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pubblicato: venerdì, 15 giugno, 2012

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Al Pdl conviene smarcarsi sulla giustizia da Monti?

Alfano autonomia da Monti

Stufi, ma sterilizzati. Fra una raffica di mozioni di fiducia e vertici per ipotecare il decreto sullo sviluppo il destino del Pdl è legato a quello del governo dei professori. I report sul voto sono sempre più drammatici per il partito del Cav. Spronerebbero quasi ad una rivoluzione interna, che tarda ad arrivare e a rimettere in discussione se non l’appoggio al governo, almeno il rapporto di tacita acquiescenza alle scelte su tasse ed economia la cui impopolarità tocca soprattutto i segmenti elettorali moderati.

[ad]È quasi una magra consolazione per Angelino Alfano apprendere che, a differenza del centrosinistra nel suo schieramento l’ultimo sondaggio Ipsos, non esistono candidature in grado di scalfire la sua leadership fra chi dichiara di voler votare centrodestra. Avere il 38% degli apprezzamenti avrebbe avuto un suo perché se spalmato su quel 37% di elettori usciti dalle urne del 2008 in favore del Popolo della Libertà. Ma rapportati ad un 17% finisce per tenersi stretta una nicchia.

E, cosa inquietante, la ricerca di visibilità non potendo avvenire sull’economia, perché blindata dall’infinita recrudescenza della crisi dei debiti sovrani, deve trovare riforme sulle quali distinguo e dibattiti in salsa italiana siano ancora praticabili senza staccare la spina a Monti o fornire un alibi a Mr. Spread per infierire. Il Pdl torna a cavalcare il tema giustizia, pur caro ad una parte consistente dell’elettorato quando si tratta di mettere in discussione l’operato della magistratura per qualità delle sentenze e le lungaggini nella risoluzione di contenziosi nel processo civile.

Alfano, ex ministro della giustizia

Invece, alla Camera il gruppo berlusconiano segna il record delle defezioni nell’approvazione del ddl corruzione che punisce per la prima volta traffici di influenze e illeciti fra privati, assumendosi la piena responsabilità di rallentarne l’iter d’approvazione e l’applicazione del regime di incandidabilità per i condannati in via definitiva con pene superiori ai due anni.

Il vessillo del garantismo conta molto secondo il capopattuglia alla Camera dei Deputati, Fabrizio Cicchitto tanto da preannunciare un voto contrario – fiducia o non – ad eventuali tentativi di azzerare le riforme del governo Berlusconi sul falso in bilancio, ripristinando il carcere fino a 5 anni per i colpevoli.

Pur essendo ben predisposti a non inasprire il codice penale verso quei reati da colletti bianchi o da colletti parlamentari, la componente che prevale in questo quadro è la voglia di smarcarsi. Davvero conviene? Come se non ci fossero alternative più proficue per far valere in Parlamento un punto di vista liberale, per ristabilire un minimo di dialogo – per tornare alla sintonia probabilmente non basterà una campagna elettorale ben condotta – con un orientamento moderato degli elettori.

Lavorare alla raccolta di firme per indire il voto segreto sull’autorizzazione a procedere per l’arresto del senatore ex Pd Lusi rientra nella captatio benevolentiae dell’elettore antistatalista? Gli strateghi di via dell’Umiltà dovrebbero essere colti da dubbio incipiente.


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