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pubblicato: lunedì, 11 marzo, 2013

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Quella proposta senza senso del Pd a Grillo

grillo_pd

Il Partito Democratico punta ad un governo di minoranza. E attraverso otto punti qualificanti (costi della politica, lavoro, Europa ecc…) mira ad ottenere i preziosi voti di fiducia dei senatori Cinque Stelle a Palazzo Madama.

[ad]Si tratta di una linea concordata e approvata dalla direzione nazionale del Pd. Ed oggettivamente appare l’unica strada praticabile per Bersani che sembra quanto mai poco propenso ad accordi col centrodestra a trazione berlusconiana.

Tanto che non stupisce l’unanimismo della direzione Pd alla proposta di Bersani: non ha vinto queste elezioni, soprattutto moralmente, ma essendo arrivato primo a lui spetta il primo passo.

C’è però da scommettere che, nel caso di fallimento di questo difficile asse coi grillini, la prossima assemblea democratica sarà tutt’altra che unanime considerando lo schieramento pro-governissimo e quello favorevole ad un ritorno al voto.

C’è però una contraddizione di fondo nella proposta del Pd ai Cinque Stelle. Una contraddizione che, considerando gli stretti margini di manovra di Bersani, rischiano di mandare definitivamente in malora la difficoltosa operazione politica.

L’approccio del Movimento Cinque Stelle nel corso di questi ultimi quattro anni è stato di critica totale a tutto il sistema dei partiti. Per Grillo, padre padrone del movimento pur non candidato in nessuna circoscrizione parlamentare, Berlusconi non si differenzia molto da Bersani e lo stesso Pd è denominato dal comico genovese il “pdmenoelle”.

Un approccio paradossalmente stalinista. Ma di quello pre-Seconda Guerra Mondiale: Hitler come Roosevelt, Churchill come Mussolini.

Non c’è differenza.

Senz’altro si può osservare che in questo periodo storico per quanto alcune categorie della politica appaiono superate, una certa differenza tra sinistra e destra sussiste ancora.

Di conseguenza la posizione grillina è nella migliore delle ipotesi pressappochista.

E’ innegabile però che questa condotta ormai fa parte del patrimonio genetico del movimento e non è escluso che gran parte degli elettori Cinque Stelle, per quanto ex elettori di centrodestra o centrosinistra, condividano in gran parte l’equivalenza tra Berlusconi e Bersani.

Ora, nelle intenzioni dei grillini, considerando che nessuno prospettava la maggioranza assoluta dei seggi per Grillo sia alla Camera sia al Senato, l’obiettivo massimo era quello di contribuire all’attività legislativa del parlamento. Ponendo i temi prioritari per l’agenda politica grillina (le famose cinque stelle) e stanando i tentativi dei partiti di non risolvere i vari problemi del paese.

Lo scenario post-voto però paradossalmente carica di responsabilità maggiori Grillo, perché dipende proprio da lui l’esistenza o meno di un governo in grado di governare e di conseguenza di produrre, in sede parlamentare, atti di carattere legislativo.

Da qui l’ipotesi, molto spesso spiegata in malo modo, su una certa “simpatia” del Movimento Cinque Stelle nei confronti del governo d’unità nazionale: in questo modo infatti la responsabilità di un voto di fiducia al governo spetterebbe ai partiti “tradizionali”. Loro si accollerebbero le responsabilità dell’esecutivo, i grillini potrebbero porre i loro temi in aula e al tempo stesso capitalizzare elettoralmente scossoni e atti impopolari dell’esecutivo.

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8 comments
Elena
Elena

Buongiorno, mi scusi ma non sono affatto d'accordo con Lei circa la tesi per cui Bersani mirerebbe solo a scaricare tutte le responsabilità su Grillo. Semmai è vero il contrario. Innanzi tutto perché in nessun caso, e a prescindere dal PD, Grillo sarà più esente da responsabilità: candidandosi ha implicitamente accettato regole democratiche precise, tra cui la necessità costituzionale di accordare la Fiducia a un esecutivo e il dovere di rispettare il risultato elettorale (che non gli consegna la maggioranza assoluta e offre la prima chance di formare un governo a Bersani). Non volendolo fare per i suoi motivi, anche Grillo si prende la responsabilità di dire di no, perché di fatto con quel NO non si parte. Inoltre, se dare la Fiducia è sempre sinonimo di inciucio inaccettabile, deve esserlo anche a parti inverse quando la si riceve, e quindi Grillo vivrà sempre una contraddizione in teoria priva di soluzione che non dipende da altri ma dalla natura e dalle finalità del movimento. Non si può, quindi, non rilevare un'evidente ipocrisia in questo doppiopesismo, che potrebbe essere anche letta come paura di Grillo che il PD sappia cambiare davvero e riconquisti elettori. Quanto agli 8 punti, vaghi quanto si vuole (per forza, trattandosi di punti programmatici aperti a discussione) ma rivedibili e ampliabili come ha più volte detto Bersani. In questo come fanno a esserci trappole, se non quelle autoimposte da Grillo che non prevedono alcuna apertura a chicchessia, ne' discussione preventiva per trovare punti di incontro? Perché va da sè, che se si trovassero punti di incontro prima della fiducia, potremmo finalmente partire, il Paese se ne gioverebbe e ne' PD ne' 5S avrebbero interesse a smettere prima di aver fatto qualcosa di buono che sta a cuore a entrambi, poco o tanto che sia. Una cosa inaccettabile per chi punta al caos, come Grillo, altro che trappola del PD.

Roberta
Roberta

I punti proposti da Bersani sono vaghi. Riduzione costi della politica. Sì, ma come? una volta ricevuto l'incarico da Napolitano, il Presidente di Consiglio forma squadra di governo e chiede al Parlamento la fiducia. Se i parlamentari M5S non sono convinti del programma di governo, si astengono o non votano la fiducia. Risultato: nuove elezioni. Insomma la cosa giusta e responsabile da parte di entrambi gli schieramenti sarebbe stato un governo di coalizione di M5S e PD così come è successo in Inghilterra, per esempio, tra i conservatori e i liberal-democratici. Chi ne beneficerà di tutta questa situazione in un probabile scenario elettorale non lo so. Ma sta di fatto che l'Italia si ritroverà paralizzata ancora per parecchio tempo.

Franco Bonfante
Franco Bonfante

Non condivido il commento. La fiducia al governo e' il presupposto necessario per gli atti successivi intesi a dare attuazione agli 8 punti o a quelli concordati. Il M5S può sempre togliere la fiducia qualora i punti non fossero rispettati.

Francesco
Francesco

"Lo scenario post-voto però paradossalmente carica di responsabilità maggiori Grillo, perché dipende proprio da lui l’esistenza o meno di un governo" Livio Ricciardelli, non hai capito una sega del Movimento 5 Stelle il M5S ha costruito i consensi contro questa politica in 5 anni di lavoro, tutti il movimento è compatto, ecco perché è vincente, tutti nel movimento hanno una idea di svolta coesa compatta e unita senza forzature, e il risultato, a meno che non sei peggio di Napolitano, è abbastanza chiaro! Sei il tipico perfetto saccente italiano Livio, scontato, banale, qualunquista propenso a discorsi per sentito dire al bar, saluti!

Gianfranco
Gianfranco

questa volta proprio non vi capisco. a proposte che non accettano voteranno no, d'altra parte son dsposti a mandare tutto per aria purdi salvarsi la faccia. e comunque, dopo tutto que bel discorso: Quindi?

Riccardo Moni
Riccardo Moni

non sono d'accordo. l'eventuale fiducia sarebbe solamente "tecnica" specificata all'atto delle dichiarazioni di voto, votata solamente per far nascere un Governo, dopo si cerca di attuare i prvvedimenti concordati e poi si naviga tutti a vista. Una situazione del genere sarebbe molto probabilmente più scomada al Pd che a M5S.

Sinigagl
Sinigagl

È la politica, bellezza.

luciano
luciano

Sono d' accordo con Riccardo Moni, e mi spigo. La nuova situazione nata dai risultati elettorali ha una via di uscita nel ritorno al rispetto totale della separazione dei poteri. Il governo amministra lo stato con le leggi esistenti. Il Parlamento fa le nuove leggi che eventualmente dovessero essere necessarie. Al massimo il governo può richiedere al Parlamento di intervenire con nuove leggi se sono presenti situazioni nuove. Il Governo non presenta neanche il programma che non sia quello di applicare le leggi esistenti. Nessun decreto legge. Solo leggi ordinarie presentate da parlamentari e da essi discusse e approvate dopodiché il Governo non fa altro che applicarle. Ogni nuova legge, da chiunque sia presentata, troverà nel Parlamento la maggioranza per approvarla o bocciarla possibilmente a scrutinio palese in modo che si sappia chi ha votato e come ha votato. Il Governo con questi ridotti poteri non costringerà più i Parlamentari a votare i propri decreti come ci hanno abituato negli ultimi anni con i ripetuti voti di fiducia. Il Governo potrebbe anche essere un Governo Bersani che potrebbe essere dotato di una fiducia "tecnica" sia del M5S che del PDL oltre a quella del PD. Sarebbe non un " Governo del Presidente" ma un "Governo del Parlamento".