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pubblicato: mercoledì, 2 febbraio, 2011

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Verso lo scioglimento anticipato?

Giorgio Napolitano

Il punto sulla crisi politica: è possibile uno scioglimento unilaterale delle Camere da parte di Napolitano?

Dopo diversi rinvii, alla fine all’aula di Montecitorio è approdata la mozione di sfiducia individuale contro il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, presentata tre mesi fa da Pd ed Idv e a cui si è aggiunta solo una settimana fa anche quella del terzo polo (Fli, Udc e Api).

Verso lo scioglimento anticipato?

Il voto di sfiducia, annunciato come il giorno dello scontro finale, la data nella quale si sarebbero risolte in un modo o nell’altro tutte le questioni inerenti la tenuta del Governo e della sua maggioranza, si è risolto con un’altra “vittoria” del Pdl: Bondi non è stato sfiduciato e la Camera dei deputati ha bocciato la mozione con 314 “no”, mentre chi contestava la gestione dei beni culturali ed i crolli di Pompei al Ministro si è arrestato a quota 292. Dunque la maggioranza ha tenuto con un risultato analogo a quello dello scorso 14 dicembre (mozione di sfiducia al Governo), ovvero con 22 voti di differenza ed il voto del transfuga da Fli, Silvano Moffa, in aggiunta. In sostanza, se si contano i voti sul caso Caliendo  (4 agosto 2010), sui cinque punti del programma (29 settembre 2010) e sul Governo dopo la fuori uscita dei finiani  (14 dicembre 2010), è la quarta volta in poco più di 6 mesi che i tentativi dell’opposizione di far cadere il Governo falliscono.

 

Ebbene, potrebbe allora dirsi concluso un periodo tormentato di questa legislatura e appena iniziata una nuova fase caratterizzata da una efficace azione di governo ed un produttivo svolgimento dell’attività parlamentare? In realtà, pare proprio di no. Anzitutto si tratta di superare l’importante snodo del voto sul federalismo fiscale, atteso per questo giovedì in Commissione bicamerale. In secondo luogo, e collegato al primo punto, c’è la Lega che da tempo chiama alle urne e che pare non essere più tanto inflessibile nel difendere gli interessi del presidente del Consiglio. C’è poi ancora il caso Ruby, che investendo fortemente e in maniera diretta lo stesso Berlusconi, con i suoi sviluppi infuoca il palcoscenico del teatro politico, portandolo sempre più spesso sui toni più variegati fuorché politically correct o semplicemente politico-istituzionali nel senso più alto del termine. In sostanza, il generale clima da guerra di tutti contro tutti genera una paradossale situazione d’emergenza e di crisi anche dopo “l’ennesimo atto di fiducia” fatto dal Parlamento a questo Governo ed al suo Presidente. Come correttamente notato dal professore Paolo Armaroli, “siamo in uno scontro istituzionale senza precedenti, con il premier contro il Presidente della Camera, il Presidente della Camera contro il premier e contro il Presidente del Senato e il Ministro degli Esteri. E il Parlamento che non è in condizione di legiferare”.

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