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pubblicato: martedì, 16 luglio, 2013

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Matteo Renzi “I leader in politica servono”

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Renzi alla Festa democratica di Carpi: “I leader in politica servono”

Questa volta è l’asse Berlino-Carpi a destabilizzare il governo e il Partito Democratico. Dopo l’incontro con la cancelliera Angela Merkel, Matteo Renzi è stato ospite della Festa democratica di Carpi. Dal palco della tradizionale rassegna estiva, il sindaco di Firenze ha lanciato un chiaro messaggio al presidente del Consiglio Enrico Letta: “Questa maggioranza non può durare ancora molto”. Nonostante la smentita del suo portavoce Marco Agnoletti (“La frase non è mai stata pronunciata da Matteo Renzi”), le parole hanno irritato – e non poco –nuovamente la dirigenza del partito, su tutti il segretario Epifani, che sulla trasferta tedesca ha detto: “Non sapevo nulla della visita di Renzi a Berlino”.

[ad]La festa di Carpi è stata l’occasione per inaugurare “l’operazione congresso” della base renziana, anche perché i sostenitori e gli iscritti del Pd più che l’annuncio della candidatura del rottamatore, attendono la data della convenction democratica. Il nuovo manifesto del Renzi-pensiero si basa su un principio fondamentale, spesso dimenticato dai leader storici del centrosinistra: “Il Pd è l’unico partito che prescinde dal leader. Credo nel Pd come luogo che si fa comunità: sul leader c’è stata una discussione nel partito, Bersani dava alla questione l’espressione brutta di ‘uomo solo al comando’, io credo che il Pd debba essere una bella squadra, con un leader che ci porti, per una volta a vincere”. Di fatto, è cominciata la sua rincorsa all’establishment del partito. Ma i primi segni del rinnovamento renziano sono tangibili: il segretario del Pd dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha annunciato il proprio sostegno alla causa renziana, un’importante notizia in vista del (potenziale) congresso. Ad oggi, Matteo Renzi – stando ai risultati delle scorse primarie – potrebbe conquistare inoltre i delegati toscani, quelli umbri e le Marche, un risultato straordinario, perché gli permetterebbe di attrarre l’elettorato di sinistra, che fino a qualche mese fa gli era avverso.

E a poche settimane dalla decisione sull’indizione o meno del congresso, il sindaco fiorentino non sembra voler cessare le sue provocazioni. In più, l’incontro con la Merkel – i cui contenuti rimangono tuttora all’oscuro – è soltanto il primo di una lunga serie. Infatti Renzi proseguirà per Parigi e Londra. Poi il rottamatore chiuderà il suo tour a Washington, dove probabilmente s’intratterrà con l’idolo Barack Obama. Forse proprio dopo quella storica giornata, Renzi annuncerà ufficialmente la sua discesa in campo, con il tacito endorsement del presidente degli Stati Uniti.

Tuttavia, il pericolo della candidatura di Renzi sussiste. Il rischio del giovane rottamatore è quello di giocarsi non solo la leadership del partito, ma anche la ricandidatura a Palazzo Vecchio. Il tempo non è dalla sua parte – entro novembre dovrà decidere se presentarsi o no alle Amministrative fiorentine – e neanche i dirigenti democrat più influenti. Secondo questi ultimi, Brunetta e Schifani non sono i veri nemici del Pd: la minaccia alla loro sopravvivenza politica viene dall’interno.

 

Fabrizio Neironi


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