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pubblicato: lunedì, 4 marzo, 2013

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Lavorare meno, lavorare tutti

lavoro

Qual è il modo per far rinascere, nel cittadino, la fiducia verso le istituzioni, il governo, la politica? Qual è il modo per sradicare la diffidenza nei confronti di una classe politica al cui interno hanno militato, e in alcuni casi ancora militano, personaggi corrotti o ambigui? Le risposte alle domande incipitarie si preannunciano complesse e richiedono, quindi, un’acuta osservazione; ma prima di ricorrere ad una buona lente d’ingrandimento, mi urge fare una premessa.

[ad] Queste, così come altre pagine, sono rivolte soltanto alle persone oneste. Quante ce ne siano in Italia, o nel mondo intero, non è dato sapere; gli istituti di ricerca (ad esempio l’Istat, il Censis…) non possono aiutarci in tal senso.

Mi ricorre alla mente una frase molto cara ai magistrati Falcone e Borsellino: «Non bisogna mai confondere gli uomini con i ruoli».

Basterebbe, quindi, diffondere questo straordinario pensiero affinché si ristabilisse la fiducia, ma sappiamo che non è così, o almeno che finora non è avvenuto, o peggio ancora che molti hanno la percezione che non possa più avvenire. È proprio per questi motivi che ho citato questa frase, che per me rappresenta il primo passo nel senso giusto, quel senso tracciato da uomini che hanno lavorato – fino alla morte – per tutti noi, in rappresentanza dello Stato, prima fra tutte le istituzioni. Il senso profondo di quella frase, in cui le parole “ruoli” e “uomini” assumono valori immensi, è incarnato alla perfezione da tutti i cittadini che compiono il loro dovere, con dedizione verso il prossimo e, oggi più che mai, con estremo sacrificio.

Ma molti cittadini, nostri connazionali, sono deprivati di questa possibilità poiché sono stati deprivati del loro lavoro, essenza fondamentale di ogni uomo. Tra questi ultimi, molti hanno perso la speranza del futuro… la speranza di una vita. Seppur la colpa è teoricamente di molti (o tutti), la responsabilità è certamente di coloro che governano, nei quali, volente o nolente, il cittadino – soprattutto il cittadino depauperato – ripone le sue speranze, ed ancor più lo fa, e lo deve fare in un momento preciso, nel quale la sua scelta avrà un valore indissolubilmente connesso alla sua vita. Quella scelta ha un nome: voto.

È esattamente in questo punto che si innesta l’onestà alla quale accennavo nelle righe precedenti.

In molti miei scritti ho avuto modo di esporre la mia visione in merito all’onestà, all’auspicato ritorno, argomentando, per quanto possibile, le mie proposte utopistiche. Non che ora abbia cambiato idea; il sogno rimane, anche perché è l’unico che mi permette di vedere la vita in prospettiva, nella quale potrò respirare aria pulita… Abitare a ridosso di una landa definita “Il triangolo della morte” non può che ucciderti, consumarti lentamente. Molte volte ho pensato di chiedere, alla scrittrice brasiliana Martha Medeiros, il permesso di aggiungere un verso alla sua bellissima poesia “Lentamente muore”. Mi capita in situazioni particolari, tali da annebbiarti letteralmente la mente, come nel caso dell’ultima notizia, riportata nell’articolo “Nel triangolo della morte dove case, asili e strade sono costruiti con rifiuti tossici”.

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