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pubblicato: lunedì, 3 dicembre, 2012

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Russia, l’affermazione della guida economica statale: la vicenda Tnk-Bp

Tnk-Bp, produttore di petrolio, Russia

[ad]La portata dell’accordo di vendita raggiunto da Rosneft e Tnk-Bp in queste settimane trova illustre spiegazione nelle vicende politico-economiche della Russia degli ultimi due decenni. L’ago della bilancia determinante il ruolo e la nuova credibilità geo-politica russa risiede infatti in una costante: il settore energetico. Questo ha assunto un’importanza cruciale nella negoziazione politico-economica interessante i due antitetici periodi della  recente storia russa.

A ridosso del crollo dell’Unione Sovietica, petrolio e gas hanno rappresentato lo strumento utilizzato dai nascenti oligarchi al fine di invertire i radicati equilibri di potere, sottomettendo il ruolo egemone della politica ai diktat economici. L’incarico politico di Boris El’tsin, nel lontano 1991, trova infatti una preponderante matrice economica. Gli oligarchi, invertendo una tradizione secolare, benedirono il parroco. Il parroco, trovandosi conseguentemente in una insolita posizione subalterna, non poté compier altro che sancire la celebrazione della liturgia delle privatizzazioni selvagge, esponenziando così la già consolidata influenza degli oligarchi.

 

Tnk-Bp, produttore di petrolio, Russia

Il cambio di millennio generò però una radicale trasformazione nel processo in via di consolidamento, ristabilendo i ruoli tradizionali. L’avvento al Cremlino di Putin, nel maggio del 2000, segna la riconquista dell’egemonia politica sulla sfera economica, seppur attraverso procedure discutibili. Putin, capita la centralità del settore energetico negli equilibri di potere nazionali, costruisce infatti la sua vincente immagine di Übermensch, invertendo la tendenza e trasformando la sin lì redditizia arma economica degli oligarchi in sua arma politica. Inoltre l’arbitrario apparato giudiziario russo, sottomettendosi, sposa la nuova linea politica del Cremlino, sentenziando così il cambio di paradigma. L’epurazione dei business dei primi oligarchi non conformi alle nuove direttive politiche rafforza ulteriormente l’avvertimento, scoraggiando definitivamente alternativi percorsi di opposizione o mancata integrazione. Il secondo tracciato intrapreso da Putin, al fine di ristabilire il ruolo egemone della politica, diviene infatti il ri-acquisto pubblico di ciò che El’tsin era stato costretto a privatizzare, indipendentemente dalla legalità dell’implementazione del progetto. Le giovani S.p.a. russe ritornano così, nel nuovo contesto del libero mercato, a conduzione pubblica attraverso la creazione di società garantenti alla politica il ristabilimento del proprio ruolo egemonico di controllo. La velata pianificazione quinquennale ai tempi del libero mercato non trova però personificazione in grigi e accigliati burocrati ma in brillanti e narcisisti uomini d’affari che, in volgari gessati, si aggirano tra i corridoi della Borsa londinese. Conseguentemente, i nuovi cartelli pubblici, paracadutati nel mercato globale, facilitano la propria meta-narrazione, abbandonando gli impronunciabili nomi sovietici e assumendo orecchiabili sigle in cui abbondano i riferimenti International.

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