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pubblicato: lunedì, 11 giugno, 2012

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Armenia, Mr. Sargsyan goes to Brussels

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Due giorni dopo essere stato ri-nominato alla guida del governo armeno, a seguito dei risultati delle elezioni del 6 maggio, da parte dell’omonimo capo di stato Serzh Sargsyan, il primo ministro Tigran Sargsyan era in visita a Bruxelles. Il capo di governo armeno ha incassato l’appoggio del Partito Popolare Europeo (PPE) – il maggiore gruppo politico di centrodestra, da Merkel a Orban – e in una conferenza pubblica presso il think tank CEPS ha dettagliato il suo programma di lotta alla corruzione e riforma dello stato, la situazione geopolitica del Caucaso secondo Yerevan, e il ruolo dell’Unione Europea.

[ad]L’appoggio del PPE ai partiti di governo armeno

Wilfried Martens, presidente del PPE, si è congratulato con Sargsyan per la “convincente vittoria” e l’alto livello di organizzazione delle elezioni. Tre partiti di governo armeni –  il Partito Repubblicano, Stato di Diritto, e il partito ‘Heritage’ poi fuoriuscito dalla maggioranza – erano stati accettati come membri del PPE nel febbraio 2012.

“Le migliori elezioni nella storia dell’Armenia”

Tigran Sargsyan ha definito le elezioni parlamentari del 6 maggio 2012 come una svolta nel rafforzamento delle istituzioni democratiche in Armenia, e ha ricordato come secondo “osservatori europei” si sia trattato delle “migliori elezioni mai tenutesi nei vent’anni dall’indipendenza dell’Armenia”.

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Sargsyan non ha utilizzato la definizione standard di elezioni libere e democratiche, ‘free and fair’; in effetti gli osservatori UE pur riconoscendo il progresso nella trasparenza e contendibilità del processo elettorale avevano sottolineato come diversi fattori ancora le tenessero a distanza dagli standard elettorali internazionalmente riconosciuti per una democrazia. Lo stesso OSCE/ODHIR aveva riconosciuto le elezioni come “competitive e largamente pacifiche”, pur sottolineando che numerose mancanze avevano minato la fiducia dei cittadini nel processo elettorale.

Sargsyan ha aggiunto che le autorità armene sono risolute a colmare il deficit democratico del paese entro le elezioni presidenziali del 2013 – in cui l’omonimo presidente Serzh Sargsyan è in lizza per la rielezione. Insomma, la democrazia elettorale può aspettare. In termini di scienza politica, l’Armenia resta un autoritarismo competitivo.

Priorità: lotta alla corruzione e riforma della pubblica amministrazione

Sargsyan ha ripetuto alla platea di Bruxelles ciò che volevano sentirsi dire sulle materie più tecniche e meno contenziose: il governo armeno metterà in atto la sua ideologia di riforma dello stato, al fine di costruire una forte società democratica fondata su una classe media. Ciò attraverso l’investimento sul sistema educativo, la promozione di un potere giudiziario indipendente, la promozione delle esportazioni, e la creazione di un ambiente favorevole agli affari e agli investimenti.

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