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pubblicato: martedì, 21 dicembre, 2010

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Elezioni anticipate, la variabile censimento

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Con gli occhi puntati sul voto di fiducia che domani 14 dicembre 2010 sancirà o meno la fine formale del Governo Berlusconi IV, i principali schieramenti politici stanno più o meno velatamente affilando le armi preparandosi ad una tornata elettorale anticipata alla primavera del 2011.

censimento

Se la mozione di sfiducia alla Camera non passa per uno-due voti, magari approfittando delle assenze delle tre deputate (Bongiorno e Cosenza di FLI e Mogherini del PD) in dolce attesa e senza che il fronte della fiducia superi quindi la fatidica soglia dei 315 voti, allora è probabile che alla prima occasione utile la Lega Nord staccherà la spina all’esecutivo per trascinare il Paese nella quarta elezione di rilevanza nazionale in quattro anni.

[ad]La fine del bipolarismo, sancita dal fronte comune che FLI e UdC, assieme ad alcune formazioni minori come ApI e MpA, stanno realizzando in opposizione alla sinistra e al centrodestra berlusconiano, rende molto complessi i calcoli necessari a capire quale coalizione avrà alla fine la forza di imporsi in una competizione elettorale.
Questo è particolarmente vero al Senato, dove il premio di maggioranza su base regionale obbliga a seguire ogni collegio come un’entità distinta. Le compensazioni che inevitabilmente si creano con tale sistema elettorale rendono di fatto abbastanza probabile il caso in cui nessuna forza in campo riesca ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi.

Esiste tuttavia un fattore, spesso trascurato ma di importanza piuttosto rilevante, che rende il 2011 un anno focale nel caso si voglia andare ad elezioni anticipate. L’anno prossimo infatti avrà luogo, nel mese di ottobre, il XV censimento generale della popolazione italiana.
Questo evento, oltre ad essere idealisticamente molto significativo in relazione al centocinquantenario della nascita dell’Italia, ha risvolti molto interessanti in chiave elettorale.
Ecco infatti quanto prescrive infatti la Legge 270/2005, il “Porcellum”, all’articolo 4 comma 1:

1. L’articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, e successive modificazioni, di seguito denominato “decreto legislativo n. 533 del 1993”, è sostituito dal seguente:
“Art. 1. – 1. Il Senato della Repubblica e’ eletto su base regionale. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, i seggi sono ripartiti tra le regioni a norma dell’articolo 57 della Costituzione sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione, riportati dalla piu’ recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica, con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare, su proposta del Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, contemporaneamente al decreto di convocazione dei comizi.
2. L’assegnazione dei seggi tra le liste concorrenti è effettuata in ragione proporzionale, con l’eventuale attribuzione del premio di coalizione regionale.
3. La regione Valle d’Aosta è costituita in unico collegio uninominale.
4. La regione Trentino-Alto Adige è costituita in sei collegi uninominali definiti ai sensi della legge 30 dicembre 1991, n. 422. La restante quota di seggi spettanti alla regione è attribuita con metodo del recupero proporzionale”.

In sostanza, dal 2012, per effetto del censimento, verrà modificato il numero di senatori a cui ciascuna regione avrà diritto.
Escluse Valle d’Aosta e Molise, che hanno diritto rispettivamente ad uno e due senatori, per tutte le altre regioni italiane il numero minimo di senatori da mandare in Parlamento è sette. Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia-Giulia, Umbria e Basilicata, le regioni meno popolose e per le quali il normale conteggio restituirebbe un valore inferiore, hanno quindi d’ufficio sette senatori.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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