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pubblicato: venerdì, 31 agosto, 2012

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Obama ha fallito, Romney lo sfida

Umanizzato da un serie di video sulla sua vita privata, Mitt Romney ha tenuto ieri il discorso conclusivo della Convention repubblicana.

Nei giorni precedenti a riscuotere i maggiori successi erano stati la moglie – la candidata “first lady” – e il vice Paul Ryan, quest’ultimo mostrando doti comunicative che potrebbero anche mettere Romney in difficoltà se prendessero il sopravvento sulle sue.

Ieri invece la scena è stata per il candidato alla presidenza, anticipato (per accalorare il pubblico) da due “padroni di casa” come Jeb Bush, ex Governatore, fratello e figlio di ex-Presidenti, e Rubio, giovane Senatore ispanico, esponente dell’ala più liberista del partito, e dall’intervento a sorpresa di un invecchiato Clint Eastwood, autore dello “show della sedia vuota”, rappresentativa di Obama, alla quale ha fatto domande dandosi risposte, arrivando ad accusare il Presidente della guerra in Afghanistan.

Durante il suo intervento Romney ha parlato di economia, dipingendo i cinque modi attraverso i quali arriverà a creare 12 milioni di nuovi posti di lavoro (deregulation, indipendenza petrolifera, controllo della spesa pubblica, abolizione dell’Obamacare, occhio di riguardo per le scuole private), rispondendo agli attacchi di chi lo critica per il suo passato da businessman (“l’America celebra il successo, non se ne vergogna”) rilanciando invece contro l’intellettualismo di Obama, arrivato impreparato alla sfida da Presidente proprio perché non proveniva dal mondo dell’economia. Ha accennato alla propria identità religiosa (è il primo candidato mormone della storia statunitense ed ha un vice cattolico). Ed ancora, rivolgendosi agli elettori incerti ha detto di aver sperato anch’egli per il successo di Obama, da vero americano, ma che il Presidente ha fallito, in America ci sono più poveri di quando è stato eletto, che sono aumentate ed aumenteranno le tasse, e che quindi – senza vergognarsi di averlo votato quattro anni orsono, è ora possibile dare il voto a qualcuno di capace (ovviamente alludendo a se stesso). La differenza più grande tra i due? “Lui quattro anni fa ha promesso di fermare l’avanzata degli oceani, io prometto di aiutare le vostre famiglie”.

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