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pubblicato: mercoledì, 20 marzo, 2013

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Parliamo di signoraggio bancario

Assieme ad argomenti forse meno tecnici e maggiormente di pubblico dominio, il signoraggio è stato travolto da un’ondata di complottismo negli ultimissimi anni – ultimamente ha persino conosciuto dei simpatici spin-off riguardanti la crisi finanziaria del 2008 – contribuendo ad inquinare anche fonti di informazione ad accesso di massa (wikipedia) e causando una generale confusione (con conseguente proliferazione di “espertissimi” di dubbie referenze) sui reali “cosa”, “come” e “chi” della questione.

[ad]Senza alcuna pretesa di precisione assoluta sull’argomento, cercherò di essere comunque il più chiaro e didattico possibile,  per fare luce sulla maggioranza delle assunzioni fantasiose e complottiste che ruotano attorno al signoraggio. Prenderò l’argomento iniziando dalle basi-basi per permettere anche ai non-economisti di capirci qualcosa, quindi sarà una trattazione lunga: mettetevi comodi prima di iniziare.

Punto primo: la moneta.

All’inizio la moneta non esisteva. Esisteva lo scambio di merci senza mediazione, altrimenti detto “baratto”, il quale consiste nell’accordo tra “compratore” e “venditore” (nella cui fattispecie sono di fatto termini senza alcun significato, ma per chiarezza li usiamo comunque) sul valore delle merci scambiate.

Per definizione, e per logica, lo scambio avviene quando domanda ed offerta si incontrano. Il baratto quindi crea notevoli problemi perché questo incontro avvenga: ci deve infatti essere una doppia coincidenza di desideri, ovvero dobbiamo trovare qualcuno che sia in possesso del bene che ci interessa, e che sia disposto ad accettare in cambio il bene di cui disponiamo noi. Ad esempio, un benzinaio Shell affamato deve trovare un panettiere che accetta pagamenti in taniche di benzina Shell.

Sintetizzando:

– I costi di transazione sono alti: dobbiamo trovare qualcuno interessato allo scambio alle sopraccitate condizioni, e dobbiamo decidere l’effettivo prezzo di scambio. Il tutto prima di morire di fame.

– Siamo costretti a trasportare grandi quantità dei beni che produciamo, al fine di effettuare gli scambi necessari. E le taniche di benzina pesano.

– Dei beni prodotti che destiniamo allo scambio, non possiamo consumare nulla, altrimenti diminuiremmo la nostra ricchezza. Il che in questo caso è un bene, dato che la benzina non sfama.

Ben conscia di questi problemi, l’umanità ad un certo punto della sua storia ha inventato la moneta, definita come qualsiasi cosa che possa essere utilizzata come mezzo di scambio, e a cui venga diffusamente riconosciuto un valore. La prima caratteristica sostanzialmente indica la sua trasportabilità: una casa non è un mezzo di scambio, una conchiglia sì. La seconda, la necessità di un’accettazione diffusa come merce di scambio, ha portato alla sua identificazione prevalentemente in merci rare, o pregiate, tra cui appunto l’oro.

(Per continuare la lettura cliccate su “2”)

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3 Commenti

  1. giacomo ha scritto:

    Dopo 4 pagine, una conclusione ad effetto 😀 haha

  2. ludovico fulci ha scritto:

    mah che dire?, mai viste tante scemenze tutte insieme ….

  3. ludovico fulci ha scritto:

    “”””di fatto è carta stampata, il cui valore intrinseco è molto basso se non nullo, e quindi la legge interviene per conferirle dignità come mezzo di scambio, e valore in base al valore nominale stampato sulla banconota””” la legge conferisce per fare cosa? vorrei vederla questa legge che conferisce valore alla banconota…. quale sarebbe, esimio Riccardi?

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