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pubblicato: giovedì, 23 settembre, 2010

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Il discorso di Bossi a Venezia: un’analisi critica

discorso di bossi

Il 12 settembre 2010 è stato un giorno denso di politica, che ha visto quasi in contemporanea gli interventi di alcuni tra i più importanti leader alle feste dei rispettivi partiti. Berlusconi ha parlato a Roma, Casini a Chianciano, Bossi a Venezia e Bersani a Torino. A causa di questa concomitanza, mi è venuta la curiosità di esaminare più da vicino i discorsi pronunciati e metterli a confronto.
discorso di bossi a venezia

Il primo testo che ho voluto esaminare è stato quello di Bossi.
La trascrizione da cui sono partito è reperibile a questo link; per ogni evenienza ho salvato una versione .txt disponibile qui.
Per prima cosa ho realizzato una tag cloud del discorso; non avendo trovato prodotti gratuiti di qualità in italiano che soddisfacessero le mie esigenze, ho creato una versione semilavorata del testo, e poi mi sono affidato a Wordle.
Nell’immagine che segue si può vedere il risultato dell’elaborazione.

Già dalla tag cloud si vedono bene i principali temi del comizio: oltre agli immancabili “Padania” e “padani”, spicca il cavallo di battaglia della Lega Nord, il “federalismo”, declinato attraverso il decentramento dei “ministeri” e la difesa degli “agricoltori”.
I frequenti riferimenti allo “stato”, a “Roma” e soprattutto all'”Europa” mostrano poi, secondo il consueto stile della Lega, il nemico verso cui condurre la “battaglia”.
Completano il quadro i riferimenti al “governo” e tutte quelle parole legate al tema identitario: “popolo”, “gente”, “fratelli”, “casa”, “strada” – intesa come percorso comune.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, i principali nuclei tematici affrontati da Bossi sono tre: la protesta degli agricoltori sul tema delle quote latte, il federalismo fiscale e il decentramento dei ministeri.

Per quanto riguarda il primo punto, Bossi detta la linea della Lega con fermezza: sostegno assoluto agli agricoltori, e cercare di ottenere il possibile da Bruxelles per bloccare o posticipare il pagamento delle multe. Colpisce in particolar modo una frase di pesante critica all’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, ora Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: “come si fa a denunciare il proprio Governo al commissario europeo e invitarlo a tassare?”, sottintendendo implicitamente l’irresponsabilità di un simile comportamento, disegnandolo come lontano dalla gente e dal comune sentire.
È una retorica senza dubbio efficace, e giustamente Bossi rimarca il successo di Zaia nell’aumento delle quote latte con l’ottimo risultato di evitare – si spera – multe future, ma la domanda di Bossi si pone al di fuori dello Stato di Diritto: se gli agricoltori hanno violato la normativa europea, è un dovere dell’Italia pagare le sanzioni e rifarsi a sua volta sui colpevoli.
Il sostegno agli agricoltori viene invece promesso da Bossi indipendentemente dal torto o dalla ragione degli agricoltori stessi. Anzi, secondo Bossi le proteste degli agricoltori sono giuste, in quanto le multe sono sanzioni dovute ad una politica sbagliata di controllo della produzione.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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