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pubblicato: mercoledì, 18 maggio, 2011

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Comunali 2011: la mia analisi

Il commento di una tornata amministrava, come questo primo turno del 15 e 16 maggio, poco si presta ad analisi sommarie capaci di coinvolgere elettoralmente lo scenario nel suo complesso (anche se le conseguenze politiche di questo test potranno ben sentirsi a livello nazionale).
Può allora essere utile suddividere il tutto in varie parti:

[ad]• Milano: nella città meneghina appariva alquanto probabile la necessità di un secondo turno e quasi sicuro un candidato sindaco senza il 50% più 1 dei voti. Eppure la sorpresa di queste elezioni amministrative sta proprio nel voto milanese. Sia per il sorpasso di Pisapia nei confronti della Moratti sia per il divario di voti quanto mai inatteso tra i due. I primi intention poll giunti nella giornata di lunedì verso le 15 (speriamo che sia la morte definitiva di questo perverso sistema di rilevazione) dava la Moratti al 47,5% e Pisapia al 43. Un dato non troppo dissimile dalle rilevazioni demoscopiche delle ultime settimane. E un risultato che avrebbe portato il centrosinistra ha festeggiare considerando che, nella culla del berlusconismo, si sarebbe andati dopo ben 14 anni al secondo turno. Col passare del tempo però, e l’arrivo dei voti reali e delle proiezioni, ci si è resi conto che in realtà si trattava di un testa a testa tra i due. Con ovvi cori di giubilo al comitato Pisapia. Quando si è effettivamente manifestata la posizione di vantaggio di Pisapia sulla Moratti, e di quasi 7 punti percentuali, si è arrivata alla conclusione: un débacle pazzesca per Berlusconi, che ha fortemente politicizzato il voto (riscuotendo “solo” 28.000 preferenze rispetto alle 53.000 del 2006, ma ottenute in un partito politico, Forza Italia, decisamente più piccolo rispetto al Pdl) e anche per la Moratti che, oltre alla sua linea amministrativa portata avanti in questi cinque anni, paga la sua condotta elettorale eccessivamente “estremista” e così lontana dalla sua consueta reputazione moderata (ciò si è manifestato in molti altri ambiti: basti pensare al flop elettorale del ben poco moderato Lassini). Pisapia invece può ben gioire: il suo nome rischia di rappresentare un evento campale della seconda Repubblica, capace di far tornare al governo di Milano il centrosinistra. La stessa città che molto spesso ha anticipato scenari politici nazionali e che da culla del riformismo di sinistra (indimenticabili le giunte socialiste e comuniste rette da Aldo Aniasi) e divenuta, passando per la “Milano da bere”, la diga del berlusconismo e una città strutturalmente di centrodestra.

Comunali 2011: la mia analisi

• Torino: il voto di Torino è in realtà quello che rischia maggiori generalizzazioni, assieme a quello bolognese. Occorrerà dunque fare chiarezza su alcuni punti. La netta vittoria al primo turno di Piero Fassino è stata vista come una sorta di arretramento rispetto alle posizioni precedenti. Insomma: niente a che vedere col record del 66% di Chiamparino alle comunali del 2006. Su questo tema, utilizzato ovviamente dai berluscones, occorre fare chiarezza e mettere dei puntini sulle i: in primo luogo infatti bisogna considerare che in un’elezione amministrativa il valore, a livello di candidatura, del sindaco uscente ha qualcosa in più rispetto a qualsiasi altro candidato. È vero, non è quello che è avvenuto con la Moratti a Milano, ma senz’altro Chiamparino nel 2006 era favorito da cinque anni di riconosciuta buona amministrazione. Un bonus non a disposizione di Fassino che ovviamente correva per la prima volta nonostante fosse sostenuto, sia alle primarie sia alle elezioni, dal “SuperChiampa”. Insomma: Fassino non è Chiamparino. E non perché non sia bravo. Ma perché semplicemente non ha fatti (ottimamente) il sindaco negli ultimi dieci anni. In secondo luogo bisogna notare la forte dispersione del voto conseguente alla presentazione di ben 37 liste in sostegno ai vari candidati all’incarico di sindaco. Ciò ha portato ad un ridimensionamento elettorale dei voti per i candidati principali tanto che lo stesso Michele Coppola ha ottenuto addirittura meno voti rispetto al candidato del centrodestra del 2006 Rocco Buttiglione pur essendo oggettivamente più presentabile e più spendibile politicamente. Da segnalare infine a Torino il sorpasso dei grillini, guidati da Bertola, sul Terzo Polo di Muzy. Anteprima di ciò che è avvenuto in proporzioni ben più drammatiche a Bologna.

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