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pubblicato: martedì, 23 aprile, 2013

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La finzione della Rete e l’assedio al Palazzo

Rete e Palazzo. Il sabato della rielezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà ricordato anche come il giorno in cui il segretario del Partito Democratico intimò ai propri parlamentari di spegnere tablet e smartphone per non venire influenzati dalle conversazioni che, due giorni prima, in Rete avevano amplificato il dissenso verso la candidatura di Franco Marini.

[ad]In poco meno di sei mesi, dalle Primarie al 20 aprile, il digitale è entrato di prepotenza nel dibattito pubblico fino al punto da farlo ritenere una forza di pressione tale da modificare una scelta tutta politica come l’elezione del Presidente della Repubblica. Alcuni successivamente hanno poi sottolineato la schizofrenia di questo atteggiamento: Twitter in Italia è usato da circa 5 milioni di persone e certo coloro che lo hanno utilizzato per esprimere la propria opinione su questa vicenda politica sono una sparuta minoranza.

Tra il non contare nulla e il non essere rappresentativo di nessuno e il doversi proteggere dall’avanzare del “Popolo della Rete” che in armi assedia il Palazzo ci deve però essere una più sana via di mezzo.

È vero infatti che ad aver espresso la propria opinione in questi giorni sui socal media sono una ristretta minoranza degli italiani, ma sempre di più di coloro che in altri tempi scrivevano sui giornali o invadevano le piazze: l’opinione pubblica è formata da pensieri che per definizione sono espressi da una ristretta cerchia di persone attive e informate le quali, grazie alla velocità e all’efficacia dei mezzi di comunicazione, fanno circolare le proprie idee per influenzarla: ecco, i social media hanno rappresentato un salto significativo proprio in quanto a efficacia e rapidità con cui tali opinioni sono state espresse e direttamentente hanno fatto fatto pressione sui parlamentari in aula, chiaro effetto della disintermediazione nel rapporto fra politica ed elettorato che la Rete ha creato.

A questo punto occorre ricordare, e sottolineare, che il “Popolo della Rete” non esiste tanto quanto non esiste neppure la “Rete” che, proprio in quanto tale, è una piattaforma e un veicolo di pubblicazione e circolazione delle informazioni e delle opinioni. Pensarla come realtà omogenea è una finzione che rivela la mancata comprensione dei suoi meccanismi e ancor più la mancata creazione di forme con cui ascoltare le persone che la popolano all’interno di un processo di partecipazione e rappresentanza democratiche.

Il sabato della rielezione del Presidente della Repubblica dovrà essere ricordato come il giorno in cui un serio dibattito avrà iniziato ad attraversare tutte le forze politiche ed in particolare il Partito Democratico: come guardare ad Internet non solo come un mezzo di comunicazione di massa, ma come un mezzo di partecipazione di massa affinché i parlamentari non avvertano di essere sotto assedio ad ogni votazione, ma abbiano saputo nel tempo costruire una relazione con i propri elettori, anche grazie alla Rete, per dare ancor più compiutamente forza al proprio ruolo e forza alla democrazia rappresentativa.

L’immagine di copertina è tratta da ilpost.it

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