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pubblicato: lunedì, 18 marzo, 2013

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Euro – Il Momento sbagliato per l’Austerità

Euro e austerità. Dopo la vittoria del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche è tornato di moda parlare dell’euro e della sua legittimità nel nostro sistema monetario. Capita spesso che persone chiedano come mai non è stato fatto un referendum in illo tempore e tutti ricordano l’inflazione da euro che ha colpito le tasche degli italiani quando la filastrocca che si ripeteva di continuo era “un euro mille lire”.

[ad]Addirittura recentemente qualche estremista ha modificato la storia e i numeri affermando che la Germania è stata favorita nel cambio con l’euro, quando questo in fin dei conti non era altro che una continuazione dell’ECU (European Currency Unit) già esistente dal punto di vista scritturale da parecchi anni e utilizzata come una specie di superindice delle valute dello SME (Sterlina Inglese e Corona Danese comprese, nazioni che poi scelsero di non entrare nell’Unione Monetaria).

Il problema non è stata l’introduzione dell’euro, bensì i mancati presidi sui prezzi e la libertà totale di “adeguamento dei decimali” a negozianti e artigiani, non tutti, sia chiaro, ma molti hanno approssimato a quel “un euro mille lire” e, diciamola tutta, hanno pagato caro il prezzo dell’attuale crisi economica. Ma cosa è successo ai conti dell’Italia? Perché non abbiamo toccato con mano gli effetti benefici della moneta unica?

Ci sono altri, molti aspetti da trattare, ma probabilmente ora è meglio tralasciare l’unione monetaria senza l’unione fiscale o politica. Per questo momento focalizziamoci sull’Italia dopo il 1998 (anno di entrata in vigore dell’euro come moneta scritturale).

Da quella data fino all’esplosione della Crisi dei Debiti Sovrani del 2011 l’Italia ha risparmiato 700 miliardi di euro in termini di inferiori interessi da pagare per il debito. Chi deteneva un mutuo parametrizzato all’Euribor a tre mesi ricorda che nel 2003-2005 sembrava di avere un tasso fisso perché il riferimento oscillava di pochi punti base, contemporaneamente i Titoli di Stato non rendevano tantissimo (ancora oggi molti ricordano i BTp al 12% dei primi anni ’90, illusione di un arricchimento facile), i risparmi si riflessero sugli interessi e quindi aumentò la domanda di mutui e di conseguenza quella di immobili innalzando la quota capitale da pagare a parità di immobile acquistato.

Cosa è stato fatto con quei 700 miliardi non ci è dato sapere, anche se ascoltando Radio 24 e Focus Economia tutti i pomeriggi un’idea ce la possiamo fare: le amministrazioni centrale e locali sono diventate delle vere macchine mangia soldi creando posizioni di rendita per alcuni politici, aumentando il disagio della popolazione e portando alla vittoria elettorale un elemento di rottura con il passato come il Movimento fondato da Beppe Grillo.

Contemporaneamente la Germania guidata da Gerard Schröder varava manovre di austerity e sanava il bilancio statale. Con questa frase è sufficiente comprendere come mai ora la Repubblica Federale di Angela Merkel fa la voce grossa nei confronti dei paesi mediterranei accusati di aver fatto le cicale quando era il momento di fare le formiche.

(Per continuare cliccate su “2”)

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1 Commento

  1. DeWitte ha scritto:

    I primi a violare le regole di Maastrich furono dieci anni fa la Francia e udite udite, la Germania.
    In quanto ai conti a posto della Germania, lo sono perchè ha un gettito fiscale alto dovuto ad imprese ricche e competitive.
    Se avesse imprese come quelle di tutti gli altri Paesi europei (con poche eccezioni) annasperebbe anch’essa.
    Non vi è nessun merito a fare il Ministro del Bilancio in Germania. Anche mio nonno in carriola ci riuscirebbe.

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