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pubblicato: lunedì, 16 luglio, 2012

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L’Assemblea Nazionale del PD vista e vissuta da una delegata qualunque

Ass naz pd2

La giornata comincia molto presto. Per contenere le spese (è previsto un rimborso di 70 euro ma sto ancora aspettando quello di 60 della scorsa Assemblea, tenuta a gennaio) decido di andare e tornare in giornata da Roma. Dunque treno alle 6.20 di mattina per arrivare in tempo utile per l’inizio dell’Assemblea.
Sul treno ci sono altri delegati lombardi. A Firenze sale Matteo Renzi con famiglia al seguito. Passa dove sono seduta io e scambiamo due battute.
Questa volta la location è diversa (finalmente non più nel deserto dei tartari della Fiera di Roma), Salone delle Fontane all’Eur. Scrocco un passaggio in taxi a Sara Valmaggi e Franco Mirabelli, consiglieri regionali lombardi del PD.

[ad]Arrivo e comincia il rituale. Prima di tutto l’accredito (“Cardona con la C di Como”, si capisce che arrivo dal nord), entro in possesso del mio cartellino verde da delegata, avente diritto al voto (li sto tenendo tutti, a futura memoria) e poi mi immergo nella sala.

Ancora, pur essendo ormai una “veterana” di queste assemblee, mi sento sempre un po’ in prestito. Non faccio parte né della “vecchia guardia” che arriva da DS e Margherita né dei “giovani cool” (anche, ma non solo, per manifesti limiti di età).
Fino a un po’ di tempo fa, con le persone che facevano rifermento alla mozione Marino, ci si ritrovava un po’ prima per discutere e magari concordare posizioni comuni. Ora non succede più, un peccato.

Entrata nella sala vengo subito intercettata per firmare gli ordini del giorno che verranno presentati da Pippo Civati, Sandro Gozi, Sebastiano Vassallo e altri: primarie per i parlamentari, rispetto del limite dei 3 mandati come da Statuto, primarie per la premiership. Ne firmo 2 su 3, quello sulla primarie per la premiership non mi convince per com’è formulato. Continuo a pensare che il PD dovrebbe presentare solo 1 candidato (facendo magari primarie interne prima, non so) alle primarie di coalizione. Forte e possibilmente vincente. Le candidature multiple di esponenti del PD sappiamo già come vanno a finire. Vince un altro/a.

(gli odg li potete trovare qui: http://www.prossimaitalia.it/news/3023/al-voto-al-voto/)

Firmo anche l’Odg presentato da Ivan Scalfarotto ( http://www.ivanscalfarotto.it/2012/07/15/lodg-scalfarotto-civati-sul-matrimonio/) che chiede al Partito Democratico di adottare nel programma elettorale per le prossime elezioni politiche la proposta di estendere il matrimonio civile alle coppie omosessuali. Lo condivido.
Raggiungo Louise Bolzoni, un’amica di Brescia che mi ha tenuto il posto.
Mi guardo intorno, saluto un po’ di persone che si incontrano solo in queste occasioni e che mi fa piacere vedere. Scambio un abbraccio affettuoso con Ignazio Marino.
Comincia l’Assemblea.
Ascolto con attenzione la relazione del segretario Bersani (per quanto ha detto nel dettaglio rimando a sintesi sicuramente migliori di quella che potrei fare io). Mi rimane in testa una frase, quasi uno slogan “Sorreggere la transizione, accendere la prospettiva”. Mi piace.

Finita le relazione di Bersani si aprono gli interventi. Toccherebbe a Nicola La Torre ma non c’è (…) e dunque sale a parlare Maurizio Martina, il nostro segretario regionale.
Quasi fosse un copione da rispettare ogni volta, non appena finisce la relazione del segretario (che ovviamente tutti devono per forza ascoltare), la platea inizia a svuotarsi e in sala parte un fastidioso chiacchiericcio.
A questo temo che non mi abituerò mai. Non mi piace e non lo condivido.
Si susseguono gli interventi. Dopo il decimo o l’undicesimo, non ricordo, mi alzo, mi avvicino alla presidenza e chiedo: “Scusate ma hanno diritto di parola solo gli uomini?” Perché, fino a quel momento nessuna donna si è presentata a parlare, sarà un caso? Rosy Bindi mi chiede ruvidamente se sono iscritta a parlare. “No, no, mi chiedevo se però qualche altra sì”.
Magicamente finalmente succede, parla anche una donna.
(Nel frattempo, Matteo Renzi, dopo aver passato con noi non più di un’oretta, saluta e se ne va. Solo una comparsata e basta? Così viene da leggerla).


Non sono previste interruzioni o pause per il pranzo (anche questo non lo condivido, così facendo a meno di rimanere digiuni, si perde per forza qualcosa).
Verso le due non resisto e con Louise e Paolo Della Ventura, del PD de L’Aquila, andiamo a mangiare nell’unico bar aperto nella zona.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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