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pubblicato: venerdì, 14 giugno, 2013

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Sfida Renzi-Bersani: I grandi elettori iniziano a schierarsi

renzi bersani

Che fra Renzi e Bersani non scorra buon sangue non è di certo un mistero, ma se, fra i due leader democrat, si profilasse anche la figura di Briatore cosa potrebbe accadere?

[ad]Forse l’imprenditore piemontese non conosce il detto popolare “Fra moglie e marito non mettere il dito” o, forse, lo conosce fin troppo bene. La colazione fiorentina fra Renzi e mister Billionaire ha, infatti, ossigenato lo scontro fra l’ex leader del PD ed il sindaco fiorentino minando ulteriormente la strada che porta al congresso di ottobre. Bersani ha già espressamente indicato le linee guida per le primarie in un’ottica anti personalistica ed interna: le sue primarie ideali consentono solo ai tesserati PD di andare al voto e, in ogni caso, il vincitore non risulterebbe automaticamente il candidato premier. Punti criticati e contestati dall’area renziana.

Il documento dell’ex segretario ha, come obiettivo principale, disegnare un partito che si discosti totalmente dal PDL che vede in Berlusconi più una filosofia politica che una persona. Secondo obiettivo, meno conclamato ma evidente, è quello di tagliare le gambe a Renzi che, con il supporto dei non tesserati, potrebbe puntare ad una vittoria al primo turno; non ha caso il documento di Bersani è stato chiamato anche “anti-Renzi”.

Il sindaco fiorentino, dal canto suo, incassa l’appoggio del nemico-amico Walter Veltroni: l’ex sindaco di Roma ed ex segretario del PD ha dato il via al disgelo, risalente alla rottamazione, con parole chiare: “Renzi si candidi e il segretario democratico resti anche il candidato premier, è bene non cambiare lo Statuto”. Il fondatore del PD trova anche il tempo per consigliare Renzi: “Le primarie siano aperte e Matteo sia più profondo, non bastano le battute”. Un altro esponente di peso favorevole alla candidatura del sindaco è Franceschini che, in un vertice mattutino con Fassino, Giacomelli, Sereni e Rosato, esprime scetticismo verso il documento di Bersani e confida che le regole vengano stabilite alla presenza di Renzi.

Il primo scontro è però rinviato a lunedì, quando si inizieranno i lavori della commissione per il congresso, ed il punto di scontro sarà il presidente della commissione. Il segretario Epifani e Bersani puntano forte sull’attuale capo dell’organizzazione del partito, Zoggia, il quale verrebbe respinto dai “giovani turchi” poiché ricopre già un ruolo.

Nonostante questi numerosi punti interrogativi, all’interno del PD, permane comunque un punto esclamativo: l’appoggio al governo Letta. L’importante è che i democrat non perdano di vista le problematiche del Paese per dedicarsi esclusivamente alle guerre intestine.

 

Lorenzo Stella


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3 comments
Antonio
Antonio

Ecco. Sono state spese tante chiacchiere sul fatto che il Pd, in realtà non fosse mai nato, sul fatto che non fosse mai stato un partito riformista e progressista di massa, pragmatico e in grado di andare oltre le convenzioni della vecchia sinistra, per una nuova concezione di questa, tutto questo racchiuso nella denominazione "Partito Democratico". Chissà quante volte abbiamo sentito queste parole. Ci siamo anche stancati di sentirle. E' apparso evidente fin dalle Quirinarie che tutto questo non era affatto possibile. E per questo che Bersani ha dato le dimissioni. Ora, però, il PD si sta rendendo conto che ha delle potenzialità che se sfruttate possano far riprendere il partito. Inoltre, le amministrative dimostrano che è l'UNICO partito ancora ben radicato a livello territoriale. La priorità resta sempre quella di liberarsi dalla stretta mortale di Berlusconi. E ci sono due possibilità: Renzi e la soluzione che propone Bersani. Il primo pare che sia la soluzione più abbordabile poiché vista di buon occhio da guru del calibro di Veltroni, D'Alema e (forse) Franceschini. Il verdetto sembra ormai stabilito. Con Renzi segretario, infatti, il Pd potrà trovarsi simpatizzanti anche nell'elettorato di destra (berlusconi). Renzi sarebbe dunque il "cavallo di troia", insomma, un populista in cui i vertici del partito credano possa far attirare molti preferenze e di conseguenza liberarsi da Berlusconi. D'altra parte, c'è Bersani, che è ormai consapevole che Renzi diverrà segretario del Pd, tuttavia può tenerlo in scacco per via del fatto che ci sono all'interno del Pd e tra gli stessi elettori una bella fetta di bersaniani, che in seguito all'avvicinamento con il gruppo misto del M5s possano consolidarsi. Tutto questo porterà alla fine del Pd? E Briatore in tutto questo cosa c'entra? Servirà mai a gettare benzina sul fuoco al contrasto ormai lapalissiano che intercorre tra l'ex segretario e il sindaco di Firenze? Forse sì, forse no. La realtà è che però in tutto questo c'è un Berlusconi tranquillissimo. Quest'ultimo forte di un governo che lo sta rafforzando sempre più, sopratutto nel momento in cui si arriverà a sciogliere la spinosa questione sull'IMU e su cui, al contrario di quanto si pensi, non permetterà mai di staccare la spina...

Luigi
Luigi

Questi dirigenti che, sconfitti, non si tirano mai indietro, e dopo decenni sono ancora li' a pontificare dopo sconfitte vergognose di cui sono i soli responsabili. Eh si, onore ed onere, vuol dire essere i candidati premier di un partito serio. Basta con chi si coltiva il proprio piccolo gregge, abbiamo bisogno di interventi che riguardano gli italiani tutti, perché i problemi sul piatto sono problemi che riguardano l'80% dei cittadini. Altrimenti tenetevi le larghe intese e le loro vuote promesse.

giuseppe
giuseppe

E' evidente che il congresso di un partito non può essere un'assemblea di simpatizzanti ma è pur vero che se gli iscritti sono solo quelli che immaginano e vogliono un partito chiuso al nuovo, di stampo veterosocialdemocratico accade che poi alle elezioni bisogna cercare qualcuno che non sia in quel modo caratterizzato come è avvenuto con Prodi. Allora o si decide che il Segretario rappresenta gli iscritti e perciò non può conquistare i voti degli elettori che non lo sono se non in minima parte ottenendo la non vittoria come Bersani con Vendola oppure si decide che il candidato premier è diverso dal Segretario perchè più in grado di conquistare consensi in aree non schierate organizzativamente con il PD. Certo, l'ideale sarebbe che le due figure si identificassero in una sola persona. Credo che al momento solo Renzi possa rappresentare e far valer questa identificazione. Ecco allora spiegata la cautela che lo stesso Renzi manifesta a candidarsi Segretario perchè non è certo , dopo la indecente vicenda del secondo turno delle primarie, che possa essere eletto da una base del partito che fa ancora fatica ad immaginarlo e farlo essere un moderno partito riformista. Sarebbe utile conoscere anche il parere dei c.d. giovani turchi che farebbero bene ad abbandonare alcune posizioni che non sono per niente " giovani " e dire come intendono conciliare queste posizioni con l'esigenza di affiancare ad una politica austera la difesa dei più deboli che non può essere lasciata solo al Papa. Renzi farebbe bene a non opacizzare la sua immagine con frequantazioni alla Briatore che a noi che lo appoggiamo creano non poco imbarazzo. giuseppe fontana