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pubblicato: lunedì, 14 marzo, 2011

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TP intervista Claudio Velardi

TP intervista Claudio Velardi

Termometro Politico ha incontrato Claudio Velardi a margine del seminario “L’importanza del web nella comunicazione elettorale”

[ad]Il seminario si è tenuto Venerdì 11 Marzo 2011 presso Palazzo Grazioli a Roma, sede della società Runnning. Velardi, napoletano classe 1954, ha lavorato a lungo nel campo della politica e della comunicazione, lavorando presso quotidiani nazionali e fondando poi varie società di marketing, produzione mediatica e di public affairs. Ci ha gentilmente concesso una lunga ed interessante intervista esclusiva sull’attuale situazione politica, a partire dagli argomenti del seminario.

Come è andato, secondo lei, il seminario?

Ho visto molta gente. L’attenzione era molto viva. Mi pare che ci sia stata un’intesa generale su come affrontare il tema delle nuove tecnologie e del web. Il web deve essere considerato come uno strumento fondamentale. Non deve essere considerato più di uno strumento perché altrimenti cadiamo in un’ideologia del web. E sarebbe sbagliato. Vista così la Rete può essere uno straordinario strumento a disposizione della politica.

Quanto l’utilizzo del web può spingere a votare la fascia degli astensionisti cronici?

Lo spazio di manovra è tanto. L’astensionismo è di due tipi. C’è un astensionismo dell’elettorato più distante, più lontano, meno acculturato. Questo è un astensionismo difficilmente recuperabile. È una quota di elettori che si riesce a mobilitare solo quando ci sono delle campagne elettorali nazionali. Possiamo definirlo un elettorato secondario che è possibile mobilitare solo in certe circostanze. Il fenomeno che avanza è invece di un astensionismo più moderno. Di gente che si è scocciata della politica per come viene vissuta e interpretata. È un astensionismo colto, ponderato, è un astensionismo ragionato. Molto spesso è l’astensionismo di fasce di persone tra le più attente e solite frequentatrici del web. In questo senso siccome secondo me (non ho indagini scientifiche a proposito) c’è una grande quota di astensionisti composta da frequentatori del web è evidente che agire specificatamente su questo astensionismo da parte della politica e dei politici può almeno aiutare ad intercettare il target giusto. Poi bisogna sempre saper essere convincenti.

TP intervista Claudio Velardi

Un giudizio riguardo all’istituto delle primarie e sulla loro valenza come fatto politico?

Oramai mi sembrano abbastanza “sputtanate”. Le primarie dovrebbero essere istituite per legge. Dovrebbero riguardare entrambi gli schieramenti politici. Non è così. Vengono utilizzate un po’ a casaccio sulla base di regole ballerine. Si parla molto del caso delle primarie di Napoli delle quali ancora oggi non si conoscono i risultati e, come sempre, viene colpevolizzata la città di Napoli per questi presunti brogli. È anche possibile che questo sia avvenuto ma è l’istituto delle primarie in sé a non avere delle regole chiare, certe, omogenee, cogenti. Per esempio: alle primarie può votare chiunque? Può votare anche l’elettore di un altro partito? Se funziona così, un altro partito si può anche mobilitare per far votare il candidato più debole dell’altra parte in modo da essere avvantaggiato quando si va al voto. Questo solo per fare un primo esempio. Le primarie sarebbero belle se fossero organizzate e strutturate con altre modalità e con altre regole. A tali condizioni potrebbero essere uno strumento effettivo di partecipazione e di legittimazione per i candidati eletti.

Un’impressione rispetto al potenziale politico del “Terzo Polo”

Vedo un grande spazio politico: la gente non ne può più di un bipolarismo di maniera che in questi quindici anni ha funzionato male. Non è soddisfatta né del centrodestra, né del centrosinistra. Può, potrebbe rifugiarsi abbastanza naturalmente nel cosiddetto terzo polo.

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