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pubblicato: mercoledì, 29 agosto, 2012

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Russia: Kaliningrad verso l’Europa. Libera circolazione nella Prussia orientale

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Da oggi Kaliningrad è un po’ più vicina all’Europa. La città russa sul Baltico, già luogo natale di Kant, ha acquistato il diritto per i suoi cittadini di muoversi senza necessità di visto in due regioni frontaliere della Polonia (e viceversa). Grazie ad un accordo bilaterale tra Russia e Polonia, e alla modifica di un regolamento dell’Unione Europea, tutti i residenti dell’oblast, divenuto una enclave Schengen a partire dal 2004, beneficiano ora di una maggiore libertà di movimento. Ma andiamo con ordine.

Come ammorbidire la frontiera Schengen: gli accordi di traffico frontaliero locale

[ad]L’adesione dei paesi dell’Europa centro-orientale all’Unione Europea ha portato con sé lo spostamento ad est della frontiera dell’area Schengen di libera circolazione – con l’effetto collaterale di irrigidire frontiere che invece avevano forti dinamiche economiche e sociali, quali il confine polacco-ucraino. Per alleviare tali effetti negativi, il Codice Schengen prevede la possibilità di firmare degli accordi bilaterali tra un paese UE e un paese terzo – accordi di traffico frontaliero locale  (LBT), regolati in base alla Local Border Traffic Regulation n. 1931/2006. Tali accordi permettono ai residenti di una fascia di trenta chilometri sui due lati della frontiera (estendibile fino a cinquanta chilometri) di attraversarla senzavisto, solo grazie ad un documento amministrativo da rinnovare periodicamente, e di potersi muovere nella fascia di 30 (o 50) km al di là della frontiera. Gli accordi LBT permettono quindi la circolazione tra le zone frontaliere, senza la possibilità di muoversi nello spazio Schengen o nell’intero paese UE. Quattro accordi LBT sono già in vigore: tra l’Ucraina e l’Ungheria (2008), la Slovacchia (2008) e la Polonia (2009), e tra Romania e Moldavia (2009). Un accordo successivo, tra Norvegia e Russia sulla frontiera artica, è entrato in vigore nel 2011 ed ha fatto da apripista per l’accordo russo-polacco su Kaliningrad. Altri accordi sono in via di negoziazione: Bielorussia e Russia con Lettonia e Lituania, e Ucraina-Romania.

Il “caso Kaliningrad”: una cooperazione russo-polacca e la resurrezione dell’area della Prussia

La previsione degli accordi LBT ha ben funzionato in diversi casi, ma nel caso dell’exclave russa di Kaliningrad avrebbe portato ad un paradosso, separando i cittadini del piccolo oblast in quattro categorie: gli aventi diritto al transito frontaliero con la Polonia, con la Lituania, con entrambi i paesi, o con nessuno dei due. E in quest’ultima categoria sarebbe finito il mezzo milione di abitanti della città di Kaliningrad, circa la metà della popolazione della regione e suo centro economico e politico.

L’accordo russo-polacco, negoziato tra 2008 e 2010, prevedeva perciò che l’intera popolazione dell’oblast potesse beneficiare del regime semplificato di transito frontaliero – purché residenti da 3 anni – potendosi recare in una regione allargata del nord-est polacco, in alcuni comuni delle regioni di Varmia e Masuria, fino a 30 giorni alla volta, per un totale massimo di 90 giorni all’anno.

Tuttavia, per poter entrare in vigore, tale accordo aveva bisogno di una revisione del diritto europeo, e in specifico del Regolamento LBT del 2006: ciò che chiedevano con una lettera comune a Cathy Ashton i ministeri degli esteri di Russia e Polonia nell’aprile 2010. L’idea venne fatta propria dalla Commissione Europea, e il regolamento LBT veniva modificato con un voto pressoché unanime del Parlamento Europeo (556 sì e 69 no) nel dicembre 2011, considerando Kaliningrad come “eccezione” e dando all’intera regione lo status frontaliero. L’accordo LBT tra Russia e Polonia poteva così entrare in vigore il 27 luglio 2012: circa due milioni di cittadini polacchi, ed un milione di cittadini russi, hanno così acquistato il diritto di muoversi nelle reciproche regioni.

L’accordo copre, oltre all’oblast di Kaliningrad, le maggiori città del nord-est polacco: la tripla metropoli (trojmiasto) di Danzica-Gdynia-Sopot alla foce della Vistola, e le città di Elbląg e Olsztyn nella regione dei laghi masuri. In piccolo, l’accordo permette la resurrezione dell’area della Prussia orientale, divisa tra Russia, Polonia e Lituania al termine del secondo conflitto mondiale.

Mappa della Prussia orientale (1923-39) con sovraimposte le frontiere odierne
(fonte: http://nccg.org/preussen/FAQ02.html)

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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