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pubblicato: mercoledì, 27 ottobre, 2010

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No B-Day 2: il Popolo Viola un anno dopo

Quasi un anno fa, il 5 dicembre 2009, si tenne a Roma il “No B-Day”, manifestazione autoconvocata, tramite il social network Facebook, da una serie di blogger, all’indomani della dichiarazione di incostituzionalità della legge Alfano (il cd “lodo” che, istituendo particolari immunità per le più alte cariche dello Stato, garantiva Silvio Berlusconi dall’esser processato per tutta la durata del suo mandato politico di Presidente del Consiglio).

[ad]Alla manifestazione aderirono una serie di associazioni, giornalisti, politici e migliaia di semplici cittadini con l’intento unitario di chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio. Fu un grande successo per gli organizzatori poiché le cifre relative alla partecipazione alla manifestazione oscillarono tra i 90.000, secondo la questura, al milione dichiarato dagli organizzatori, mentre stime più realistiche della BBC parlarono di circa 200.000 aderenti. Appoggiati politicamente da Italia dei Valori e Federazione della Sinistra, la manifestazione incassò le critiche di “sterile anti-berlusconismo” da parte del centrodestra, passando per l’indifferenza del PD.

Mantenendo la piattaforma virtuale e la ramificazione in centinaia di gruppi territoriali, il movimento, che da quel momento prese il nome di “Popolo Viola”, continuò nel proprio intento di animare la lotta contro il “berlusconismo”, con l’obiettivo di dare “piena e concreta attuazione al dettato costituzionale”: furono indette altre manifestazioni e sit-in, fino ad arrivare così al 2 ottobre 2010, al tanto atteso “No B-Day 2”. All’occhio forse poco attento dei media, nulla sembra differire dalla precedente esperienza. In realtà, prima di questa seconda manifestazione c’era stato un incontro nazionale dei tanti gruppi locali a Roma, incontro dal quale il movimento è uscito indebolito a causa di una pesante polemica interna. Dal comunicato stampa dell’incontro, infatti, si delinea una presa di posizione nei confronti della piattaforma virtuale del movimento, in particolare la pagina Facebook chiamata “Il popolo viola”, rispetto alla quale i gruppi locali affermano la propria indipendenza; essi dichiarano infatti che “si riuniscono in assemblee democratiche e sono un soggetto diverso e totalmente indipendente dalla pagina Facebook «Il popolo viola», strumento virtuale, che, a differenza di quanto molti credono, è gestito senza il minimo rispetto delle più elementari regole di democrazia, da amministratori autoproclamatisi portavoce del Popolo Viola, i quali, ormai da mesi, senza alcun mandato, censurano sistematicamente ogni voce dissenziente e ogni critica, e non consultano le realtà locali, ultimo caso il lancio della manifestazione indetta per il 2 ottobre, il No B-Day 2”.

no b day popolo viola

È dunque sulla base di tale cupa premessa che si giunge al 2 ottobre 2010, al “No B-Day 2”, il cui striscione di apertura recita “Svegliati Italia. Nuova legge elettorale – no al conflitto di interessi – subito al voto”. Migliaia di cittadini che ancora una volta si riuniscono per gridare la parola d’ordine “Licenziamolo”, chiaramente riferita a quello che ormai è brevemente appellato quale “Signor B”. Sul palco a piazza San Giovanni si susseguono tanti interventi tra i quali quelli di rappresentanti dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, Paul Ginsborg, Ernesto Ruffini, Concita De Gregorio e Salvatore Borsellino. Si tratta della Costituzione e della necessità di difenderla, dell’attuale legge elettorale e della sua “non positiva” vocazione maggioritaria, dell’assoluta esigenza di “resistenza” alla mafia, in ricordo di quella famosa agenda rossa (appartenente a Paolo Borsellino) sparita da Via d’Amelio il 19 luglio 1992. In sostanza, cinque appaiono essere i punti su cui Popolo Viola e rete delle associazioni richiamano l’interesse del paese: Costituzione, informazione, legalità, lavoro e conoscenza. Questi stessi proposti sembrano pure essere condivisi da forze politiche come Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà, le cui bandiere a tratti sovrastano paradossalmente quelle viola, quelle del colore che unisce tutti i partecipanti all’evento e che è stato scelto perché apartitico, simbolo di autodeterminazione della società civile e del suo impegno per una diversa politica.

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