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pubblicato: lunedì, 10 settembre, 2012

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Le elezioni regionali siciliane strizzano l’occhio alle nazionali

bandiera trinacria

Le elezioni regionali siciliane strizzano l’occhio alle nazionali

Di nuovo un appuntamento importante per la Sicilia, da sempre terra di prova per le coalizioni a livello nazionale.

Il 28 ottobre i siciliani saranno chiamati a votare per il nuovo governo dell’Isola. Dopo Lombardo, che tanto ha fatto parlare di sé sia per il ribaltone avuto tre anni fa quando il governatore ha creato una nuova maggioranza con il PD, dopo esser stato eletto con il supporto del PDL, sia per il numero di consulenti e assessori che si sono moltiplicati con il passare dei giorni financo ad essere nominati fino a poche ore prima della sue dimissioni, tocca ad altri cercare di governare una realtà difficile come quella siciliana.

[ad]I contendenti in campo sono molti ma quelli che hanno maggiore possibilità di raggiungere la poltrona più alta della politica isolana sono quattro: Gianfranco Micchichè, Nello Musumeci, Rosario Crocetta e Claudio Fava.

Miccichè era partito come leader del centro-destra.  Per circa un mese è stato il candidato unico di quella componente dell’Isola fin quando non è stato scelto Nello Musumeci – storico esponente di Alleanza Nazionale, prima , e de La Destra, ora – che correva, si dice, in ticket proprio con Miccichè. Dapprima i due pare andassero d’accordo, ma poi è avvenuto lo strappo: Miccichè ha deciso di staccarsi da Musumeci provando a cercare l’alternativa con il nuovo movimento di Lombardo, il FLI e, naturalmente, Grande Sud.

candidati elezioni regionali

Strappo che non è stato gradito ai maggiorenti del PDL isolano e nazionale i quali si erano concentrati tutti su Musumeci. Pare, anzi, che egli sia stato scelto dallo stesso Berlusconi per cercare di arrestare la fuoriuscita di esponenti siciliani dal suo partito e ricompattare un elettorato deluso attorno ad una figura di rilievo come quella dell’amministratore catanese. Egli quindi è sostenuto da un’alleanza che vede insieme PDL, PID e La Destra.

Crocetta, ex parlamentare europeo ed ex sindaco di Gela, si è candidato da solo, molto prima di ricevere l’appoggio da parte del suo partito. Infatti i suoi manifesti in giro per la Sicilia non hanno simboli di partito proprio per dimostrare la sua volontà di candidarsi nonostante tutto e senza attendere ordini dall’alto.

Prima del PD, l’ex sindaco ha avuto l’appoggio da parte dell’UDC, mentre il suo partito ha dato il suo benestare solo il 30 agosto, forse titubante se raccogliersi attorno ad una figura come Crocetta, da sempre indipendente e poco propenso ad accettare compromessi. La sua fama risale a quando, sindaco di Gela, uno dei comuni della provincia di Caltanissetta dove il fenomeno mafioso è preponderante, si è schierato faccia a faccia contro la Stidda, la mafia egemone in quella parte di Sicilia.

Fava, altro candidato che dell’antimafia ha fatto la sua bandiera, essendo figlio di Pippo, direttore della testata “I siciliani” ucciso dalla mafia catanese nel 1984, si è mosso anche lui presto. Riunisce attorno a se il voto di SEL e IDV e ripromette di essere una spina nel fianco di qualunque governo dovesse uscire dalle urne siciliane. Si ripropone di riportare i valori della sinistra di un tempo senza giochetti o apparentamenti “tecnici”, fedele alla linea dei suoi sponsor Vendola e Di Pietro.

Una parentesi a parte merita Ragusa. La città siciliana pare essere al centro di molte novità politiche che potrebbero avere ripercussioni sulla Regione. Nello Dipasquale, fondatore del movimento “Territorio” e dimessosi da sindaco di Ragusa il 30 agosto, era stato sin dall’inizio indicato da Zamparini come candidato unico alla presidenza della regione per il “Movimento per la gente Sicilia e Territorio”. L’ex sindaco, circa una settimana fa, ha però deciso di non accettare la candidatura e di appoggiare invece Crocetta. Pare sia questo il motivo dell’allontanamento tra Zamparini e Dipasquale.

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Decimo48
Decimo48

Gli Italiani votano con liste elettorali bloccate LA DEMOCRAZIA DELLE NORME ANNULLA LA LIBERTÀ POPOLARE Lo Stato per Hans Kelsen, giurista tedesco nato nel 1881 a Praga, naturalizzato americano e morto nel 1973 a Berkeley, è lo Stato normativo, Stato del diritto come insieme di norme. Nella democrazia si dice: “Lo Stato siamo noi”, cioè è la totalità politica che forma la società civile e lo Stato. Kelsen pensa che ci sia un’affinità tra democrazia e relativismo politico. I relativisti sono fortemente fautori di democrazia. Dal pensiero del giurista si evince quanto segue: “Là, dove i cittadini sono relativi di fronte alle scelte di valori e verità assolute, si sottopongono a regole di maggioranza”. Il giurista sostiene la democrazia esclusivamente procedurale, intesa da tutti come un insieme di regole che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive e con quali procedure. Questa concezione lascia impliciti i presupposti della democrazia, come governo dal basso e suffragio universale, lascia impliciti i valori e i fini ma lascia imprecisati i contenuti. Una democrazia procedurale sarebbe aperta a ogni contenuto e comporta la neutralizzazione pubblica dei valori. La democrazia procedurale entra in crisi quando nella società circolano tensioni che lacerano le coscienze delle persone. C’è controversia nella nostra società. Il voto di lista e la regola della maggioranza non permettono di tener conto dei valori non negoziabili e dei bisogni reali dei lavoratori. I cittadini non hanno più potere perché i loro rappresentanti politici vengono scelti dalle segreterie dei partiti. Le liste sono bloccate e i candidati disposti secondo un ordine non modificabile dagli elettori. Uomini e donne non fanno altro che votare il simbolo del partito senza potersi scegliere gli eletti. I prescelti non rappresentano gli interessi delle popolazioni locali. Un cittadino veneziano è costretto a votare per un politico dell’Umbria o della Toscana. I cattolici si sentono emarginati nel Partito democratico e nel Popolo della libertà. Nei partiti si decide secondo la regola della maggioranza. “Il Partito Democratico –  ha affermato la cattolica Dorina Bianchi – è stato una delusione. Lo spazio per una presenza identitaria dei moderati cattolici si è ridotta al lumicino. Il Pd potrà consolarsi sul fronte laico. Un’anima moderata e cattolica ha difficoltà a stare in quel partito”. Nel Popolo della Libertà, i cattolici hanno visto l’affermarsi di culture minoritarie: liberal - socialista, socialista e cristiano - sociale. Si avverte la necessità di ricostruire un "Partito della nazione" di ispirazione popolare, liberale, cattolica e sociale che si ispiri ai valori del popolarismo di Don Luigi Sturzo. La politica degli interessi ha dimenticato i valori del popolo. In Italia i partiti non sono strutturati dal basso e non sono radicati sul territorio; questo denota una mancanza di democrazia. Si auspica la reintroduzione della preferenza nella scheda elettorale. Le liste elettorali fatte a Roma non permettono di risolvere i problemi del territorio. Nelle riunioni delle associazioni politiche si grida che il popolo non è più disponibile a votare liste e uomini calati dall’alto. Per il Centro Studi Investimenti Sociali c’è un disagio sociale fortemente territorializzato. I politici si esprimono più come opinionisti che come portatori di interessi concreti delle popolazioni locali. Il card. Angelo Scola ha affermato: “È ora di rimboccarsi le maniche, i mesi che ci attendono chiedono a tutti i cittadini di gareggiare per il bene dell'Italia. Sono in atto iniziative che partono dal basso per un buon governo. Amare l'Italia chiede una partecipazione personale e diretta di tutti noi che incomincia dal quotidiano. Quanti sono scelti dal popolo sovrano dovranno fare squadra per il bene comune che è la vita buona per tutti senza distinzione”. La democrazia è un sistema politico in cui il popolo ha bisogno di uomini, di testimoni che gli insegnino ad essere autenticamente popolo. Il corpo politico necessita persone che mantengano la tensione morale nella comunità civile, perché ha esigenza di ritrovare la propria identità attraverso l’azione di politici ispirati dai propri elettori e che ridestino i cittadini al senso dei loro compiti: promuovere il benessere sociale per tutti.

Andreamignosa
Andreamignosa

fin quando avremo questipagnottisti di politici saremo sempre coll'acqua alla gola e in stato di perenne sofferenza disoccupazione record malessere diffuso e disistima e rassegnazione,questo si verifica quando il politico non vuole capire i problemi del popolo ma capisce solo i quelli suoi edel suo clan