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pubblicato: mercoledì, 12 settembre, 2012

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L’intervista/Rothenberg: “Presidenziali in bilico, decisivi i confronti tv”

Rothenberg

Per la seconda puntata del nostro special sulle elezioni presidenziali Americane del 6 Novembre prossimo, incontriamo oggi Stuart Rothenberg, illustrissimo studioso di flussi elettorali e, insieme a Larry Sabato (con cui abbiamo avuto il piacere di conversare nella prima puntata ndr), uno dei più grandi politologi americani. 

Ex opinionista politico di CNN e CBS News, Rothenberg è ora editorialista elettorale di alcuni fra I più importanti quotidiani degli Stati Uniti fra I quali il “The Washington Post”, il “The Wall Street Journal”, il “The New York Times” e il “The Orlando Sentinel”. E’ anche commentatore per il famoso sito politico “Roll Call Politics” e redattore del suo personale portale di politica, l’ormai notissimo “Rothenberg Political Report”. 

[ad]Stuart è come sempre gentilissimo e ci accoglie volentieri per una breve intervista e per rispondere alle nostre domande e curiosità. 

Innanzitutto vorremmo iniziare con una domanda “ovvia”: chi vincerà le prossime elezioni Presidenziali? Lei ritiene giusto affermare che il Presidente Barack Obama sia il grande favorito, e praticamente certo di un secondo mandato?

Non so chi vincerà, è difficile prevederlo così in anticipo, 2 mesi in politica sono un’eternità. Ho tuttavia una quasi certezza: il Presidente non è affatto certo della rielezione, non è “shoo-in” per un secondo mandato. Se vogliamo dirla tutta, a mio modesto parere, non è nemmeno favorito. Ha un leggero vantaggio nei sondaggi, molto limitato, che potrebbe anche capovolgersi se I rapporti sulla disoccupazione dovessero essere negativi nei prossimi due mesi (l’ultimo è stato pubblicato venerdì e vede la disoccupazione ferma sopra l’8% ndr). Ritengo inoltre che i dibattiti fra i candidati, che cominceranno il 3 Ottobre, saranno fondamentali per decidere chi veramente vincerà. Gli americani non sono ancora convinti che Obama meriti un secondo mandato, quindi stanno considerando l’alternativa: Mitt Romney. Non sono però ancora convinti del fatto che Romney sia l’alternativa “da preferire”. Sarà una bella sfida. 

 

RothenbergQuali saranno, secondo Lei, quegli “Swing States” che decideranno l’elezione? Ritiene credibile la possibilità, che molti esperti intravedono, che alcuni stati tradizionalmente democratici come Wisconsin o Michigan o tradizionalmente Repubblicani come Arizona o Texas possano cambiare “sponda” a causa di ragioni strettamente locali come l’alta percentuale di voto ispanico o il disagio delle “working class families”?

L’elezione si deciderà in Ohio, Florida, Virginia, Colorado, Nevada e Iowa. Alcuni commentatori aggiungono alla lista anche altri stati ma personalmente ritengo che questi saranno I possibili “tipping point states”. Per il resto nessuno stato che ha votato per John McCain nel 2008, quindi nemmeno l’Arizona né tanto meno il Texas, andranno né si avvicineranno ad Obama nel 2012. Di più, l’Indiana, che votò per pochissimi voti per Obama, è saldo nella colonna di Romney e appare che anche il North Carolina, nonostante la convention Democratica si sia svolta a Charlotte, seguirà a ruota. Personalmente ritengo che anche la Florida, nonostante il dibattito sul Ryan-budget e su Medicare, sia sul punto di votare per Romney, anche se sarà verosimilmente indecisa fino all’ultimo. E’ vero, qualcuno pensa che gli stati del Midwest possano vedere più favorevolmente il candidato Romney che il repubblicano tradizionale, anche per la sua storia personale e di famiglia (il padre di Romney fu Governatore del Michigan e Presidente di General Motors ndr) ma se ritengo possibile che il Wisconsin passi ai Repubblicani, non credo lo stesso accadrà con Pennsylvania o Michigan. Dovesse accadere, ci troveremo di fronte ad una vittoria confortevole da parte del candidato repubblicano. 

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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