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pubblicato: sabato, 7 luglio, 2012

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Chi tocca la RAI muore

Che la televisione pubblica, al pari della giustizia, fosse un tema scottante per l’ex-Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, era cosa nota. Che la disputa sulle nomine del consiglio di amministrazione RAI fosse uno dei temi in grado di ricompattare la vecchia maggioranza PdL-Lega, malgrado gli annunci di Maroni di voler ritirare la Lega da Roma, era un tema dato per assodato. Che si arrivasse ad uno scontro istituzionale tra la seconda e la terza carica della Repubblica Italiana, tuttavia, è stato risvolto inaspettato della vicenda, e sicuramente un tema che non farà che gettare ulteriore discredito su una classe politica ormai ampiamente bocciata dalla popolazione del Paese.

[ad]La composizione del cda è stata gestita, in maniera in qualche modo surreale, esattamente come tutte le altre elezioni in tal senso; come se le rivendicazioni di trasparenza arrivate dalla società civile non fossero mai giunte; come se nel Paese non imperversasse un’ondata di antipolitica senza precedenti; come se, insomma, tutto filasse liscio nella tormentata società italiana.

La spartizione dei seggi è stata effettuata secondo meticolosa osservanza del Manuale Cencelli: quattro seggi tra PdL e Lega Nord, due tra PD e IdV, uno all’UdC.
E così è stato.

Se però si entra nel merito dell’elezione, si scopre come le varie forze politiche, complessivamente incapaci di scardinare metodi e rituali ormai autoreferenziali e privi di valore, hanno però affrontato la delicatissima “questione RAI” in maniera molto diversa tra loro, e proprio in frangenti di questo tipo è possibile cogliere il carattere ed il tratto distintivo dei partiti, quel carattere e quel tratto che inevitabilmente li contraddistinguerebbe anche in un’eventuale azione di governo dopo le sempre più vicine elezioni politiche.

Composizione della
Commissione di Vigilanza RAI

La composizione della commissione, il cui elenco è reperibile a questo link, è solo apparentemente in pareggio tra centrodestra e resto del parlamento: poiché il presidente è di centrosinistra e per prassi questo non vota, il centrodestra berlusconiano si ritrova a controllare la commissione, e ha ampiamente sfruttato tale controllo per condizionare l’andamento e l’esito delle elezioni del cda RAI.

L’elezione dei membri del cda, infatti, è avvenuta solo il 5 luglio alla quinta votazione, dopo che i precedenti tentativi del 26 giugno, 3 luglio (due votazioni) e 4 luglio si erano risolti con un nulla di fatto.

La prima votazione si è conclusa con un nulla di fatto a causa della mancanza del numero legale, causata dall’assenza di tutto il centrodestra e di alcuni esponenti del centrosinistra; spicca, in questa votazione, la posizione del radicale Beltrandi, già in passato agli onori dela cronaca per le sue posizioni favorevoli al centrodestra, che pur presente in commissione ha rifiutato di partecipare alla votazione in quanto ancora una volta non si è dato corso a iniziative procedurali realmente innovative sul piano della trasparenza volte a superare la logica della lottizzazione partitica.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)

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