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pubblicato: lunedì, 10 giugno, 2013

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Gentilini sconfitto, storica vittoria del Pd a Treviso

gentilini

Finisce un’era a Treviso, lunga quasi vent’anni.  L’epopea leghista nel capoluogo veneto iniziò, infatti, nel lontano 1994, anno in cui Giancarlo Gentilini divenne, per la prima volta, sindaco.

[ad]E in 19 anni lo “sceriffo”, così soprannominato dai suoi fan, è stato il solo e unico dominus del centrodestra trevigiano (due mandati da sindaco e uno da prosindaco) replicando, in versione bonsai, le sorti del centrodestra nazionale, anch’esso dominato per due decenni dallo stesso leader.

La portata della fine dell’epoca “gentiliniana” non è da sottovalutare: la Lega Nord, in queste terre, ha sempre spadroneggiato, mettendo in secondo piano il Pdl e andando a pescare molti consensi tra l’elettorato ex democristiano ed ex missino.  La perdita del proprio “feudo”, Treviso,  non potrà dunque passare inosservata, procurando sicuramente più di un grattacapo al Carroccio veneto targato Zaia-Tosi.

Celeberrime, in questi anni, le uscite anti immigrazione dello sceriffo: una volta si vantò di aver tolto le panchine dal centro città  per evitare “i numerosi bivacchi degli extracomunitari”, un’altra volta se ne uscì con un “bisogna inseguire i leprotti neri e, se è il caso, fare pim-pim col fucile”, per chiudere asserendo che, secondo lui, gli immigrati vanno schedati poiché “portano ogni tipo di malattia: tubercolosi, AIDS, scabbia, epatite.” Un linguaggio da far-west.

Paradossalmente, però, Gentilini è stato tanto fumo e poco arrosto, faccia da cattivo ma nient’altro, se è vero che, in base ad un sondaggio di qualche anno fa , Treviso è risultata essere una delle città in cui gli immigrati sono meglio integrati.

Anche durante la campagna elettorale per il ballottaggio gli attacchi e le frasi fuoriluogo dell’ex sindaco non sono mancate, ma anzi hanno trovato nuova linfa:  ad esempio quando, subito dopo l’esito del primo turno, che lo vedeva in svantaggio, ha chiamato a raccolta i suoi fedelissimi al grido “fermiamo i rossi, le armate comuniste non prenderanno anche Treviso, ultimo baluardo della libertà”. Un frasario anni’50 del tutto infondato, dato che Giovanni Manildo, il competitor di Gentilini, è uno che meno comunista non si può: avvocato cattolico, un passato nella Democrazia cristiana, ora amministratore del Partito democratico vicino a Matteo Renzi. E i cittadini trevigiani l’hanno capito, decidendo di dare un taglio netto con il passato e provare a proiettare la città in una dimensione più europea, affrancandosi da un primo cittadino ormai inadeguato sotto tutti i punti di vista, a cominciare da quello anagrafico (84 anni).

La vittoria di Manildo, politicamente molto significativa, è stata netta anche nei numeri: il candidato del Pd ha infatti ottenuto 21.403 voti, cioè il 55,5% (al primo turno i voti erano stati 17.460, corrispondenti al 42,5%), mentre Gentilini  si è fermato a 17.159 voti, vale a dire il 44,5% (al primo turno erano stati 14.283 voti, cioè il 34,8%).

 


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1 comments
caterina
caterina

Gentilini e il suo cerchio non so se magico ha sfidato il destino che, nel suo caso, insieme con l'età anagrafica è anche quella dei suoi modi passati e fatti di vecchi slogan che ne hanno fatto un personaggio, ai tempi, ma oggi sono logori... il nuovo per Treviso non era il PD che è vecchio e sbrindellato un po' dappertutto, ma Alessia, una donna finalmente!!! giovane, grintosa, preparata professionalmente e con idee in testa innovative che infondevano entusiasmo... ma purtroppo è una lotta impari contro i colossi delle strutture dei vecchi partiti.... non importa, da tener buona per il futuro! Ma volevo anche fare un'osservazione sulle panchine di Gentilini... lo sai che dopo di lui ho osservato che in tutti i luoghi pubblici, sale di attesa nelle stazioni, di treni e pulmann, nei luoghi di sosta come parchi e piazze, quelle panchine con divisori le noto dappertutto, il che a me personalmente che transito e sosto fa piacere per un senso di tutela, anche se poi mi sono trovata in giro per l'Italia ad attraversare le sale, per raggiungere di mattina presto il treno, trasformate in dormitori di extracomunitari e ambulanti, tutti diventati homless come oggi si dicono i barboni, un tempo solo nostrani e in un certo modo assistiti da organizzazioni pubbliche o caritatevoli... sarà questa l'Italia del futuro? non è certo una ministra Kyenge che risolverà la questione... Sarà questa la Treviso del futuro?... non penso che i Trevisani lo vogliano...