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pubblicato: giovedì, 28 aprile, 2011

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Costituzione, sovranità, democrazia

costituzione

La proposta di modifica dell’art. 1 della Costituzione: un’occasione per una riflessione sul senso stesso della democrazia

costituzione

[ad]Dopo il milanese Lassini, che con i suoi manifesti “fuori le Br dalle procure” ha provocato un incidente con il Quirinale (ed un grande imbarazzo a Letizia Moratti), ecco il marchigiano Remigo Ceroni, che il 18 aprile scorso presenta una proposta di legge: si intitola “Modifica dell’articolo 1 della Costituzione, concernente la centralità del Parlamento nel sistema istituzionale della Repubblica(4292), e mira a sancire il principio secondo cui la maggioranza può fare quello che vuole al di sopra di ogni equilibrio istituzionale. Se da una parte è anche possibile intravedere un bisogno di “governo” dietro questa proposta, altrettanto a ragione si può asserire che il presupposto è quello di un disamore per la politica in sé, che come molti sanno consiste nell’indispensabile ricerca del compromesso fra parti opposte, che si riconoscono legittimità e si rispettano vicendevolmente. Prova ne è che la Costituzione e le basilari norme del diritto diventano, nella proposta di Ceroni, un intralcio da superare: è lo stesso deputato a dichiarare “Abbiamo avuto tante leggi che il Parlamento ha dovuto contrattare con il presidente della Repubblica”, come se le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica fossero esercitabili, o fossero state esercitate, a scapito del governo Berlusconi, e non invece con il dovuto rispetto delle istituzioni democratiche. Dunque, se l’essenza del significato di democrazia è tutta nelle regole di garanzia e nel procedimento lungo, complesso e necessariamente compromissorio, ora si porta alla ribalta un concetto di democrazia come potere assoluto del popolo sovrano, dove la maggioranza di turno, una volta vinta la partita elettorale, non deve più render conto a nessuno nell’attuare il proprio indirizzo politico. È un dato di fatto che la proposta di legge sia figlia di un clima che nega il valore stesso delle regole, per cui chi vince le elezioni “piglia tutto” e le regole del gioco se le fa da solo.

La proposta di legge di modifica dell’articolo 1 della Costituzione, si legge nella relazione che accompagna la proposta, prevede infatti di modificare la gerarchia tra i poteri dello Stato: si critica fortemente l’operato degli organi di garanzia costituzionale, capo dello Stato e Corte costituzionale in primis, e si denunciano prepotenze ed abusi da parte di questi a scapito della “centralità del Parlamento”. Sempre nella relazione, non si fa segreto dell’intento di declassare le prerogative di alcuni poteri come Presidenza della Repubblica, Corte costituzionale e magistraturaper riaffermare la superiorità gerarchica delle camere” dal momento che “non è possibile fare una riforma in senso presidenziale come vorrebbe Berlusconi”. E allora abbastanza evidente appare il fatto che, dietro la scusante di un’iniziativa presa a titolo personale, si cela di fatto uno sconnesso e mal impostato tentativo di “costituzionalizzazione del bonapartismo” imperante, da parte di un piccolo ma zelante interprete dei desideri più o meno noti dell’attuale Premier. Stante la gravità di una simile proposta, forse sconosciuta allo stesso Ceroni, il commento più composto e corretto da parte del Quirinale è stato un eloquente silenzio. Il Capo dello Stato ha infatti in più occasioni avuto modo di ribadire che la Costituzione è tutt’altro che immodificabile, in particolar modo per quanto riguarda gli aspetti relativi alla forma di governo o alla correzione dell’attuale bicameralismo perfetto e che, al contrario, intangibili sono i principi fondamentali sanciti nella prima parte della Costituzione.

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