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pubblicato: martedì, 24 maggio, 2011

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Torino, analisi del voto

fassino

Torino non cambia bandiera, e resta in mano al centrosinistra. Malgrado un candidato sindaco da molti considerato poco appetibile, esponente della vecchia guardia postcomunista del Partito Democratico, il capoluogo piemontese riesce a confermarsi la vera roccaforte progressista del nord del Paese, a maggior ragione se si guarda alle dimensioni completamente inaspettate del risultato.

In molti, nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni, avrebbero scommesso sul ballottaggio o su una vittoria risicata del centrosinistra, e invece Piero Fassino, ultimo segretario dei DS, è diventato sindaco di Torino con un secco 56,66%, una percentuale notevolissima anche se lontana dai fasti bulgari del suo predecessore Sergio Chiamparino.
Proprio l’eredità di Chiamparino è probabilmente la chiave di volta del successo del centrosinistra nella città sabauda, nonché il principale parametro di valutazione nel confronto tra le elezioni appena svoltesi e quelle del 2006.

torino
Confronto del voto a Torino
Comunali 2006 – Comunali 2011

Il primo dato eclatante è quello dell’affluenza. Rispetto al 2006 il calo dei voti validi è stato molto modesto, un calo limitato a meno di 12.000 unità. Da contrappunto a questo dato è il numero dei voti validi relativi alle liste, in incremento rispetto a cinque anni fa di circa 7.000 unità, come espressione di una maggiore politicizzazione del voto ed un minore appeal dei candidati.

Proprio l’effetto-candidato è un altro tema importante. Tutti e quattro i candidati principali hanno fatto peggio delle coalizioni in loro sostegno, naturalmente ciascuno in misura diversa. Coppola, ad esempio, ha ottenuto solo lo 0,14% in meno della propria coalizione, mentre Fassino si è assestato quasi due punti percentuale al di sotto delle liste in suo appoggio. Per Fassino è poi impietoso il paragone con il suo popolarissimo predecessore: l’ultimo segretario DS porta infatti un valore aggiunto di meno di 30.000 voti alla sua coalizione, contro gli oltre 60.000 racimolati da Chiamparino.
Quest’ultimo era al secondo mandato, ben conosciuto ed apprezzato dalla popolazione, e nel 2006 si votava per di più poco dopo il trionfale evento olimpico, ma è indubbio che Fassino abbia pagato il suo essere un politico di lungo corso e parte del gruppo dirigente del Partito Democratico.
Anche il proliferare dei candidati minori ha contribuito a drenare consensi dalle forze principali: se nel 2006 i candidati al di fuori dei due schieramenti principali avevano ottenuto appena il 3,96%, nel 2011 i candidati al di fuori dei quattro schieramenti principali sono riusciti ad arrivare al 6,20%.

[ad]Scendendo nel dettaglio dei risultati delle liste, si nota come sia il centrodestra che il centrosinistra siano in calo rispetto al 2006: quello che però stupisce maggiormente è che il calo sia pressoché identico per le due coalizioni. Il biennio 2005-2006 è stato probabilmente l’apice massimo toccato dal centrosinistra in tempi recenti in termini di popolarità e consenso, ed è stato seguito da anni decisamente bui culminati nell’appuntamento elettorale del 2009. A Torino vediamo invece come le due principali coalizioni mostrino un andamento del tutto analogo, restando sui medesimi rapporti di forza del 2006. Approfondendo ulteriormente il dato si nota poi come entrambe le coalizioni siano state in qualche modo rimaneggiate rispetto alle precedenti consultazioni: il centrodestra apre alla destra estrema di Storace e perde l’UdC; il centrosinistra invece viene limato in termini di composizione su entrambi gli estremi, sia verso il centro – uscita dell’UDEUR – sia verso sinistra – uscita di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Radicali.

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1 comments
Marco
Marco

Bell'articolo. Bravo!