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pubblicato: mercoledì, 29 giugno, 2011

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Un referendum elettorale “zoppo”?

referendum

Dopo la vittoria dei referendum del 12 e 13 giugno scorsi, già è partita una nuova sfida di parte della società civile che mira a porre rimedio ai danni prodotti dalla legge elettorale di Calderoli, da lui stesso denominata “porcata”.
[ad]Il comitato promotore per il referendum sulla legge elettorale, che ha adattato lo slogan “Io Firmo. Riprendiamoci il voto”, è guidato da Stefano Passigli, ex parlamentare dei Ds, professore universitario e politologo. Già protagonista di campagne referendarie (nel 2009 si inventò un Comitato per l’astensione), non crede al fatto di poter modificare la legge nell’attuale Parlamento e quindi ritiene che l’unico modo per eliminarne i difetti sia intervenire su quattro punti fondamentali, ricorrendo alla consultazione popolare. Dichiara:

L’intento è quello di non sacrificare più la rappresentatività, nell’espressione del voto. E di riavvicinare i cittadini e la loro partecipazione alla cosa comune. Questa legge elettorale raggiunge l’obiettivo contrario. Impedisce una selezione dei candidati, bloccando le liste”.

L’attenzione degli organizzatori dell’iniziativa si concentra su quattro punti relativi al sistema elettorale configurato dal Porcellum. In particolare:

1) Gli elettori scelgono  fra liste bloccate, ossia preconfezionate dai partiti, senza possibilità di indicare una preferenza e limitandosi dunque ad “approvare” scelte già prese

==> conseguentemente: carenza di un legame diretto tra rappresentato e rappresentante.

2) Il premio di maggioranza assegna minimo 340 seggi alla Camera dei Deputati alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Al Senato, invece, il premio di maggioranza è assegnato ad ogni coalizione vincente localmente, con i seggi attribuiti su base regionale

==> conseguentemente: la ricerca del premio comporta la costruzione di alleanze spesso instabili.

3) C’è l’obbligo per ciascuna forza politica di indicare il proprio leader per la Presidenza del Consiglio

==> conseguentemente: surrettizia trasformazione della forma di governo da parlamentare a semi-presidenziale.

4) La soglia di sbarramento non è unica: si tratta del 10% per le coalizioni, a patto che abbiano almeno un partito sopra il 2%, e del 4% per i singoli partiti, inclusi eventualmente anche quelli facenti parte di una coalizione che non ha superato il 10%

==> conseguentemente: vantaggio delle liste collegate in coalizione e conseguenze pratiche simili a quelle del punto 2.

referendum

(per continuare la lettura cliccare su “2”)

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5 Commenti

  1. Andrea S. ha scritto:

    Forse è stupido oppure utopico crederlo, ma non sarebbero questi referendum tali da rendere imposibili le leggi elettorali, forzando così il governo in carica a dover sopperire producendo una nuova legge lettorale?
    Cioè, sarebbe impossibile rileggere un governo, dato che si potrebbe eleggere solo dopo aver dato i seggi, ma i seggi non si possono assegnare senza lista “preconfezionata”, e quindi sarebbero “obbligati” a farne una nuova?

    Poi io ho dubbi sul fatto che un governo deciso alla preferenza dell’elettore del Presidente del Consiglio sia migliore da governi “partitocratici” … Perché non ci allontaneremo molto dal concetto che solo i più “vendibili” (dal punto di vista pubblicitario) siano candidati adatti. Non mi pare che sia stata fino ad ora una scelta saggissima.

  2. fassoni.net ha scritto:

    @ andrea S.

    il problema più grave è la non ammissibilità…..

  3. Francesca ha scritto:

    Provo a dare una risposta ad Andrea e, quindi, a far luce su alcuni punti.

    Anzitutto, i quesiti referendari proposti non rendono “impossibile la legge elettorale” ed anzi, supponendo che i referendum “vincessero” il quorum, il sistema elettorale che ne conseguirebbe è un proporzionale con soglia di sbarramento. Un proporzionale in cui, seppur eliminate le liste bloccate, si continua a prevedere una lista “composta da un elenco di candidati”, a cui viene solo tolto “un determinato ordine di presentazione”: nel modello di scheda previsto non c’è alcuna riga o spazio per esprimere validamente una preferenza che, quindi, ove espressa, andrebbe sicuramente annullata. Inoltre, il problema si ripropone sulla proclamazione degli eletti che non avverrebbe più secondo l’ordine di presentazione (da abrogare, nell’intento dei promotori), ma non si capisce come potrebbe avvenire. Ad ogni modo, è assolutamente escluso un qualsivoglia “obbligo” di normazione e, al limite, i quesiti possono costituire sprone affinché si cambi la legge attuale.

    Per quanto concerne la seconda delle questioni poste, purtroppo non l’ho ben capita. A mio modesto parere, posso dire che sicuramente non mi auguro un nuovo governo di partiti: vorrei che fosse il cittadino a scegliere candidati, compagine di governo e, possibilmente, il programma!

    A presto

    Francesca

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