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pubblicato: venerdì, 8 luglio, 2011

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Il “Passiglium” alla prova

Delle questioni puramente giuridiche sollevate dal referendum sulla legge elettorale proposto recentemente da Passigli (ed altri) ha già ben scritto Francesca Petrini su questo sito. Il rischio che i quesiti possano produrre una legge elettorale “zoppa”, e che per questo motivo vengano invalidati dalla Corte, esiste ed è concreto. Ciò nonostante, come ogni iniziativa referendaria, la proposta Passigli ha comunque già avuto effetti politici importanti, se è vero che nel Pd si è già sviluppato un animato dibattito interno, che ha visto alcuni esponenti storici elaborare una loro contro-proposta referendaria per tornare invece alla legge Mattarella (cd “Mattarellum”). E questo perché quella parte del mondo politico di fede “maggioritarista” teme un ritorno al proporzionalismo se il referendum Passigli dovesse avere successo.

[ad]Per comprendere se questi timori sono fondati, non c’è niente di meglio di una “prova su strada” dei quesiti referendari (così come facemmo due anni fa in occasione del referendum Segni-Guzzetta): vediamo cioè quale Parlamento avrebbe prodotto una legge elettorale come quella proposta da Passigli in base ai risultati delle elezioni politiche dal 1994 ad oggi.

Premessa necessaria: come tutti sanno, l’esito elettorale è fortemente condizionato dal formato con cui si presentano le varie forze politiche, il quale a sua volta dipende dalla legge elettorale in vigore: una legge maggioritaria con compensazione proporzionale (come il Mattarellum) spingeva le forze politiche a presentarsi in forme differenti da quanto accade oggi con una legge proporzionale con premio di maggioranza (il Porcellum). Possiamo solo immaginare come avrebbero scelto di presentarsi i partiti se il “Passiglium” fosse stato in vigore sin dal ’94, ma non possiamo da ciò far discendere dei risultati elettorali diversi da quelli effettivi: pur sapendo di difettare di realismo, quindi, i calcoli sono stati effettuati sulla base dei dati ufficiali.

Ricordiamo brevemente come funziona il “Passiglium”: alla Camera accedono al riparto dei seggi tutte le liste che superano il 4% su base nazionale; la circoscrizione è unica e il metodo è quello proporzionale dei resti più alti. Al Senato invece le circoscrizioni sono regionali, e in ciascuna regione i candidati si presentano in collegi uninominali, anche se i seggi (tanto più numerosi quanto più popolosa è la regione) vengono assegnati proporzionalmente con il metodo D’Hondt, che tende a sovrastimare i partiti maggiori penalizzando quelli medio-piccoli, similmente a come avviene oggi per l’elezione dei consigli provinciali – anche se lì esiste anche un premio di maggioranza.

1994

La Camera dei Deputati avrebbe visto una maggioranza di centrodestra (An-Fi-Lega) di 318 seggi su 630, a fronte di un risultato complessivo delle liste di poco superiore al 42%. Lo sbarramento del 4% avrebbe dunque consentito lo stesso il formarsi di una maggioranza. Solo quattro partiti di opposizione avrebbero ottenuto seggi (Rifondazione-Pds-Patto Segni-PPI).

Passiglium

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