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pubblicato: mercoledì, 16 gennaio, 2013

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Oltre la seconda Repubblica? D’Alema presenta “Controcorrente”

Massimo D'Alema

Ieri pomeriggio è stato presentato ai Musei Capitolini a Roma il nuovo libro-intervista di Massimo D’Alema con le domande di Peppino Caldarola, ex collaboratore dell’attuale presidente del COPASIR e della Foundation of European Progressive Studies (FEPS).

[ad]Il libro, uscito il 10 gennaio per Laterza, si intitola “Controcorrente” e ripercorre alcune delle principali vicende della politica italiana a partire dalla caduta del Muro di Berlino. All’interno di questa vicenda storica e del corrispondente quadro internazionale, D’Alema riesamina le scelte della sinistra che ha contribuito a determinare o che ha preso in prima persona.

Ne emerge una sostanziale difesa della sostanza di queste decisioni con alcuni spunti di autocritica, ad esempio sul non essersi dedicato al compito della ricostruzione del partito durante il governo Prodi I. Del resto la difesa del ruolo dei partiti è un vero leit-motiv del libro. L’idea è che l’esistenza di partiti strutturati, che svolgano una funzione di mediazione tra lo Stato e la società è necessaria per una democrazia funzionante. Il mito della società civile onesta e integra contrapposta ai partiti corrotti si fonda invece su una lettura semplicistica e illusoria della società italiana, ma nonostante questo ha profondamente condizionato la politica della Seconda Repubblica.

Nonostante il suo respiro storico, sottolineato alla presentazione dallo storico Miguel Gotor, il libro è anzitutto un libro politico. “Questo libro è stato scritto da uno che intende continuare a fare politica” ha detto D’Alema, aggiungendo ironicamente che “ci sono gli appunti per le mie memorie ma solo una traccia, magari per quando sarà il momento”.

E infatti l’ultima parte del libro è dedicata alla crisi finanziaria europea e all’esperienza del governo Monti. Bisogna dire che il libro è stato terminato prima che Monti decidesse di “salire in politica” e per questo è uscito sull’Unità un “capitolo aggiuntivo” che fa i conti con il quadro politico modificato che questa scelta ha comportato.

Difatti il governo Monti nel libro era valutato positivamente in quanto governo di transizione, necessario a far riacquisire all’Italia credibilità internazionale e a superare l’emergenza. D’altra parte si faceva valere l’insufficienza della prospettiva “tecnica” per effettuare le riforme atte a promuovere quella ristrutturazione dell’economia italiana di lungo periodo necessaria per superare la crisi in maniera duratura. Questo anche perchè soltanto un cambiamento degli equilibri politici a livello continentale, che spostasse l’egemonia da conservatrice a progressista (portando con sé anche un parziale superamento dell’austerità, non a livello nazionale ma a livello europeo, con l’introduzione della golden rule per lo scorporo degli investimenti dal fiscal compact, di nuovi investimenti finanziati attraverso bond europei, del superamento dell’idea che gli aggiustamenti debbano pesare solo sui paesi debitori attraverso deflazione salariale) permetterebbe una nuova e duratura fase di crescita.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)

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4 comments
Zeno
Zeno

Chissa se Dalema ha fatto anche l'analisi di quanto ci è costata la sua scelta di lasciare il monopolio tv a berlusconi, dei suoi accordi sottobanco e della politica dei ds ieri e pd oggi ti non risolvere i problemi del paese ma di essere solamente un pochino meno peggio di B.

il colto
il colto

Rispondo al commento del signor Sansò. Basta un motore di ricerca per scoprire che D'Alema, insieme al titolo di Cavaliere della Grande Croce dell'Ordine Piano concessogli nel 2006 dal Vaticano, è stato insignito anche della Legion d'Onore francese e dell'Ordine al merito del Cile. Qui c'è poco da brigare: la motivazione delle onorificenze, in tutti e tre i casi, è “per essersi distinto con particolari meriti”. Il titolo conferito a D'Alema dal Vaticano, oggi diversamente dal passato, è concesso più frequentemente per iniziativa del Pontefice, senza segnalazioni di questo o quel cardinale. Sono Cavalieri della Grande Croce dell'Ordine Piano anche Giorgio Napolitano e Carlo Azeglio Ciampi, che tuttavia sono qualificati “conti”, mentre D'Alema è “nobiluomo”. Nel panorama di politici effettivi o prestati alla politica, che conta diversi casi desolanti della crisi di valori morali, ecco che persone come Ciampi, Napolitano e D'Alema sono esempi di uomini pensanti, responsabili e liberi. Per loro non vale il pensiero “Tanto è inutile ogni intervento”, o “Tanto fanno tutti così”. Nel caso di D'Alema, credo che l'identità del militante intelligente e i voti che l'hanno portato a sommare 7 legislature siano valori agganciati a una vita (comprese le sconfitte) che insegna a non sottrarsi mai alle responsabilità. Le onorificenze o la tessera di partito restano titoli. L'onestà è l'esempio da donare.

Giuseppe Sanso'
Giuseppe Sanso'

Rispetto allo "statista" D'Alema mi sento un microbo. Non discuterei mai con lui di politica alta: è troppo navigato, esperto, addentro alle faccende di Palazzo. Ma lo considero una persona deplorevole, squallida, traditrice dei motivi per cui sono iscritto al suo stesso Partito e a causa della quale mi deciderò a non rinnovarne la tessera. Posso considerare imbecille una persona che aderendo all'eredità dell'illuminismo, di Gramsci, del Partito Comunista abbia brigato tanto per ottenere -tramite gli auspici di Bertone e Bagnasco- la carica di ViceConte dello Stato della Città del Vaticano? posso considerare ignobile chi resta attaccato alla poltrona perché una serie di sudditi feudali di quel Sud arretrato e ignorante gli accorda il consenso probabilmente interessato? Posso considerare inetto chi non sa trovare altra occupazione nella vita che riproporci la sua persona come salvatore di una Patria dove lui stesso ha politicamente fallito?

Giuseppe Sanso'
Giuseppe Sanso'

Una breve replica a "il colto" Grazie per le precisazioni, il profluvio di cultura, l'ampiezza della documentazione. Alla mia età, pochissimo distante dalla sua, mi si può perdonare se -di fronte all'eventualità di prolungare questioni polemiche- mi limito a mantenere la mia opinione: avrei rifiutato almeno due di quelle cariche. Comunque...grazie signor Massimo D'Alema.

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