrettata a dichiarare per bocca del ministro degli Esteri, Anton Vasiliev, come: “lo sviluppo della presenza militare nell’Artico è necessario per la realizzazione della sovranità dei paesi nordici, per la difesa delle risorse naturali e per il rafforzamento della sicurezza, l’aumento della consistenza numerica dei militari nella macroregione nordica non significa la militarizzazione dell’Artico ma la realizzazione da parte degli Stati della propria sovranità”.

[ad]Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti, insieme alla nuova Russia, al Canada, alla Norvegia e alla Danimarca hanno costituito tre organismi di cooperazione dell’area: Il Consiglio degli Stati del Mar Baltico (1992), la Cooperazione di Barents (1993), e il Consiglio Artico (1996), ma lo scioglimento dei ghiacci, con l’apertura di nuove rotte marittime commerciali e militari a Nord e le pretese sulla piattaforma sottomarina artica ricca di petrolio, gas e minerali (nickel, ferro, fosfati, rame, cobalto, carbone, oro, stagno, tugsteno, uranio e argento), hanno fatto salire la tensione, così che anche Stati non artici, come Francia, Gran Bretagna, Finlandia, Svezia e addirittura Cina ed Iran hanno cominciato ad avanzare pretese.

Il 19 settembre 2011, l’editorialista di Ria Novosti, Alexandr Latsa, scrive: “L’Artico è sempre più un formidabile teatro di operazioni, con un importante potenziale minerario. E’ anche una zona di rivalità tra grandi potenze, prefigurante la battaglia per l’energia che conoscerà senza dubbio questo secolo». Latsa fa notare che la Russia dà sempre più importanza all’area: “Se l’Artico rappresenta solo l’1,5% della sua popolazione, la regione conta già per l’11% del suo Pil e per il 22% delle sue esportazioni. Infine, il 75% degli abitanti dell’Artico sono russi. La Russia ha anche la frontiera artica più lunga. Conseguentemente, una militarizzazione dell’Artico è in corso”.

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