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pubblicato: giovedì, 28 marzo, 2013

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Cinema e Fantapolitica, “Benvenuto Presidente!” di Riccardo Milani

benvenuto presidente locandina

Fantapolitica. Non è certo un caso che le ultime produzioni cinematografiche italiane presentino scenari politici “alternativi” e figure istituzionali “fuori dagli schemi”. Talmente fuori dagli schemi che chiunque, ma proprio chiunque, può assurgere alle più alte e ambite cariche di governo tra cui il Presidente della Repubblica.

[ad]Il regista Roberto Andò lo ha fatto con la pellicola Viva la libertà, uscita prima delle elezioni in poche sale cinematografiche. Nel film Toni Servillo interpreta il triste segretario del principale partito di opposizione, Salvatore Oliveri, che, senza informare nessuno, decide di sparire improvvisamente dalla scena politica. A rimpiazzarlo, con la sua lucida follia, sarà il fratello gemello, Giovanni Ernani – sempre Servillo , filosofo reduce da anni di degenza in un centro di igiene mentale. Seppure adottata per pura necessità, l’idea dello scambio di persona non si rivelerà poi tanto folle.

Un nuovo film, uscito nelle sale il 21 marzo, racconta con grande ironia l’epopea dell’uomo comune che giunge a ricoprire un’alta carica di governo. Si tratta di Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani. Claudio Bisio interpreta Peppino, un personaggio limpido e genuino, che vive in un piccolo paese di montagna, dove per certi versi il tempo sembra essersi fermato. Bibliotecario precario di professione e appassionato di pesca per hobby. In una vita fin troppo semplice e ordinaria, qualcosa di eccezionale Peppino ce l’ha. Mentre per gli amici è semplicemente Peppino, all’anagrafe è Giuseppe Garibaldi.

A causa del suo nome si trova coinvolto, suo malgrado, in una faccenda più grande di lui. In Parlamento c’è disaccordo sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e per provocazione le parti politiche votano proprio il simbolo dell’Italia unita, Garibaldi. Così Peppino viene improvvisamente risucchiato lontano dalla quiete cui è abituato per essere catapultato direttamente al Quirinale. Sulla carta possiede, infatti, tutti i requisiti per ricoprire il ruolo in questione, salvo non averlo mai neanche lontanamente immaginato.

Al vice segretario generale Janis Clementi – interpretato da Kasia Smutniak  – spetta il compito di accompagnarlo verso dimissioni certe, attese con ansia dagli stessi uomini che lo hanno inconsapevolmente eletto e che rappresentano grossolanamente la politica marcia e corrotta. Per Peppino si susseguirà una serie di rocambolesche avventure, che egli affronterà rimanendo sempre fedele a sé stesso e al principio, insegnatogli dal padre, secondo il quale nella vita prima o poi tutto torna indietro.

Commedia leggera, con un nutrito cast di attori noti e capaci. Oltre che a far sorridere, riesce a far riflettere lo spettatore su temi diversi, senza mai appesantire. Tra questi, il rispetto delle regole, che nel film viene estremizzato attraverso la figura di Janis, ostinatamente legata all’applicazione di un rigido protocollo, cui fa da divertente contraltare uno spirito ribelle e trasgressivo. Le stesse regole che nella vita reale è difficile osservare. Non solo da parte di chi detiene il potere, ma anche da parte di chi lo delega.

Il cinema italiano si diverte ad immaginare un linguaggio politico diverso, nuovo, lontano dalla retorica cui siamo abituati e che genera disaffezione verso la politica. Un linguaggio ancora capace di coinvolgere, animare, dare speranza alla gente. Si diverte a far sedere nei posti di comando un genio folle e un pescatore di trote. Chiunque possa incarnare la novità, seppure figure improbabili e assurde. Anzi, proprio perché tali.

È un cinema che riesce a far sorridere, in un modo o nell’altro. Passando dal genere drammatico alla commedia. Dividendo la scrivania in due simboliche parti: al di sopra bandiere, cartelle e documenti, l’atteggiamento composto di chi siede al tavolo in veste istituzionale. Al di sotto Servillo agita ritmicamente i piedi, mentre Bisio nella locandina di Benvenuto Presidente! mostra le gambe nude in ciabatte tricolore. In entrambi i casi i protagonisti hanno qualcosa che li accomuna: non vogliono il potere e questo li rende liberi.


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