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pubblicato: martedì, 20 novembre, 2012

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Moldavia, se Tiraspol diventa l’ago della bilancia tra Russia e Nato

modovia

Moldavia, se Tiraspol diventa l’ago della bilancia tra Russia e Nato

 

[ad]“Al fine di integrare i Paesi dell’ex Unione Sovietica serve la creazione dell’Unione Euroasiatica. Questo è l’imperativo del nostro tempo, cercare di ripristinare quanto di buono esisteva quando avevamo una singola economia nazionale”. Così, Andrej Denisov, Vice Ministro degli Esteri russo, riportando di decenni indietro le lancette degli orologi, ha esordito all’incontro sul tema “Cooperazione Eurasiatica: Prospettive e Sfide”, organizzato dalla testata editoriale La Voce della Russia. Tra i membri delle diplomazie post-sovietiche partecipanti all’iniziativa, i delegati moldavi si sono rivelati essere i non tanto velati destinatari della spigolosa sentenza.

 

I rapporti tra Mosca e Chişinău, a seguito delle dichiarazioni sul possibile riconoscimento russo della Transnistria, hanno subito infatti ulteriori raffreddamenti nelle ultime settimane. Seppur rimangano identiche le posizioni e le susseguenti rivendicazioni – Chişinău preme per una rapida intensificazione del suo percorso europeo e transatlantico, la Russia contrariamente non desidera perdere la sua influenza su una determinante area geopolitica di frontiera – recentemente nuovi episodi hanno inasprito le diatribe.

Moldavia

Il 16 ottobre scorso, il capo del Committee for State Security (Kgb) della autoproclamatasi Repubblica indipendente di Transnistria, Vladislav Finagin, ha illustrato, precisando l’attendibilità delle sue fonti, il presunto piano intrapreso dalla Moldavia al fine di creare una base Nato ai confini con la repubblica indipendentista. Finagin ha inoltre svelato la presunta congiunta presenza di specialisti americani e rumeni deputati all’addestramento di unità del Ministero degli Interni e del Ministero dell’Informazione e dei Servizi Segreti moldavi. Evidenziando, infine, il processo di revisione costituzionale che le autorità di Chişinău sarebbero pronte ad intraprendere unicamente al fine di legittimare l’installazione di basi militari estere sul territorio moldavo. Seppur smentite ufficialmente dall’entourage governativa moldava, le dichiarazioni hanno perpetrato il loro eco negli ambienti diplomatici. Il raggiunto scopo del Cremlino era infatti, in momenti di relativa tregua tra Chişinău e Tiraspol (parziale ristabilimento di uno spazio socio-economico condiviso), agitare le acque, riaffermando la propria influenza e la sua necessità, militarmente manifestata dalle forze di peacekeeping russe (Operative Group of Russian Troups – OGRV) ancor’oggi presenti ai confini moldavo-transnistri, scongiurando così le chiacchierate voci che ne prevedevano una futura sostituzione con le forze di sicurezza Nato.  Ritrovarsi una base Nato all’interno della Csi, Comunità degli Stati Indipendenti, comporterebbe infatti un ulteriore sgretolamento della capacità di influenza geopolitica di Mosca sullo spazio ex-sovietico. In quest’ottica, le anacronistiche dichiarazioni sopra riportate del Vice Ministro degli Esteri russo, intendono implementare il processo di coinvolgimento di Chişinău all’interno della costituitasi Comunità Euroasiatica. Essa, frutto delle volontà congiunte di Russia, Kazakistan e Bielorussia, ha posto le proprie basi nel novembre 2011, quando i Presidenti dei tre Paesi hanno siglato un accordo, impegnandosi a celebrare la nascita ufficiale e il consolidamento dell’Unione entro il 2015. Nell’accordo si definiva la road map costitutiva, prospettando l’imminente nascita di una Commissione Eurasiatica, sul modello europeo, e dello Spazio Economico Euroasiatico, operante dal primo gennaio 2012.

La politica estera del Cremlino, all’interno dello spazio post-sovietico, ha iniziato infatti a servirsi, oltre dei già ampiamente abusati aut aut energetici, di un nuovo strumento di pressione: le instabilità politiche nazionali. La Trasnistria, oggetto delle recenti dichiarazioni dei rappresentanti degli Esteri russi, non è infatti altro che un semplice strumento, tra i tanti, usato da Mosca al fine di incanalare i percorsi degli Stati post-sovietici su direttive a lei più consone. Al desiderio europeo della classe politica moldava, soggiogato ai continui dikat indiretti del Cremlino, viene proposta oggi una scelta di campo, e di convenienze geopolitiche, tra il percorso scelto, la Comunità Europea, e il percorso ruffianamente suggerito, la Comunità Euroasiatica.

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