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pubblicato: martedì, 12 febbraio, 2013

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Moretti ha anticipato la realtà con “Habemus papam”

NANNI-MORETTI

Nanni Moretti. Ieri, alla notizia delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, come in un flash è tornato in mente a chi lo aveva visto il film di Moretti uscito circa due anni fa. Il famoso – da oggi ancor più – “Habemus papam”. Chissà perché. Un Papa che è stato tale per circa otto anni – Joseph Ratzinger – ed uno che non è riuscito neanche a cominciare – il Cardinale Melville del film –. Eppure il ricordo è riaffiorato all’istante.

[ad]Nanni Moretti decise a suo tempo di raccontare un’ipotesi così improbabile da far riflettere proprio per questo carattere di assurdità: cosa succederebbe se il Papa, un giorno, non se la sentisse di essere il Papa? Se il rappresentante della Chiesa, una persona che ha dedicato tutta la sua vita a diffondere la parola del Signore, investito dalla somma responsabilità di rappresentarlo al cospetto dell’umanità intera, volesse esimersi da questo compito? Quali reazioni susciterebbe – si chiedeva Moretti nel film – un caso senza precedenti?

Ovviamente senza precedenti degni di considerazione per noi, che viviamo in questa epoca e non in un’altra.

Moretti ci aveva mostrato quello che è dato vedere solo dall’esterno: cosa accade nelle stanze del Conclave mentre il mondo, in trepidante attesa, aspetta fuori una fumata bianca. Naturalmente immaginandolo a suo modo. I cardinali, di rosso vestiti, seduti uno accanto all’altro con penna e foglio per scrivere la storia della Chiesa e del mondo intero. Investiti da tanta responsabilità, eppure immaginati dal regista nervosamente impacciati, mentre cercano di spiare, come si fa a scuola, cosa è scritto sul biglietto del compagno di banco.

Più che dei severi rappresentanti della Chiesa sono delle persone tremendamente impaurite. Terrorizzate. Una torre di Babele di voci che si accavallano e in ogni lingua affermano la stessa cosa: Non io, Signore, non scegliere me, non sono all’altezza.

Al momento della sua inaspettata elezione, Moretti ci mostra un Papa colto da un enorme senso di inadeguatezza, sopraffatto dall’ansia e incapace di sorridere quando i cardinali si stringono a cerchio intorno a lui, sollevati per una sorte che non è toccata a loro. Alla domanda Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?, questi è esitante e dapprima non risponde. Fino a quando qualcuno intona un Te Deum che non gli lascia scampo.

Ma i bisogni dell’uomo male si addicono ai bisogni di un Pastore della Chiesa. In fondo non è che un uomo come tutti gli altri. E il suo bisogno primordiale è quello di fuga. Fuga da un ruolo che non ha mai veramente vagliato, che lo coglie impreparato e che non gli appartiene. Fuga dalla marea di persone, provenienti da ogni parte del mondo, che lo aspettano riunite in Piazza San Pietro, pronte ad acclamarlo.

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