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pubblicato: lunedì, 8 ottobre, 2012

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Assemblea del Pd: diario di una delegata “qualunque”

renzi bersani statuto pd

Dunque oggi c’è l’Assemblea Nazionale.

Non una “qualsiasi”. Il PD sembrerebbe essere quasi “sull’orlo di una crisi di nervi“, parafrasando Pedro Almodovar.
Modifica dello Statuto, regole delle primarie, tanta carne al fuoco. Non si può mancare proprio questa volta.
Del resto partecipare all’Assemblea è un mio diritto/dovere e dunque esserci è scontato (altrimenti non accettavo di farmi eleggere nell’Assemblea).
Stesso treno della volta scorsa, 6.20 del mattino, stessa densità di altri delegati lombardi.
Scrivo su facebook quello che è il mio auspicio per questa giornata:  “Che la saggezza sia con noi”. E sì, perché al di là delle scelte personali, dei convincimenti, c’è in gioco qualcosa di più, dimostrare che il PD è un partito all’altezza della situazione, capace di superare positivamente le diversità per condividere un percorso e un progetto comune. Mica poco.

 

[ad]Il programma della giornata che ci è stato inviato prevede la chiusura lavori intorno alle 18.30.
Ultimo treno utile per tornare a Milano alle 19.15.
Vista l’importanza della giornata, nel dubbio riempio uno zainetto con l’essenziale per la notte. Casomai si facesse troppo tardi trascorrerò un’amena serata a Roma. Tanto, come ha scritto il Giornale, “i delegati cammellati da Bersani hanno diritto a una diaria di ben 185 euro”, sciambola! (Si vergognino questi pseudo giornalisti, se va bene abbiamo diritto a un rimborso di 80 euro, io sto ancora aspettando quelli di gennaio e di luglio).
A Roma è una giornata calda e luminosa. A noi dell’Assemblea interessa poco, tanto andremo a rinchiuderci in una sala di un albergo sull’Aurelia. Ma tant’è, attraversare la città così bella e così diversa da Milano, mette di buonumore.
Si arriva agli accrediti, come sempre divisi per regione. “Teresa Cardona”, “Un documento prego”. Accidenti, la cosa è davvero seria, il documento non me lo avevano proprio mai chiesto.
Infilo al collo la mia delega verde di cui, comunque, vado sempre molto orgogliosa. Conterò poco o nulla ma “quella” delega mi ricorda in modo inequivocabile la mia scelta, di cui continuo a essere convinta, stare dentro al PD.
L’albergo pullula di giornalisti e televisioni, riconosco Curzio Maltese, Aldo Cazzullo, Alessandro Sortino di Piazza Pulita, Alessandra Sardoni del TgLa7 e Alessandro Poggi di Ballarò.
Io e Beatrice Biagini (segretario del PD di Parigi) veniamo intercettate da Diego Bianchi, in arte Zoro, scambiamo con lui qualche battuta simpatica.
Con un’ora abbondante di ritardo comincia l’Assemblea. Ma si sa, il momento è abbastanza epocale e ci sono frenetiche riunioni, contatti, mediazioni pre-assemblea per vedere di trovare la quadra.
La sala è ampia e gremita, a occhio ci siamo, il numero necessario per modificare lo Statuto (e consentire ad altri del PD di partecipare alle Primarie) potrebbe esserci.
In effetti ho visto persone che raramente si erano palesate alle precedenti Assemblee. Si vede che sono state richiamate all’ordine.

La security è abbastanza accurata, alla sala possono accedere solo i delegati e alcuni invitati “selezionati” (il criterio di selezione non mi è chiaro ma del resto m’interessa poco, l’importante è avere i numeri necessari).
Inno d’Italia, tutti in piedi.
Apre l’Assemblea la presidente Bindi per un “saluto”. Lungo. Così lungo che qualcuno su twitter scrive ironicamente: “dopo la relazione della Bindi, ora tocca a Bersani per il saluto”. Ci sta.
Il segretario Bersani inizia la  sua relazione (rimando ad altri più autorevoli per un commento puntuale. La relazione comunque la potete trovare qui http://www.partitodemocratico.it/doc/244305/il-coraggio-ci-fa-bene.htm?t=/ilpartito/assemblea_nazionale_2012_ottobre/documenti/dettaglio.htm).

Dopo la relazione del segretario si aprono gli interventi.
Sarà anche un’Assemblea importante ma, come nelle migliori tradizioni, si ripete il solito copione, sala che si svuota, chiacchiericcio, appena Bersani finisce di parlare. Io comunque sono seduta in seconda fila, la stessa di Massimo D’Alema, lui centrale, io laterale destra. Lo tengo d’occhio…

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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