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pubblicato: martedì, 28 maggio, 2013

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M5S, sicuri che sia un flop?

movimento 5 stelle m5s

E tracollo fu. Ma anche flop, débacle, crollo e altri sinonimi possibili. Non ci si è risparmiati per dare un nome al risultato ottenuto dal MoVimento 5 Stelle in questo turno di elezioni amministrative: la flessione riscontrata nel consenso della formazione legata a Beppe Grillo ha rappresentato probabilmente uno dei dati più commentati ieri. Vale forse la pena, allora, fermarsi un attimo a riflettere e chiedersi: è stato davvero così?

[ad]Certo, a guardare soltanto i numeri, avulsi da ogni contesto, sembrerebbe facile dire di sì: il 12,43% ottenuto a Roma dal candidato sindaco Marcello De Vito (e il vicino 12,82% del MoVimento) è meno della metà del 27,27% raccolto a febbraio alle elezioni politiche sul territorio comunale e, in fondo, è distante anche dal 20,09% del «cittadino» candidato alla guida della Pisana, Davide Barillari (ma per il simbolo alle regionali aveva votato il 16,84%). Il calo, inutile negarlo, c’è. Parlare di flop, tuttavia, non sembra corretto se prima non ci si è chiesti se ad essere “anomalo” è il risultato odierno, oppure quello delle elezioni politiche di febbraio.

A guardare attentamente il contesto, sembra che l’ultima soluzione sia quella più fondata. Molti analisti (vale per chi ha effettuato ricerche di mercato come Nando Pagnoncelli o per esperti di dinamiche socio-partitiche come Piergiorgio Corbetta) hanno riconosciuto che buona parte dei voti ottenuti dalle liste di Beppe Grillo sono stati decisi negli ultimi giorni, probabilmente sulla scorta di ragionamenti che intendevano premiare una formazione che nell’ambito delle elezioni politiche era “nuova” ma aveva già fatto parlare di sé a livello locale; non è da escludere che l’atteggiamento tenuto dai partiti maggiori in campagna elettorale, nonché alcuni altri episodi che possono aver fatto apparire il M5S come soggetto “sotto attacco” (si pensi anche solo al simbolo “clone” presentato al Viminale a gennaio) e le immagini – circolate essenzialmente sul web – delle piazze piene dello «Tsunami tour» di Grillo abbiano convinto più di qualcuno ad andare (o a tornare) a votare per i 5 Stelle, magari abbandonando forze più tradizionali che però in quel momento non sembravano abbastanza convincenti.

grillo norma anti movimento zanda finocchiaro

Se è così, non c’è da stupirsi che quella parte di voti (che Corbetta ha individuato circa in un 10%) sia più “volatile” e possa aver cambiato obiettivo in fretta oppure – visto il tasso di astensionismo – abbia ripreso a disertare le urne: poco conta che lo abbiano deciso per le polemiche legate alla diaria, per non avere condiviso la scelta di non partecipare al governo del paese (se non da protagonisti) o per altre ragioni, di fatto quei consensi sarebbero stati i primi a prendere altre vie. A quanto pare, è ciò che è accaduto. Il 16-17% che si ottiene sottraendo quel 10% di consensi di cui si diceva prima è decisamente più vicino al risultato ottenuto in molti comuni in questi giorni: la differenza percentuale che ancora residua può essere la misura del calo effettivo di consensi, non la si può negare, ma il fenomeno a questo punto ha ben altre dimensioni.

Che il “nucleo duro” di consenso del M5s sia aumentato nel tempo, in ogni caso, è indubitabile. Per dire, alle elezioni regionali del 2010 il MoVimento 5 Stelle (alla prima apparizione “ufficiale” con il simbolo in uso tuttora) aveva ottenuto il 6%, che saliva al 7% per il suo candidato alla presidenza della Regione, Giovanni Favia: già allora si parlò di una sorta di “miracolo”, una presenza decisamente superiore alle aspettative, ma da allora i numeri ottenuti dagli attivisti a 5 Stelle sono aumentati dappertutto. A parziale smentita di quanto detto prima, si potrebbe citare il caso di Parma 2012, in cui – prima di imporsi sul candidato del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli al secondo turno – Federico Pizzarotti arrivò al ballottaggio sfiorando il 20%, molto di più di quanto ottenuto ora in tante consultazioni locali dal MoVimento: non si può dimenticare tuttavia che in quell’occasione il centrodestra era reduce da uno scandalo che aveva portato alla fine prematura della consiliatura (e infatti il Pdl era uscito dalle elezioni con le ossa rotte, senza toccare nemmeno il 5%) e verosimilmente era stato facile per il M5S porsi, in una chiave legalitaria, come forza realmente alternativa al passato e dunque in grado di attirare voti.

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5 comments
Marblu
Marblu

E' ovvio questo calo, il M5S paga lo scotto dell'inesperienza politica e la mancanza di organizzazione sul territorio. Tra qualche anno le cose saranno diverse, quando ai parlamentari si affiancheranno gli eletti regionali, provinciali, comunali.

Riccardo
Riccardo

Il fatto che alle politiche abbiano avuto un exploit non è un fatto anomalo che poi necessariamente doveva ridursi. Anche nel '94 Berlusconi fece un exploit e poi per ridursi si è dovuto aspettare il 2011 (e chissà se è finito?). No il Movimento ha fatto non solo flop, ha avuto una frana di metà dei propri voti che è rimasta a casa perchè delusa da loro, dopo essere stati delusi dai partiti tradizionali. E chi dice che quel 10-13% che hanno raccolto ora sia "consolidato"? Potrebbe essere che anche quel 10-13% si renda conto di essere sostanzialmente inutile se continueranno a non scegliere da che parte stare sui temi veri e sul governo. E allora quel 13% potrebbe diventare 5% e poi 2% e poi 0. Oppure potrebbero risorgere se dimostrano di essere in grado di combinare qualcosa oltre all'urlare sulle piazze fisiche e digitali. Insomma io il voto lo vedo come un segnale fortissimo, poi se vogliono continuare come e più di prima si accomodino, secondo me favoriscono solo i vecchi partiti nel riassestarsi.

AndreaP
AndreaP

Il flop penso sia generalizzato visti i numeri dell'astensione; chiunque vincerà nei vari comuni al ballottaggio sarà legittimato da un minore numero di votanti rispetto ad altre competizioni elettorali. Un pessimo segnale per la salute della nostra democrazia. Concordo con il fatto che parte del voto al M5S sia volatile nelle percentuali e deciso all'ultimo momento prima delle politiche. È da sottolineare a mio parere che , mentre per le elezioni politiche di febbraio, Grillo ha ottenuto il consenso con il tema dell'antipolitica, argomento che a livello mediatico sul piano nazionale ha fruttato molto, nel locale e tre mesi dopo quelle elezioni questa spinta è venuta a mancare in parte. Un po' perché i grillini hanno iniziato a farsi conoscere nel bene e nel male, a Roma, e molti votanti hanno iniziato a fare le loro considerazioni e poi perché a livello locale conta di più la persona che il partito, che spesso è mimetizzato nel meccanismo delle liste civiche. Quindi simboli meno identificabili e contestabili da Grillo.

Fabio_Marzella
Fabio_Marzella

Bella considerazione, che condivido quando dice che il dato anomalo è stato quello delle politiche. Va fatto notare però che il movimento non ha ottenuto risultati soddisfacenti in un comune simbolo del 5 stelle, Treviso, dove nell'ormai lontano 2008 aveva inserito il primo consigliere comunale di tutta la nazione. Allo stesso modo a Vicenza, nel Veneto che ha visto il M5S raggiungere livelli ben oltre il 30% alle politiche, alle comunali ha ottenuto il 7%, era il 25% alle politiche. Per cui la debacle del M5S è reale a mio avviso anche per il carico di aspettative che il voto aveva portato. Che il movimento abbia inserito 3/400 consiglieri comunali "nuovi" non c'è dubbio, ma che il risultato generale non sia di sconfitta non lo azzarderei, anche perché son bastati 3 mesi per far cambiare idea a una massa così elevata di elettori.

umberto
umberto

semplicemente è la risposta a tutte cazzate,del m5s,a volte il buon senso ritorna,c'è solo d'arrampicarsi su i specchi.a cercare iustificazioni.