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pubblicato: giovedì, 14 aprile, 2011

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Italia, razzismo e xenofobia

Il rapporto di Human Rights Watch lancia l’allarme sull’Italia: situazione sempre più preocupante

 

Human Rights Watch è una ONG internazionale, con sede a New York, attiva nel campo dei diritti umani; la sua principale attività consiste nella produzione e nella pubblicazione di ricerche e studi sulle violazioni della Dichiarazione Universale dei diritti umani.

Il 21 marzo 2011 è stato pubblicato un rapporto di 81 pagine riguardante l’Italia (disponibile anche informato .pdf) dal titolo L’INTOLLERANZA QUOTIDIANA.

[ad]La ricerca è stata condotta da un lato valutando la situazione giuridica in Italia in termini di razzismo e xenofobia e giudicando gli interventi della politica in materia, e dall’altro attraverso testimonianze dirette, degli immigrati, delle forze dell’ordine e dei rappresentanti di varie ONG e associazioni operanti nel nostro paese, arrivando a collezionare oltre cinquanta testimonianze in grado, con riferimenti precisi e circostanziati, di gettare luce sul rispetto dei diritti umani nel nostro Paese.

Il risultato, non del tutto inaspettato, è tranchant: l’Italia è uno Stato sempre più xenofobo e razzista.

Il rapporto in primo luogo disegna lo stato attuale del Paese, utilizzando come fonte di partenza il Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes 2010, di cui è disponibile sul sito della Caritas un abstract. Il quadro delineato risponde alle caratteristiche di un Paese meta dei migranti: nel 2010 erano quasi cinque milioni gli immigrati regolari – compresi i figli degli immigrati e i figli delle coppie miste – a cui sono da sommarsi circa un altro milione di irregolari.

Il secondo passaggio è la definizione della normativa vigente in tema di razzismo e xenofobia in Italia. Come spesso accade nel nostro Paese non sono le leggi a fare difetto, ma la loro applicazione. L’Italia, in effetti, ha una legislazione abbastanza esaustiva sul tema, sia attraverso la ratifica di documenti internazionali, sia attraverso la promulgazione di leggi statali.

 

Sotto l’egida delle Nazioni Unite l’Italia nel 1976 ha ratificato l’INTERNATIONAL CONVENTION OF THE ELIMINATION OF ALL FORMS OF RACIAL DISCRIMINATION e nel 1978 l’INTERNATIONAL COVENANT ON CIVIL AND POLITICAL RIGHTS. In entrambi i documenti viene ribadito il dovere di prevenzione dei reati di stampo razzista, quello di perseguimento e condanna dei colpevoli, ed in generale quello di dissociazione e distanza da atti razzisti di ogni genere.

 

In ambito europeo l’Italia nel 1955 ha ratificato la CONVENTION FOR THE PROTECTIONS OF HUMAN RIGHTS AND FUNDAMENTAL FREEDOMS1, che la vincola ad applicare i diritti previsti dalla Convenzione stessa senza alcuna limitazione basata – tra gli altri motivi – su razza, religione o nazionalità.
Il principale baluardo della legislazione italiana in tale ambito è tuttavia l’articolo 3 della Carta Costituzionale:

 

 

 

 

 

 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

 

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 

Il II Governo Berlusconi ha approvato in materia di razzismo e xenofobia il Decreto Legislativo 215 ed il Decreto Legislativo 216 in recepimento rispettivamente delle direttive europee 2000/43/EC e 2000/78/EC; tali decreti legislativi forniscono una cornice organica e complessiva della legislazione sul tema.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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