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pubblicato: domenica, 8 maggio, 2011

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Torino: lo storico elettorale

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Il peso dei partiti e l’analisi dei risultati per quartiere (2005-2010)

 

[ad]Come per Bologna, anche per Torino presentiamo un’analisi dello storico elettorale, per poter meglio leggere i risultati delle elezioni che si terranno tra 7 giorni. Anche se la vittoria del candidato di centrosinistra, Fassino, sembra l’ipotesi più probabile (così come quella di Merola a Bologna) è importante capire se si confermeranno alcune tendenze nel voto ai partiti e nelle preferenze elettorali dei singoli quartieri.

questo link si trova un excel contenente i risultati delle elezioni regionali 2005, politiche 2006, comunali 2006, politiche 2008, provinciali 2009 e regionali 2010 così come riportate dal servizio elettorale1 del Comune di Torino: tutte le tornate elettorali degli ultimi sei anni ad eccezioni delle europee 2009, proprio per prendere in considerazione solo le elezioni in cui si puntava all’elezione di una carica monocratica. La forte connotazione personalistica data alle elezioni politiche nella II Repubblica permette di considerarle, da questo punto di vista, paragonabili alle elezioni amministrative.


Confronto centrodestra-centrosinistra nel Comune di Torino (2005-2010)

Il quadro che emerge è abbastanza chiaro: Torino è una città di centrosinistra. Nelle tornate elettorali prese in considerazione il centrosinistra ha oscillato tra il 46,14% ed il 63,62% (media 54,95%, deviazione standard 6,91%), mentre il centrodestra ha ottenuto una forbice che spazia tra il 32,16% ed il 42,47% (media 38,37%, deviazione standard 3,45%).

È bene evidenziare il fatto che per consultazioni elettorali differenti i concetti di centrodestra e centrosinistra sono a loro volta differenti: la geometria e la composizione delle coalizioni è variata più volte nel corso degli anni, e con essa la presenza o meno delle cosiddette terze forze.

Facendo i dati riferimento ai risultati ottenuti dalle liste e non dai candidati, la bassa deviazione standard che emerge osservando i dati del centrodestra permette di trarre una prima importante conclusione: i risultati di tale coalizione restano grosso modo sempre gli stessi indipendentemente dalla competizione elettorale. Questo significa che il numero di votanti della coalizione di centrodestra, a Torino, è fortemente correlato con il numero dei votanti in generale, e l’affluenza non ha pertanto grossi impatti su questa parte politica. Al contrario, è evidente che il fenomeno del non-voto – così come il diverso richiamo alle urne che suscitano competizioni di tipo differente – provoca di volta in volta delle oscillazioni piuttosto sensibili sulla coalizione di centrosinistra, ribadendo il cronico problema che attanaglia questa parte politica da diversi anni a questa parte, ovvero la capacità o meno di portare alle urne i propri simpatizzanti.

 


 

Se si osserva nel dettaglio il rapporto tra i partiti della coalizione, diventa interessante misurare da un lato l’andamento relativo tra PdL e Lega, e dall’altro quello tra PD, IdV e SEL.

 


Rapporto PDL-Lega nel Comune di Torino (2005 – 2010)


Rapporto PD-IdV-SEL nel Comune di Torino (2005 – 2010)

In entrambi gli schieramenti principali si assiste, dopo il 2008, ad un repentino e violento calo percentuale dei partiti principali (PdL e PD) in favore delle forze di minoranza (Lega da una parte e IdV e SEL dall’altra).

La causa dietro a questo fenomeno è evidente: se si osserva l’andamento dell’IdV si nota una violenta cesura tra il 2006 ed il 2008 con un passaggio da meno di 10.000 voti ad oltre 30.000 preferenze; tra il 2008 ed il 2010, tuttavia, le simpatie per il partito di Di Pietro si sono mantenute su un livello pressoché stabile. Un discorso analogo, anche in termini di cifre, può essere fatto per la Lega Nord, mentre Sinistra Ecologia e Libertà presenta una serie storica troppo breve per essere presa in esame in questo tipo di analisi.

La stabilità di Lega e IdV, a fronte di un accrescimento del loro peso a livello di coalizione, implica che esiste una diaspora di consensi nel PD e nel PdL che, se da un lato si compensa a livello di rapporti di forza tra le coalizioni, dall’altro muta in maniera molto evidente la composizione delle coalizioni stesse.

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