La decisione del Senato di dare l’approvazione all’arresto del senatore Lusi, ex Partito Democratico, per molti aspetti è giunta inaspettata alle orecchie di un popolo ormai si può dire rassegnato alle manovre di impunità della cosiddetta Casta.
Il sentimento antipolitico, in sostanza, è così forte che anche nelle azioni in cui i parlamentari vedono venire meno i propri privilegi diventa quasi automatico pensare ad un malfunzionamento della macchina dell’impunità oppure a mere azioni di calcolo che scaricano su dei capri espiatori l’estremo tentativo della politica di recuperare credibilità dinanzi ad una cittadinanza sempre più delusa e insofferente.
Un’analisi più approfondita della votazione su Lusi consente di disegnare tuttavia un quadro notevolmente differente.
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| Attuale composizione dei gruppi parlamentari al Senato della Repubblica |
L’avvento del Governo Monti, nel sentire comune, pare aver spazzato via il precedente dominio berlusconiano, ma non bisogna dimenticare che l’attuale Parlamento è ancora quello uscito dalle elezioni politiche del 2008, un Parlamento – soprattutto al Senato – pesantemente orientato a destra, in cui PdL, Lega Nord e CN sono ancora depositari di una maggioranza numerica seppure non più politica.
Per essere analizzata correttamente, la votazione sull’arresto dell’ex tesoriere della Margherita deve essere inserito in un simile contesto e valutata secondo il comportamento dei gruppi parlamentari.
Come riportato da OpenParlamento e dal Termometro, la votazione ha visto prevalere il parere favorevole all’arresto di Lusi con un totale di 155 voti favorevoli, 13 contrari e 1 astenuto. In totale sono stati espressi 169 voti, a cui sono da aggiungere 12 senatori in missione, 21 richiedenti la votazione ma non votanti e ben 118 assenti.
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| Esito della votazione sull’arresto di Luigi Lusi |
Il primo elemento essenziale per la valutazione del voto è naturalmente la natura stessa della votazione, tenutasi a scrutinio palese. Per mancanza di firme, infatti, non è stato raggiunto il quorum necessario per una votazione a scrutinio segreto, e questo fatto, di per sé, è una svolta importante nella storia di questo genere di votazione.
I tentativi del PdL di arrivare ad uno scrutinio segreto si sono infranti sullo scoglio delle venti fime necessarie per richiedere tale modalità di votazione, e questo implica non solo come la linea ipergarantista della formazione di Alfano sia ormai isolata in Parlamento, ma anche come persino al proprio interno – il PdL può dopotutto contare su un gruppo di 127 Senatori – fatichi ad imporsi.
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