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pubblicato: sabato, 5 gennaio, 2013

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Troppe interviste annullano il vero messaggio dei candidati

interviste

Le polemiche nate dopo l’exploit in televisione del premier dimissionario Mario Monti non devono travisare quello che, in realtà, è il vero problema della televisione italiana. Sul banco degli imputati non deve dunque finire la tanto bistrattata par condicio (da far rispettare ovviamente, tutti devono essere uguali davanti al tubo catodico) bensì la scelta dei direttori di reti di fare interviste allo stesso protagonista politico nel giro di pochi giorni.

[ad]Un esempio lampante ne è l’ex premier Silvio Berlusconi che, nell’ultima settimana antecedente l’ultimo dell’anno, ha invaso la televisione di Stato e quella di casa sua. Ebbene, passi la prima intervista in cui il Cavaliere spiegava urbi et orbi i motivi della sua ridiscesa in campo con annesse e connesse esplicite dichiarazioni al vetriolo contro Monti e la Germania egemone. Ma le interviste successive seguite non una settimana dopo, ma il giorno seguente, che apporto all’informazione reca di per sé? Un nulla teorico, poiché l’interessato ripete come una nenia la stessa filastrocca: “Sono stato vittima di un complotto, con Monti la situazione in Italia è peggiorata, lo spread è un’invenzione, basta con la Germania egemone, toglieremo l’Imu, non disperdete il voto”. Cambiando l’intervistato il risultato non cambia. Ecco ora Monti che con fare liturgico spiega la sua Agenda: “Sinistra e destra sono superate, non riesco a seguire il pensiero di Berlusconi, l’ala sinistra del Pd è conservatrice, non siamo un partito ma un movimento”.

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Sia chiaro questa non è un’accusa a chi viene intervistato né un tentativo di censurare i protagonisti della prossima tornata elettorale. Questo è in realtà un rimprovero a chi gestisce l’informazione, televisiva e non. Ospitare lo stesso personaggio politico nella propria trasmissione dopo che questi il giorno prima aveva rilasciato un’intervista su un canale diverso, sembra più un gesto di vanità personale che di volontà di informare. Una ridondanza continua che si perpetua nei giorni a seguire dove chi cambia è solo l’intervistatore ma contenuti e protagonisti rimangono gli stessi. Ciò non fa altro che danneggiare il messaggio veicolato che ripetuto più volte perde poi il suo valore intrinseco. Basterebbe un po’ di oculatezza in più e meno ingordigia per rendere l’informazione italiana di qualità migliore.

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